Il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni.(CIT) Eleanoor Roosvelt...

...E i miei sono fottutamente belli (CIT) Paolo Scotti

mercoledì 18 marzo 2015

65 Sfumature Ultraberiche... La mia Ultrabericus 2015




L’Ultrabericus è la gara di casa, anzi “LA” gara di casa,  parte a 7,9 km dallo zerbino di casa mia, da una piazza che almeno il 90% dei turisti “cittadini” se la può solo sognare di notte. In Startline, al mio fianco, ho i migliori compagni  di battaglia coi quali si possa condividere un ULTRATRAIL,
 i “Summano Cobras” venuti sulla terra e forgiati uno ad uno dal loro capitano “Fulmine della notte” corriamo per due unici ed umilissimi obbiettivi “LA GLORIA”… na stragnocca, compagna di classe di Angelo in terza superiore e il sogno di ritrovarci  tutti e 25 alla partenza della UTMB quale:
 “Gruppo Luppolamente avanzato, specializzato in intrattenimento post corsa”  se volete un assaggio del nostro credo... Salomon CityTrailSchio…la nuova frontiera del Trail.



9:59 Dopo il rigorosissimo rito di fare almeno un selfie con chiunque conosca in Start line e aver distribuito pacche sulle spalle a quelli forti come il carissimo Francesco Rigodanza  dotato di un GPS di ultima generazione disegnato a pennarello sul polso con la scritta “Vai Forte”, al grido “COBRAS” la spedizione dei 1000 prende il largo da una Piazza dei Signori gremita ed un Corso Palladio per un giorno, tolto ai fighetti  dello shopping e dato in pasto a quegli svitati dell' ultratrail.



I primi km volano, gruppo Cobras compatto in formazione “Testuggine” come al solito,   “ Special guest” in the middle of the group Davide L. (Sojo Vasaro team) mio prossimo compagno dell’avventura LUT. 

Davide L. Sojo Vasaro Team

Sole splendente, aria frizzantina si volaaaaaaaaaa!!!!


La prima salita per i “Porteghi de Monte Berico” carissimi ai vicentini, si fa in un lampo, gambe leggere, lasciamo il panoramico Piazzale della Vittoria sulla destra per ridiscendere attraverso il parco di “Villa Bedin”. Alfonso, mi fa presente che così, illuminato, sembra un altro posto e sembra infinito…. Noi che in allenamento ci passavamo solo con la luce della frontale alle 6 del mattino ;)

Lek ha preso il largo, i Cobras si sfilacciano, ognuno in cerca del proprio passo, l’ultrabericus è un lungo viaggio, partire troppo allegri nella prima parte, significa schiantarsi da qualche parte, in preda ai crampi una trentina di km più avanti, me la chiacchiero allegramente con il caro Larry per un paio di km, a settembre lo aspetta il “Tor des Geants” pelle d’oca, solo a nominarlo.


Io e Alfonso viaggiamo agili, corriamo solo in discesa, in pianura e nelle salite leggere, convergiamo sull’idea di prendere alla lettera solo il comandamento 4, comma 3 articolo 6 Bis dello statuto Cobras: “Non importa che tu stia da Dio e ti senta  pieno di energie... se davanti a te sculetta il fascinoso lato B di unA qualsiasi Ultratrailer, stai lì fratello, è un chiaro segno dell’onnipotente, non c’è andatura migliore per i tuoi occhi, almeno fino alla prossima discesa".



I Colli Berici sono punteggiati di primule gialle, la primavera è sull’orlo di un esplosione di colori, passano i primi due ristori, buone sensazioni, Alfonso mi fa presente che manca  una maratona alla fine, penso che se mi aspettassero 42195m di asfalto da qui alla fine, mi ritirerei subito, QUI, ORA.

Intorno al trentesimo km mi fiondo sulla bellissima e tecnica discesa che scende verso “Pederiva”  prima di sbucare sull’asfalto  esco di una decina di metri dal sentiero per segnare il territorio… pochi secondi e mi raggiunge una ragazza sorpassata poco prima in discesa che passandomi  alle spalle  grida un “Belloooo il fucileee” in pieno orgoglio maschile, scrollo le spalle e faccio una smorfia di piacere, poi, realizzo il vero destinatario del complimento.



Riparto, mi riagguanta Alfonso, raggiungiamo Darietto col quale rimembro l’ultima volta in cui abbiamo condiviso una corsa, sotto la tempesta, facendo da apripista alla TDH 2014… 10° in meno di oggi, dentro alle nubi, sferzati dagli elementi strizzando l'occhio all’ipotermia (benedetto materiale obbligatorio) avventura  memorabile ma non consigliabile. In direzione San Donato, luogo di cambio per gli staffettisti e di ristoro per gli integralisti (dell’Ultatrail) corro con Elia V. oggi in giornata no.
A 500m di distanza scorgiamo l’eremo, non me lo ricordavo così in alto, nell’assiepata scalinata, numerosi Fulminei salutano l’arrivo dei Summano Cobras, Silvia è intenta a fermare in immagini i nostri ricordi, grazie cara, bellissimo scatto.



