Il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni.(CIT) Eleanoor Roosvelt...

...E i miei sono fottutamente belli (CIT) Paolo Scotti

sabato 24 marzo 2018

Ultrabericus 2018 "Paltan Edition". Agganci altissimi, datteri Israeliani e il canile imbruttito.






 Nel mondo del Trail si sa, ho agganci altissimi lo sapete tutti ed il fatto di non essere estratto per due anni di fila alla lotteria dell'UTMB era solo per non dare nell'occhio, “la base”, per noi che corriamo "sotto copertura".

Detto ciò, ancor due mesi orsono, consultando le SEMPRE ATTENDIBILISSIME previsioni meteo de “ilmeteo.it” capii chiaramente che la fase finale per l'assegnazione delle ultime due maglie per i mondiali di Platayama, no, Patatosa ehm no, Penyagolosa, si, Penyagolosa, ecco,   non si sarebbero concluse all'Ecotrail di Firenze per via del maltempo, ma (e qui ho avuto la soffiata) nella soleggiatissima Vicenza ,15 giorni dopo. 

E vuoi dubitare de ilmeteo.it?

 I conti erano  facili da fare, 1000 partenti, dei quali 50 stradisti prestati al trail che in caso di pioggia, CIAO!  Altri 40 che statisticamente non sarebbero nemmeno partiti, 30 era chiaro, si sono iscritti solo per il pacco gara, un altro centinaio ne sarebbero caduti in battaglia, stringi stringi sbalisando un pò qua e un pò là, un pò di guttalax in quel ristoro, acqua tagliata con EN in quell’altro, 250 tonnellate di fango a cazzo…. Insomma, si trattava di metter fuori gioco si e no quelle 350 persone.  Una maglia per il mondiale di Katayama poteva essere mia.

 SI, PUOOOOOOOOO’,FAREEEEEEEEEEEE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

 Sabato 17 Marzo 2018
Che poi mica l'ho capito perché quest'anno abbiano deciso di correrla in inverno e non col caldo estivo delle ultime 5 edizioni... ah il calendario...

Gentlemen Square
Al grido " there is no tripe for cats" l'ondata di ultratrailer ancora multicolor si avvia in Corso Palladio, con direzione “Vietnam”.
Nemmeno un km e il Loc, la lepre che avrebbe dovuto accompagnarmi alla conquista della seconda maglia azzurra disponibile (la prima l'avevo già battezzata sulla schiena di Wegher )   è già fuori dal mio campo visivo, sono così sconvolto che quando il kiap mi affida fiducioso  il suo zaino per togliersi la giacca antipioggia, tento un allungo e provo a fuggire con la refurtiva verso la valletta del silenzio per sedermi su di una panchina al sole a mangiar barrette energetiche e ciucciare bustine di gel per tutto il giorno guardando il panorama per dimenticare, poi rimembro che c’è un meteo obbrobrioso, che il panorama si limita a 400m, incontro il mio amico Daniele e il Kiapp mette fine così alla mia improbabile fuga verso la lavanda gastrica. 

Prima discesa di merda, no scusate, volevo dire di ERBA, vedo il Loc in lontananza e gli grido un LOOOOOC UCCCIDITIII per incitarlo a spingere a fare bene, ma nulla, non mi sente nemmeno.
Breve tratto su asfalto e siamo già nella melma (giuro volevo dire melma) ma si va ancora via bene fino alla prima salita dell'anfiteatro  "Gardalaniano Berico" dove caccio fuori i bastoncini dell’ UTMB, li ho portati solo per ammortizzarne la spesa, sia chiaro, l'ultrabericus con i bastoni è da SFIGATI!!!!

Direzione Arcugnano, non prima di aver avuto un breve ma intenso  dialogo in zona Base Pluto, composto da cori e sfottò da stadio col buon Friso, Veronese DOC (Copate) come in un qualsiasi Derby Veneto tra Vicenza e Merdona (ho scritto Verona Friso!).

Ristoro al volo, steppa Arcugnanese verso Pianezze con fondo accettabile e sbam, parte “La stronza” la salita che dai pressi del grigio Lago di Fimon sale verso Villa Balzana, saluto il miglior sorriso di FB tale Giovanni Schito, raggiungo come due anni fa Christian e proseguo oltre fino al ristoro della Torretta dove scorgo uno spentissimo Lek e riparto con quelli duri. Il primo: Rick “The Giant” Zanini fresco finisher del Tor 2017, il secondo: Graziano Martini, uno che se un giorno è a casa in ferie, inforca la bici con suo fratello per spararsi  300km di su e giù tra le montagne ed il terzo:  Lorenzo Rigodanza, papà di Francesco, l’unico ad aver sciato la Maistrak con gli sci in discesa,  beh vabbè che ci vuole direte voi? Giusto, in inverno è plausibile ma lui se l’è sciata in Agosto!!! Cose che “Candide Thovex” levati.
 Corro genuflesso per 200m al loro cospetto, dopo un infinito su e giù imbocchiamo la lunga discesa verso Villaga, dove la solita Mary mi va via di spensieratezza, Villaga, qui, ogni anno, ma solo in occasione dell’Ultrabericus, Enrico Pollini e i suoi, attuano l’inversione dei poli terrestri, in modo che sia negli anni pari che in quelli dispari, la strada per arrivare all’Eremo di San Donato, luogo di ristoro e cambio per le staffette, risulti solo ed esclusivamente in salita. 