Breve Break per riempire le borracce l’obiettivo 7:59 lo sento risicato ma il cronometro dice che si può fare.
Da lì in avanti perdo il contatto con Alfonso, rallentato dal mal di stomaco, in discesa scendo sempre a cannone, prendo qualche rischio ma le mie “Salomon xt6 soft ground” sono incollate al terreno, protettive all’infinito con una suola che perdona anche gli appoggi più Wild. Da PuroSport di scarpe, ne sanno una in più del Diavolo. Promosse!




Arrivano i km importanti, quelli in cui bisogna indovinare la giusta marcia che col minimo dispendio ti faccia percorrere più strada possibile, breve discesa in cui saluto  Mina ed un suo amico (ovviamente, mi ha hanno riconosciuto loro, visto che a memoria visiva in una scala da 1 a 10 la mia memoria si colloca lì, sotto il tappettino alla base della stessa) al ristoro dei  20km all’arrivo, c’è Claudio C.  dell’Ultrabericus Team, mi chiede del balisaggio, gli dico che anche Bocelli, oggi, avrebbe faticato a sbagliare strada.
 Mi raggiunge Remo (oggi garone per lui) e mi riprende pure Darietto, rinvigorito da un paio di datteri e una fetta d’arancia, riparto, il pensiero che tra 7 km sarò su sentieri che conosco mi da morale.
Mi passa anche Gerry con la G (Emme Running Team) mi dice che è un mio lettore e che studia sempre attentamente i miei scritti perché a “cosa non fare in corsa” sono un fuoriclasse, gli spiego che scrivo stronzate sperando che i diretti rivali in gara le seguano alla lettera andando presto incontro al suicidio podistico facendomi automaticamente scalare la classifica 
(Firenze Urban Trail 29° assoluto…. almeno 160-170 runners erano miei assidui lettori… tutti arrivati dopo di me OVVIAMENTE).

Da Villa Balzana, un ampio discesone verso le rive del lago di Fimon 
(Si Lipstik, ho scritto "L-A-G-O")  fa incetta di quadricipiti femorali ed unghie nere a destra e a manca, non è un problema mio, vado che è un piacere…. Lo stesso piacere purtroppo termina con un tratto piano nel quale sfollo alla grande faticando a trovare il ritmo giusto, mi passa Andrea B. sorpassato a San Donato e dato per spacciato, “Ho trovato la tecnica giusta, immagino di avere davanti un omino che corriccchia piano piano senza fermarsi e io lo seguo mi dice”… provo a vedere se lo vedo anch’io ma sono controsole e non vedo un cazzo, mi sorpassa  salutandomi ad un ritmo indiavolato anche Davide D. 10 anni meno di me, 35km in meno di me… si vedono tutti, eppure di gambe non sto male, è la testa che vacilla… ah quanto sarebbero serviti un paio di lunghi in più in solitaria…

In lontanza appare Torri di Arcugnano, location dell’ultimo ristoro, per arrivarci attraversiamo le steppe Fimoniane, 3 km di piattissima pianura tra i campi in cui miracolosamente mi appare davanti agli occhi l’omino di Andrea B. lo seguo e senza accorgermene arrivo alla piazza del paesello dove poso in modalità “pirla” davanti all’obbiettivo del solito Claudio C.

 
 #SeiOreEtrentasei  di gara… 10 km alla gioia… ai tempi d’oro li correvo in 38 minuti… sono quasi certo di poterli correre nel doppio del tempo, Vi ho già detto che credo anche agli UFO?

Sorpasso e mi risorpassano sempre le solite 3-4 persone, uno di questi tenterà di sorpassarmi anche in  sala massaggi… GIURO. Paranoie a grappolini, ho qualche accenno di crampo in arrivo ma vado di esperienza e li evito con stile, gli ultimi strappetti in salita sotto Villa Margherita li ritengo una cattiveria inutile, scendere e risalire di 50m su di un campo per evitare 100m di asfalto li ritengo assurdi in un ultramaratona, infatti,questo è un Ultratrail  OCO!

“Valletta del silenzio” 2,5km all’arrivo, guardo il mio bellissimo  “Suunto Ambit3 Run” e scopro che guardare gps di colori vivaci in gara dia meno disturbi del tipo “Oh mio Dio sono in ritardo sulla tabella di marcia, non ce la farò mai!!” Poi, lo guardo meglio, mi da per spacciato, "SONO" spacciato, sfilo il fucile dallo zaino ed in preda ad un raptus di follia sparo a chiunque incroci il mio incedere, c’è chi ride e chi mi guarda stranissimo, l’ultima salita verso Monte Berico è di una dolcezza assurda, me la corro tutta, scendo ”Le Scalette” a due a due,



 Sparo anche ai Vigili Urbani che mi fanno attraversare la strada, (Risate) 600m di nastri gialli incollati per terra e sono a “Ponte San Michele”due passi al di là e siamo in "Zona Cesarini", il cronometro non lo guardo nemmeno più, l’under 8 lo riproviamo l’anno prossimo, 2 volontari indicano la corsia preferenziale per l’arrivo, una pallottola a testa, applausi e via, LUCIDO LUCIDISSIMO, sto già pensando a che pirlata fare sul rettilineo finale ma, ma, che succede?
  “Copio e incollo dal mio profilo Facebook” :

 Per fare 65km bastano un paio di gambe, tanta passione e un briciolo di sana pazzia ... delle Ultra adoro ogni sfumatura, più passano i km e più ti svuoti del superfluo, rimani solo tu, le tue gambe, la tua testa.
Con l'esperienza impari ad avere sempre più controllo sulle variabili in gioco, ma poi arrivi lì, a 150m dall'arrivo e vedi due "cosette dai contorni famigliari" che saltano le transenne e ti vengono incontro...è lì, che tutta la tua esperienza se ne va a fare in culo e ti vien su un groppo in gola che ti spara il cuore a 190 Bpm e si sfoga, inebetendoti il cervello e offuscandoti la vista... accadde all'arrivo della TDH il 28 luglio 2013, ed è riaccaduto Sabato alle 18:03 in Piazza dei Signori, al tempo lo decrissi come "IL PARADISO ALL'IMPROVVISO" a sabato non ho ancora dato il giusto aggettivo...




Birra Time con Remo






lunedì 2 marzo 2015

TA "Salomon City Trail Schio"...pareva un normale Trail Autogestito ed invece....



Domenica mattina a Schio (VI), con il semplice TamTam "Feisbucchiano" con l'obbiettivo di riunire un po' di gente per la presentazione del percorso dell'ultima novità nel panorama City Trail italiano, ci siamo ritrovati in 160 [(Centosessanta) sticazzi!!!] runner,  pilotati in questo pazzo TA  dai  "Summano Cobras" frangia trail della travolgente "FULMINEA RUNNING TEAM" già organizzatori della famosa "Maistrak" hanno voluto presentare in grande stile il loro nuovo evento Trail del prossimo 10 Maggio. Il "SALOMON, CITY TRAIL SCHIO"



Partenza dal cuore storico cittadino, 17 adrenalinici km in  un mix emozionante che unisce  le storiche vie del centro con le lussureggianti colline, corolla naturale dell’urbanizzata piana scledense. Start line da “Piazza  Duomo”, breve sfilata tra le vetrine di via Garibaldi e su, in salita, verso il convento dei frati cappuccini fino a Poleo, dove una "Via Crucis" cementata (la macchina asfaltatrice oltre il 27% non poteva salire) da il benvenuto in collina e sfoltisce il gruppo, nemmeno 2 km dal via, cemento  "OFF", sembra di passare in uno "Stargate" che ti teletrasporta a decine di km di distanza,



 Il tracciato diventa puro trail tra i sentieri segnati tra i boschi di faggio, fino a contrà "Formalaita" dalla quale, attraverso un largo e sinuoso sentiero in leggera salita,  prendendo la direzione delle pendici dell ”Acqua Saliente” si raggiunge il punto più alto del percorso i 650m di contrà “Quartiero”; breve occhiata al panorama, lunga discesa, tecnica e selvaggia con passaggi suggestivi e impegnativi tra cascatelle, tronchi,  guadi, manciate di D+, sapientemente shakerate nella boscaglia fino a “Piane”, breve tour nella frazione, si imbocca il noto “Sentiero Natura”, da qui in avanti, la discesa mai troppo tecnica, ti consente di schiacciare a palla sul pedale del gas fino a sbucare sul bitume, in vista della cupola del Duomo.


Il più sembrerebbe fatto, mancano solo 1500m, il centro si riavvicina ma  bisogna  spararsi tutto d’un fiato il "mai piano"parco della “Valletta”, ridiscendere, stringere i denti e risalire  in un ultimo slancio la pittoresca location della torre merlata del “Castello”, da qui alla fine, se le gambe non vi hanno abbandonato correndo anche sull'ultima scalinata  mentre il cuore tentava di ejettarsi dal vostro corpo, mancano solo un paio di svolte rapidissime sul pavè per  tagliare la Finishline di nuovo ai piedi del Duomo... i TA normali in genere finiscono così, tra pacche sulle spalle, la promessa di rifarla al più presto e una\due birre, i TA dei "Summano Cobras" invece, per imprimere nel corpo e nello spirito il loro CONCETTO di Trail, hanno affittato un intero Bar e intrattenuto gli ospiti con pasta party ed ettolitri di Birra.... e questo era solo un Trail Autogestito, giusto per informare gli amici e presentargli il menù.... si vociferano grandi cose per il giorno della gara... il 10 Maggio tenetevi liberi, l'onda d'urto del Salomon  City Trail Schio è pronta a riecheggiare nella galassia City Trail italiana, la miccia è accesa, il conto alla rovescia è iniziato, ISCRIVETEVI ed un giorno lo racconterete ai figli, e ai figli dei vostri figli.

Tutte le INFO su "citytrailschio.com"




 Foto rubata al compagno d'avventura al folgorante El_Gae

mercoledì 8 ottobre 2014

Ultratrail degli Eroi 2014 l'alba,il mukkaback il Lupo e Cappuccetto Rosso...