RISTORO benedetto,dopo il terzo gel ingurgitato in corsa, il mio stomaco ne ha già abbastanza di questa Ultrabericus!!!. BRODO BRODO BRODO, quale fantastica visione, me ne danno un piatto stracolmo, la pastina è stracotta e sfruttando la temperatura morigerata, lo deglutisco intero come farebbe un Pellicano con un Luccioperca dei laghi del Sud. Saluto “The King of Ultrabericus”un febbricitante Daniele Rigon, 8 Ultrabericus corse, primo per  somma dei tempi, che da lì a una quindicina di km, sudati gli ultimi antibiotici assunti nella settimana precedente causa influenza, se ne sbatterà di tutto e passarà 220 persone in 15km, (chiacchierando con chiunque) per terminarla in scioltezza sotto le otto ore. 


Io no, LA MIA ULTRABERICUS E'DIFFERENTE.
Dopo esser passato a San Donato in catalessi completa,  tento, incredibilmente (riuscendoci) di star dietro a Federica (che non è la mano amica, ma una mia amica) poi, la mia attenzione cade su Darietto Stefani, come chi è Darietto Stefani? È uno di quelli che ad ogni Ultrabericus, mi raggiunge nella seconda metà, dicendo di essere stanco  ma che puntuale a 10 km dalla fine, mi sorpassa al doppio della mia  velocità ed anche in questa edizione, a nulla servirà il terrorismo psicologico e  le mia urla intimidatorie da lontano con frasi del tipo “Darietto, movate che te si drio far coeonna” o proponendo al suo primo inseguitore di dargli una bastonata in testa per toglierselo di mezzo, macchè, Dario lo sa come fottermi, millanta finte crisi, dandomi strada e dicendo “ah, non ho mica un bel momento” “Vai Vai” salvo poi raggiungermi sempre nel ristoro successivo, Cazzo! No, volevo dire Gazzo, kilometro 39, inizia la salita che dalla Frazione Gazzo porta al ristoro di San Gottardo, oramai è la terza edizione che la percorro, quest’anno mi ha fatto l’effetto "allargamento" come quelle spugnette della Stanhome alte 1 cm che ti regalavano a mazzi per ogni shampoo lavapiatti che acquistavi negli anni 90, erano a forma di barretta e mettendole sotto l’acqua si ingigantivano e ti ritrovavi tra le mani una piastrella 15cm per 10… vi devo dire quanto diavolo mi sia sembrata allargata sta salita quest’anno?

Arrivo a San Gottardo, il ristoro dei Mancamenti, subii il PRIMO, quando vidi Francesco Rigodanza (Ritirato) mangiare la qualunque accogliendomi con un “Ma che bella faccia divertita”, non lo mandai a fare in c. solo perché mi  trainò all’arrivo della mia ultima TDH, così mi limitai roteando gli occhi e a chiedergli “E la Fra?” e Lui: “In ambulanza, ritirata, ghiacciata.” SECONDO mancamento! E il Loc? E’ passato 20 minuti fa. TERZO mancamento! Mi volto, Dario Stefani sta ripartendo “Ma porca puttana” QUARTO mancamento.

 Trangugio brodino, saluto Francesco e riparto.

Se uno conosce l’ultrabericus, giro “Beat the Sun anni pari”, sa che quando si riparte da San Gottardo, nulla può farti più paura e gli ultimi 20 km sono di una corribilità incredibile (Dicono quelli forti). Una volta risalito ai 36° il mio corpo abbandona la fase di ipotermia e inizia a divertirsi un sacco, trovo perfino il motivo di lamentarmi perchè secondo me, verso Perarolo c’è un pò troppa discesa  e cammino solo nelle salite più ripide.

 Si ripassa  a Torri di Arcugnano, so che hanno modificato la discesa per evitare un lungo e pericoloso scivolo fangoso di 100m per deviarci su un lungo, pericoloso e scivoloso scivolo fangoso ma lungo 150m… che dirlo così par na cattiveria ma fidatevi,è stato meglio così. 
Ci sarebbe voluta una giuria con tanto di cartelli “votivi” e tabellone luminoso segnapunti per assegnare un premio al miglior scivolone e ai migliori carpiati, leggenda vuole che dalle 18 abbiano messo Cunegatti in persona fischietto in bocca e carega da regista, sopra il toboga a regolare le partenze per evitare tamponamenti molesti sul fangoso declivio…. poi fu pianura, paltan e roba da raccontare agli amici.