Precedentemente pubblicato da RunLovers.it


80 km e 4000D+… possono sembrare una pazzia e invece no, È l’Ultratrail degli Eroi, percorso allargato del già famoso Trail degli Eroi, un viaggio dedicato a chi non si accontenta di percorrere in lungo e in largo il Monte Grappa tra le trincee e i colli Sacri, ma che vuole arrivare a correre fin sulle creste delle prealpi trevigiane, luogo privilegiato per ammirare il nero profilo delle dolomiti che si staglia su di un cielo dipinto dalle sfumature del rubino di un’alba che sembra uscita da una foto del National Geographic.

Alle 3 del mattino mentre una tromba intona un silenzio militare da pelle d’oca, armeggio impazzito con uno dei due bastoncini telescopici che non ne vuole sapere di fissarsi in posizione, “Fulmine della Notte” (classico mio compagno di avventura) mi sussurra di lanciarli al di là delle transenne, Claudio mi dice “Nooooooo 80 km senza bastoncini nooo” ultime note, musica OFF, lo speaker pronuncia “Quattro secondi al via”, Tre, Due, “Klik” bastoncino agganciato, Uno…….. Viaaaa!!!!!!!!


Breve girotondo di un km sul bitume per scremare il gruppo e scaldare le gambe, al secondo km, un boscoso single track presenta a ciascuno di noi colei che ci porterà a braccetto per i prossimi 78 km: la fatica! 4 km di salita e 600 D+ intervallati da qualche radura che lascia correre gli occhi fino alle luci dell’addormentata pianura, buio e silenzio, non si spreca un solo respiro.
Attorno al decimo km la corsa abbandona il bosco, non c’è luna, il cielo è un scintillare di stelle, poesia, il sentiero serpeggia ondulato tra i prati, acquistando altimetria fino ai 1770 m  del maestoso sacrario di Cima Grappa, il volontario al posto di controllo ha lo sguardo estasiato e fisso alle nostre spalle,dove una miriade di frontali si rincorrono ricamando il profilo delle creste che dominano sulla pianura… È solo l’aperitivo degli effetti speciali che ci travolgeranno in questa fantastica location.
Breve ristoro, (sempre e solo idrico come tutti gli altri) accanto al “Rifugio Bassano”, l’unica eccezione all’imperativo dell’autosufficenza alimentare, è rappresentato da una manciata di pezzetti di gustosissimo formaggio offerto dagli Alpini, quassù padroni di casa e addetti al punto di rifornimento.
Controllo pettorali e giù per la pazza discesa di “Malga Val Vecchia” per andare ad imboccare la magnifica mulattiera di arroccamento del “Monte Boccaor” scavata nel fianco della cima a strapiombo sulla pianura. Stefano dell’organizzazione il giorno prima me l’aveva anticipato… “se passate le gallerie con il buio e con l’alba che carica…” detto fatto, puntualissimi, all’orizzonte il cielo sta prendendo sfumature di rosso giallo e blu indescrivibili, giunti in prossimit‡ della “Vedetta” del “Monte Archeson” la vista che ci si apre dinnanzi è “immobilizzante”… sembra di assistere ad “Un tramonto al contrario elevato al quadrato” esclama Fulmine, ci fermiamo 5 buoni minuti ad osservare il profilo in full HD delle Dolomiti, le nebbie fuligginose che dalle pianure risalgono i neri pendii ai nostri piedi e il sole che sta per incendiare la nera coperta punteggiata di Swarovsky che ricopre le nostre teste… a parole è il nulla ma sono viste che rimarranno impresse a lungo e per le quali la levataccia di mezzanotte è valsa sicuramente la pena!!!

La temperatura è pungente, sarebbe da piantar qui le tende ma né io né Fulmine ne siamo provvisti, la discesa verso il punto vita di “Malga Val Dumela” è tranquilla e a parte qualche svarione dovuto al fatto che le mucche si sono probabilmente mangiate qualche balisa arancione, ci permette di  assistere allo spettacolo del sole che con una colata d’oro investe le cime accendendo i prati e i ghiaioni attorno, mentre noi, nel fondo della valle, corriamo ancora con la frontale accesa… pirotecnico!
Dal punto vita, in qualche km, usciamo dal bosco, in cielo svolazza “la balisa volante” un elicottero arancione che sembra indicarci la via, il sentiero costeggia il “Monte Fontana Secca” per andare a (passatemi il termine assolutamente inventato) “increstarsi” al “Col dell’Orso” prendendo il sentiero dell’Alta via degli Eroi (la E è volutamente maiuscola): km e km di creste con vista a 360° in cui l’unico problema potrebbe essere quello di scordarsi di dare un occhiata a dove si poggiano i piedi. Cima Grappa brilla ad una distanza che da qui sento di definire “incolmabile”, eppure 3 ore fa, eravamo lassù…dalla parte opposta pareti dolomitiche sembrano isole su di un mare di nuvole… no ragazzi va bene, o si corre o si guarda il panorama, non ci potete piazzare viste e panorami da sogno ad ogni scollinamento no???