Valle dei Vicari, meno 9 all’arrivo, brodo, (ovvio) e via verso la penultima erta, lunga discesa, dove dopo 150m incontro il buon Cunegatti intento ad appendere ad un albero un incredibile cartello  con su scritto “Attenzione Fango” ma porc… 500 metri col fango più diarroico del giorno, bello, bellissimo, goduria pura, mi diverto un mondo, almeno fino a quando non passiamo l’autostrada  e imbocchiamo il sentiero del Canile, divenuto dopo sabato, Patrimonio dell’ Unesco per la biodiversità, dopo che alcuni concorrenti, giunti al traguardo, hanno giurato sui propri figli di avervi visto cervi, caprioli, cinghiali, coccodrilli e ippopotami.
Esagerati! Il sentiero, ad aver un overcraft o una cazzo di canoa, non sarebbe nemmeno così male, è un'unica sabbia mobile lunga 300m, guardando il sedere della ragazza che mi precede prendo una meravigliosa variante tutta a dx che lambisce la recinzione  ma che finisce inevitabilmente per allontanarsi dal percorso, ma la tipa ha davvero un bel culo e non me ne preoccupo, tutto bene, fino a quando la mia lepre non decide di convincermi ad abbandonare il sentiero con lei perché “No no, dobbiamo tornare sul sentiero, questo va via da un'altra parte” ed è li che ho capito che dopo 60km, se hai un bel culo, non hai bisogno di molto altro per convincermi. 5 metri,   S-CIAF, “LA PALUDE” la mia lepre staffettista pare galleggiare nel fango, io no, mi incaglio alla Schettino.

Ultrabericus OFF, sono scivolato 37 volte, ho rischiato di caderne forse due ma non sono mai caduto.
Potevo stare forse sotto le otto ore per un nonnulla ma “Il sentiero del canile patrimonio dell’ Unesco” e la "Lepre dal culo di marmo", hanno colpito, sono “sotto” fino alle caviglie, adesso ho i piedi “bombi” e mi girano i maroni. Avevo pure le scarpe quasi pulite, e chi entra adesso in piazza dei Signori in queste condizioni? Amareggio camminando fin fuori dalla palude, cammino pure per 200m buoni sull’asfalto, poi mi viene in mente che si salta la salita “demmerda” di colonia Bedin e ricomincio a correre, almeno fino a strada dei Roccoli, dove a 2,5 km dalla fine, la mia testa si autoconvince che se non mangia i 6 datteri Israeliani che gli rimbalzano nello zaino da 63km, non arriverà mai “in carne” e sorridente in piazza. Bene, i datteri sono buoni e quelli Israeliani del Famila sono SPECIALI, ma forse è perché non sono Bio, che mi scappa qualche Bio, quando mi accorgo intento a masticarne 3 contemporaneamente di non avere più un goccio di acqua nella flask, visto che all’ultimo ristoro, intento a bere brodo, ho dimenticato di rimpinguare  la Flask. Mi raggiunge pure Federica… n’altra “”accoltellatrice degli ultimi km” deglutisco, corro e mentre la mia lingua è praticamente un tuttuno col palato e mi balena in testa l’idea di bere come un cane da una pozzanghera,  la paura di perdere anche la Fede, mi fa ripartire di corsa, almeno fino alle scalette del parco del risorgimento (Nuova bellissima deviazione).

 MUSEO, due chiacchiere con la Fede “Aipoddata” che mi parla a monodialoghi (dato che non mi sente) e giù. A differenza delle ultime 4 edizioni, quest'anno correrò tutti i 900m dalla base delle scalette alla Piazza, (magia dei datteri Israeliani del Famila deglutiti senza acqua) potrei arrivare anche ad occhi chiusi adesso, corridoio di transenne fino alle colonne, in quella di destra  svetta il Leone di San Marco, su quella di sinistra un “Signor” con una palla in mano (il mondo) “leggenda dice che se gli passi vicino e gli cade la palla (che ha in mano)  tu venga insignito del titolo di “Signor” per l’eternità” io passo, guardo in alto ma non vedo palle cadere! Ultimi  70m di Ultrabericus, 11 minuti dopo le sei di sera, fine di un'altra avventura, 365 giorni e saremo di nuovo qui, a goderci i Berici e a prenderci per un giorno il privilegio di entrare nel salotto di Vicenza infangati fino ai polsi.



3 commenti:

Mauro Battello ha detto...

Ebbravo Alvin... ti diverti, e diverti, sempre tanto!

Alvin ha detto...

Grazie carissimo

Anonimo ha detto...

Giuro che quest'anno ci ho fatto un pensierino... poi il Fat mi ha detto che è una gara corribilissima (testuali parole) e allora ho desistito.
Ciccò

MEMENTO AUDERE SEMPER... RICORDA DI OSARE SEMPRE

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