Alla nostra sinistra i verdi pendii a 100 anni di distanza sono ancora disseminati dei crateri delle bombarde, a malincuore il sentiero ridiscende, non prima di passare nel bel mezzo di un gregge di pecore che si apre a ventaglio al nostro passaggio… “il lupo è tra loro ma ancora non lo sanno… ridacchio con Fulmine. Qualche km di sentiero minato a tappeto dai ricordini delle mucche e incrociamo un “Indiana” ecchecca@@o un “Indiana”?con tanto di abiti tipici che passeggia beata in Grappa in ciabattine senza Muccaback sulle spalle??? Fulmine si ferma e con gli occhi sbarrati mi sussurra un “No dico… l’hai vista anche tu?” propendiamo per un allucinazione collettiva da mancanza di birra, non ce ne preoccupiamo, l’importante è che non ci appaia un elefante dopo la prossima curva o no?
Alla base vita di circa metà percorso (43,3km)  sogno un brodino caldo stile Trans d’Havet o Lavaredo Ultratrail, messi li appposta per riconciliarti con la vita dopo il duro incedere ma niente, acqua, solo acqua, qui sono “ligissimi” all’autosufficenza alimentare… ma il brodino a parer mio rientrerebbe più su un idrico arricchito o no?!?!  mi cambio, e dalla borsa estraggo il mio personale regalino di metà percorso, alla faccia dell’acqua dei ristori, mi scolo una lattina intera di RedBull, mi mangio una pesca e due fette della mia torta energetica, io e Fulmine ripartiamo carichi a mille fantasticando su tempi finali e medie orarie, cannibalizzando la posizione di chiunque intralcia il nostro cammino… da qui alla fine non ci passerà nessuno “Summano Cobras” sta scritto sul nostro petto, garanzia vivente del #NonSiMollaUnCa@@o!!!



Il ritorno fino alle pendici di Cima Grappa per il reinnesto sul vecchio percorso è lungo, panoramico e mai esagerato nella pendenza, numerosi cippi sono a memoria del sangue versato dai nostri soldati a difesa della patria, il ritorno sul tracciato originale mi fa sentire un po’ a casa, da qui alla fine, lo conosco a menadito, percorriamo le creste erbose dei campi di battaglia del “Monte Asolone” fin sul “Col della Berretta”  la cui discesa verso il “Finestron” comincia a presentarmi il conto dello scarso allenamento dell’ultimo periodo… fortunatamente il tratto è breve e il mangia e bevi (su e giù tra il bosco) mi ridà energia, 3 salite alla fine, auguro un “buon appettito” ad una famiglia immersa in un pic nic accanto al verdissimo “Col del Fenilon” altro luogo che merita una vista, da qui nelle giornate limpide si domina la bassa Valsugana e la magnifica Bassano del Grappa… un cinque  ai bimbi che ci salutano e via!

La discesa è morbida, si corre leggeri e inarrestabili, le proiezioni sul tempo finale (non che ce ne freghi un granché) sono da ottima media/km una concorrente impegnata sulla distanza TDE guardandoci il pettorale esclamano “Nooo, ma come fate, avete 70km nelle gambe e correte sciolti come appena partiti?? Vi odio”.  ”Campo Solagna”, arriva “La Bastarda” una salita, così ribattezzata da me e Fulmine per l’asperità della sua pendenza dopo che le gambe si erano oramai abituate ad una discesa morbida, la percorriamo tranquilla, altri sorpassi, ponte di legno e ultimo ristoro… 7-8km alla fine, mi parte un po’ l’embolo, dico a Fulmine che non mi fermo e che proseguo tranquillo, la sola vista di qualcuno che beve mi da il volta stomaco… figuriamoci il mangiare (chiari segnali di crisi). Manca l’ultima breve salita sulle “ristrutturate” trincee di “Col Campeggia”. Fulmine mi raggiunge presto, incrociamo strani personaggi vestiti da fungaioli con un cesto e una torcia elettrica in mano, con Fulmine conciliamo sulla possibilità che fossero probabili cacciatori di Puffi, scolliniamo, da qui alla fine è DI-SCE-SA!

UndiciOreEtreMinutiiiiii “Dai Alvin che stiamo sotto le 12 ore” mi grida un Fulmine che, come un meteorite, si getta nel tecnico sentiero che ci porterà a valle… sono cotto, stracotto, ho i crampi ma solo al cervello, piano ma riesco a correre per tutta la discesa, “lento ma inesorabile” altri sorpassi, a 500m dall’arrivo Fulmine che avrebbe fatto in tempo a farsi un sonno di almeno 10 minuti in mia attesa mi grida “Dai dai, vestiti” io non parlo, biascico, mi esprimo senza usare le E le D le S e le R da quanto sono offuscato. Mi sfilo lo zaino e con i bastoncini, lo affido al mio compagno di avventura, mi tolgo la maglia rossa, rimango a petto nudo stile “Krupicka” (scusate per la bestemmia) per reinfilarmela solo nella fronte, capovolta all’indietro…(et voilà, “avrete così realizzato un fantastico Cappuccetto Rosso fatto in casa” avrebbe esclamato Giovanni Muciaccia durante una puntata di Art Attack”) che detta così è facile ma farlo dopo 79,5 Km e 4000D+ ha assunto attimi da operazione a cuore aperto.

Fulmine mi chiede se penso di farcela, io gli rispondo “A fare cosa? “ah sì, ad interpretare Cappuccetto Rosso, lui  in testa ha una bellissima maschera da Lupo (in onore agli organizzatori “I Lupi Team”) ed io sarò l’altro personaggio della fiaba, “Cappuccetto Rosso” appunto. ”SI SI SI SI DAI ANDIAMO”  sono tornate anche le S e le D nel mio linguaggio, un po’ di ossigeno è tornato ad irrorare la mia corteccia celebrale, il momento di ridividerci i bastoncini per ripartire è drammatico, sono due grigi e due rossi ma il separarli ha la stessa facilità di estrarre il bastoncino dipinto con la spirale blu sotto a tutti gli altri in una partita di Shanghai.
Ripartiamo, risate fragorose ci precedono, gente scompisciata e bambini che ci corrono a fianco accompagnano il nostro arrivo, io grido “AIUTO AIUTO IL LUPO CATTIVO”. Fulmine ringhia, è uno show, standing ovation (posti a sedere non ce n’erano) do il cinque a Davide Zanetti il direttore di corsa, che si complimenta per il siparietto, sono esausto, 11 ore 46 minuti di “Epic Trail”, arrivo fantastico, location e pacco gara sono sempre garanzia di qualità come negli anni precedenti, il percorso Ultra è la ciliegina sulla torta (o era corsa???) su di un percorso già di per sé bello che attraversa luoghi storici che almeno una volta nella vita, “da italiano”, bisognerebbe trovare il tempo di venire a visitare per rendere giusta memoria ai veri Eroi che riposano lassù. Percorso da super tempo per gli sportivi, una manna per gli occhi per tutti gli altri, “l’Ultratrail degli Eroi 2015″ sarà tra meno di 365giorni: ALLENATEVI!!!!


(Photo Credits Martina Vanzo per gentile concessione de “I Lupi Team”)





giovedì 11 settembre 2014

STRAFEXPEDITION 2014 "l'orsetto ricchione e gli uomini dai piedi di balsa"


Storicamente parlando:
 E’ l’alba del 15 Maggio 1916, dall’Adige al Brenta si scatena la più grande lunga e sanguinosa battaglia montana di sempre, è la “STRAFEXPEDITION”con la quale, l’esercito Austroungarico con lo scavallamento dell’Altopiano dei sette comuni, intende invadere la pianura padana… il 23 Maggio, unità nemiche, risalendo dalla sottostante Valsugana, conquistano il nodo centrale dell’intero acrocoro settentrionale, la dorsale di “Cima Portule”, è un disastro, l’altopiano viene travolto, ad Asiago, ridotta ad un cumulo di macerie, sventola il vessillo austroungarico, è soltanto nelle giornate del 15-16-17 Giugno che i nostri valorosi soldati, in tragica ritirata, in un ultima, estenuante, prova di resistenza, sbarrano definitivamente la strada al nemico mettendo la parola fine alla “Spedizione Punitiva”.  6187 morti 28544 feriti e 41101 dispersi, figli di un Italia rimasta miracolosamente appesa per un filo alle ultime pendici del versante SUD dell’altopiano… 



La controffensiva italiana è immediata, al grido “Savoia”, il meglio della gioventù italiana balza dalle trincee e obbliga ad un ripiegamento controllato le truppe d’oltralpe fin sugli inespugnabili baluardi difensivi dei Monti: Interrotto, Moshiagh , Zebio, Colombara, Forno, Campigoletti  e l’ancor più tristemente nota Ortigara. La corsa di oggi ripercorrerà i luoghi che nei successivi 17 mesi di guerra, saranno teatro di infernali battaglie utili solo a riempire lunghi elenchi di caduti,feriti e dispersi, amici e nemici, l’ultra di oggi è dedicata ad ognuno di loro, come è inciso sulla colonna mozza, “monumento ai caduti” a quota 2105m di Cima Ortigara è “Per non dimenticare”.

In Startline Foto di Andreas Gad


7:30 “Passo Vezzena”  luogo balzato agli onori della cronaca locale per le “mascalzonate” dell’Orso Genè che un giorno si ed uno no, fa parlare di sé sbranando mucche a destra e a manca tra gli alpeggi dell’altopiano…


Una tromba  intona “Il Silenzio”… brividi, di freddo e di storia, fumogeni tricolori alimentano la fredda nebbia che persiste in zona partenza, 3-2-1 si parte, volti distesi, grandi chiacchiere tra i più o meno “soliti” compagni di avventura, i primi morbidi km di salita, servono a sgranare il gruppo e a cercare un passo facile.


La cima dello Spitz di Vezzena  corricchiando in una mulattiera, arriva facile, ai nostri piedi, coperti dalle nuvole, si nascondono i laghi di Levico e Caldonazzo, al loro posto oggi c’è un candido mare di nuvole, bellissimo, io e Franky mettiamo in pausa il nostro incedere per scattarci qualche foto:




 



I raggi di sole via via prendono coraggio e la foschia lascia il posto al tipico giornatone estivo ( dell’anno scorso) Fulmine è un Compress-puntino blu, 200m avanti a noi, non ho la minima intenzione di raggiungerlo, sto già navigando ad un 10% di impegno in più del prefissato, Franky non è della stessa idea e mi invita a spingere per andare a prenderlo… so ragazzi, vabbè, mica posso farmi trattare da anziano no? Aumentiamo un po’ il passo e sben, giù in discesa il più rapidamente possibile, i bastoncini mi salvano la vita in un paio di occasioni dopodiché, piazzo giù “LA” magia, spalmo un passo alla Michael Jackson stile moonwalk, scivolando su di un masso, Franky è estasiato, lo pietrifico con un “Tranqui, vecchio, lo faccio sempre” (in realtà il pensiero fu “Orcamuccastogiromecoppo”). 

 

Passa qualche Km e la tecnicità del percorso aumenta in maniera direttamente proporzionale  alla propria panoramicità….. (scusate un attimo, devo bere un bicchiere d’acqua e rileggere, non so da dove mi sia uscita questa)corriamo sempre in cresta FAN-TA-STI-CO, appena passiamo la sommità del “Canalone Barco” che precipita nella sottostante Valsugana, il sentiero prende la via di “Cima Mandriolo” per poi ridiscendere rapido fino al primo ristoro, Franky in discesa mi semina, sorpasso una ragazza, mi grida “Ciaooooo Alvinnnn” 4 secondi di “Ca@@o è? ca@@o è ca@@o è?” Un lampo, “ Ma si, è Giuliaaaaaa B., “Ciaooooo!!!”  


Ristoro, Coca e via, Cima Larici ci aspetta, più si sale e più aumentano i mughi, di Larici quassù manco l’ombra (misteri toponomastici) giù di nuovo in freeride, balise a sinistra e noi a destra nell’erba ripida tra i prati fino a “Porta Renzola”,
 

 L’attacco della salita al” Portule” è di quelle che ti fanno preferire una passeggiata in spiaggia al tramonto, mano nella mano con la propria fidanzata, sorseggiando un mojito  (Fulmine pensiero)  sorpassiamo un tipo conosciuto alle 5 di mattina ad Asiago mentre, confuso, inveiva contro l’organizzazione per la presenza nel materiale obbligatorio della lampada frontale, sbiascicando un: “No perché io l’ho pesata e sapete, 150g in meno, insomma, non sono pochi…” Io e Franky, increduli, facciamo spallucce, il mio compagno di avventura lo liquida con un “…150g… beh, dunque,faccia così: beva tre sorsi d’acqua in meno ad un ristoro dopodichè si porti appresso la frontale ed è a posto sia con il peso che con il materiale obbligatorio” 

 
 Foto di Davide Lista da Cima Larici verso Mandriolo?

L’ascesa a Cima Portule è tecnica e impegnativa, lascio passare avanti Franky, si vede che ne ha, la meglio gioventù, sembra procedere verso la cima verricellato ad un elicottero da quanto i suoi passi sono rapidi e leggeri, mentre io, ogni 50m mi volto a controllare se ho qualcuno verricellato al mio sedere….

 #HoAvutoMomentiPiùFelici!!!!


In vetta incontro l’amico Diego M. mi sistemo la cravatta e mi piazza giù 2-3 belle foto (grazie my friend)


Foto di Diego Maron
                                    

 Da quassù la vista può scivolare lungo il solco della Val d’Assa fino a spaziare su tutto l’altopiano, non ci vuole molto a  capire perché la conquista di questo settore da parte  austroungarica durante la Strafexpedition  fu determinante per tutti i mesi a venire…  dopo 10km, (quasi sempre in cresta) si scende su un sentiero che sembra scalfito da un gigantesco punteruolo, in certi punti ci si deve quasi fermare per capire come mettere i piedi, l’ultima impegnativa ascesa di giornata è li davanti ai nostri occhi…

 Cima 12, foto di Davide Lista

 “Cima 12” sembra un gigantesco, inespugnabile, montagnone, caduto dal cielo, mi sorpassa la terza donna che ridacchia per la mia maschera da Orso infilata tra gli elastici dello zaino e la mia cravatta fucsia a poix gialli...“ca@@o avrà poi da ridere mah??? ;) “ il sentiero  che dapprima raggira  in falsopiano il versante Sud, diventa praticamente una direttissima appena arriva ad imbeccare il sentiero che ci conduce alla sommità, panorama commovente, tanta roba, Franky è fuori dal mio campo visivo, Fulmine  comincia perfino ad uscire dalla mia immaginazione, da quanto mi precede… alla sommità mi godo il panorama e sbevaccio soddisfatto dalla borraccia poco prima di involarmi sulla “devastatissima”  discesa verso il secondo ristoro di giornata al Baito di “Busa delle Dodese”, arrivo proprio nel momento in cui Franky e Fulmine stanno levando le ancore verso il futuro, Fulmine mi grida: “Come va Alvin???” Gli faccio il gesto dell’impiccato e con la manina il segno di andare pure avanti. Mangio un infinità di fette di arancia, mi vien voglia di sedermi ma desisto, mi distraggo un’attimo, rimirando l’elicottero dell’organizzazione  parcheggiato sul prato a fianco… ho un solo pensiero “Ma dove minchia sarà il pilota???”


5 minuti di calma e tranquillità (chiedo in giro… del pilota, nessuna traccia) “piano piano riprendo possesso delle mie gambe” , arrivo alla zona sacra di Cima Ortigara in compagnia di una altro Francesco (“San” forse?), durante l’avvicinamento, mi fa da cicerone, descrivendomi strade, mulattiere e cime che ci circondano, silenziose e impotenti testimoni del massacro di 100 anni fa, dove in 2 km di fronte tra “Ortigara, Vallone dell’Agnella, Monte Campigoletti” , in poche settimane, tra i soli alpini e i soldati della 52°divisione si contarono 3232 morti e 5710 dispersi  da parte italiana  992 morti e 1520 dispersi da parte austro-ungarica… mentre il totale dei feriti tra i due schieramenti ammontò a oltre 24500 soldati… una inutile mattanza per la conquista di una cima un giorno e la perdita della stessa la notte a seguire!!!


Il sole è a picco, nella discesa verso il trentesimo km di Malga Pozze, riesco a correre bene,  recupero qualche posizione,  finalmente il sentiero si fa molto meno tecnico e si riesce ad alzare la testa senza rischiare di inciampare, ai piedi di Monte Forno, c’è un ristoro molto rock, musica,  gentilissime volontarie che incitano e danno la carica a tutti per proseguire, a terra c’è scritto “22km alla fine” mangio altre n-mila fette d’arancia e via, Franky e Fulmine sono 3 o 400m avanti a me, punto al ricongiungimento famigliare e tempo 3 o 4 km li riacciuffo, da lì in poi faremo gruppo, nella salita verso “Casara Zingarella” ci sorpassa la quarta donna, la stanchezza affiora e le cazzate con le quali “inquiniamo” l’aria, alleviano la situazione.


A qualche centinaio di metri dalla “Lunetta dello Zebio” è situato l’ultimo ristoro, al nostro trio si aggiunge anche Davide, “come dove e quando” l’abbia conosciuto, non ne ho la più pallida idea, ma lui mi conosce e per me può bastare… ma aspetta… ecco si, Davide, Davide, Davide… caspita, ma si che lo conosco, ma come fa di cognome?… no no,non glielo chiedo, mi verrà pure in mente no? Il volontario ci fa presente che siamo oramai a 10 km dall’arrivo e a parte altri due tratti di salita ormai è fatta, sui “due tratti di salita” Fulmine condensa un “perbacco”, un “perdindirindina” un “accipicchia” ed un “eccheccavolo” in sole due parole (qui non ripetibili) è un mago della sintesi!


Gambe in spalla e si riparte,5 km alla fine, alterniamo stradina sterrata a brevi tagli tra il bosco,  ad un km dalla zona dei cimiteri di guerra del Moschiagh seguo Davide di qualche metro e gli grido un “LISTAAAAAA” Davide si volta con na faccia come dire “No ma che tipo di problemi mentali ti assalgono?”  ridacchio e gli spiego che erano un paio di km che mi spremevo la testa pensando al suo cognome per non pensare alla discesa… “MASSIMA SODDISFAZIONE”  (ognuno ha i suoi trucchetti per farsela passare.)


Forte Interrotto, dai su, ci siamo, radio corsa diceva che dall’incontro con l’asfalto ci avrebbero separati soli 2,5 km dalla fine,  ma, cosa vedono i miei occhi???? L’asfaltooooo ,eccolo lì, eccolo lì eccolo lì, NOOOOOO giriamo a sinistra “precipitevolissimevolmente” tra il bosco, mancano ancora 3km  con 350m d- Fulmine brontola, usciamo tra i prati, cerchiamo di depistarci tra di noi sparando a caso sull’ubicazione del gonfiabile d’arrivo, io dico “Al campanile” uno dice “All’Ossario”, il cielo si è fatto cupo,  su di noi si scatena una pioggia "a secce roverse"(è un modo di dire libico), Davide indossa la giacca, io Franky e Fulmine piuttosto di ritardare di un minuto la fine di questa epica Ultratrail  ci faremo sparare alla nuca, quindi optiamo per la doccia rigenerante, arriviamo sull’asfalto, la strada si fa fiume, “IL METEO.shit” titola “Bomba d’acqua su Asiago” io e Fulmine prepariamo le maschere da Orso in onore di Genè, la cravatta e il papillon, parrucca fucsia e mitraglietta per Franky, 2-300m all’arrivo, pubblico in delirio, 5 ai bambini,  applausi scroscianti per la nostra “mise”, salto a piè pari come Peppa Pig sulle pozzanghere, FI-GA-TA!
  Docciatissimissimi, “Moji sbombi,come arni”(i veneti capiscono), ultima curva, Finish Line, pubblico riparato sotto ai terrazzi, Davide, Alvin Yoghi, Fulmine Bubu e il Ranger Franky tagliano l’atteso traguardo dopo 7 ore e 56minuti saltando con un balzo il gonfiabile d’arrivo (non dite a nessuno che era a terra ed afflosciato). Si chiude una grande STRAFEXPEDITION… inaspettatamente tecnica e impegnativa e  se la prima edizione è stata stellare, attendiamo con ansia il 2015, ne varrà ancor di più la pena!!!


                        Io e Franky in modalità MAISTRACK superhero Summano Vertikal


Fulmine, Roby, Franky, me.

MEMENTO AUDERE SEMPER... RICORDA DI OSARE SEMPRE

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