Il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni.(CIT) Eleanoor Roosvelt...

...E i miei sono fottutamente belli (CIT) Paolo Scotti

mercoledì 14 giugno 2017

DOLOMITI EXTREME TRAIL 2017 il brodo arrogante, e il paesaggio dopante.



Spiegare il “Dolomiti Extreme Trail  103km e 7150d+”? Nulla di più semplice, la risposta è già tutta nella domanda.



Si corre tra le dolomiti della Val di Zoldo  l’ “Anello Zoldano” tocca il gruppo del Mezzodì, i roccioni del Moiazza, il Civetta, il Pelmo, per culminare sul Monte Rite, sede del “Messner Dolomites Museum”, prima di ritornare al punto di partenza saltellando nella simpatica  “Calada di Bosconero”,(400 d- in 1000m da fare senza ascensore e senza parapendio)  perdendosi poi tra i FALSOpiani sotto lo Spitz di San Piero, serpeggiando fra Casèra Fagarè e Pra de Val . Figata, dolomia pura, abitata da gente dal cuore immenso, sempre pronti a rifocillarti e a darti la carica ad ogni posto di controllo e ad ogni ristoro.

La poesia termina qui, rimane da spiegare quell’ Extreme del nome, che non è un aggettivo variopinto per dare quel tocco avventuroso alla corsa, proprio per nulla, perchè se adesso volete correrla, toglietevi dalla testa la prosa e le immagini di mucche al pascolo e farfalline svolazzanti tra i verdi pascoli dolomitici, allenatevi e cospargete di vasellina tutte le  parti corporee soggette a sfregamento in corsa, perché dopo 20 ore a sputar l’anima e a riempirvi gli occhi tra i monti, non sarà la poesia a salvarvi ma solo la vostra voglia di resistere un gradino oltre la vostra soglia massima di resilienza, l’OLTRANZA!!!

Con Alberto e Marcello

19:28
In startline siamo una torre di babele di runners da ogni parte d’Europa, c’è chi questa DXT non l’ha mai corsa e sembra quasi ignorare ciò che gli si prospettarà tra qualche ora, sorriso travolgente, spensieratezza e battutacce come alla gita di quinta superiore. C’è poi chi non l’ha mai corsa ma è chiaramente stato informato sul tracciato e che un minimo di preoccupazione gliela si legge negli occhi come Massimo e Marcello che nel mondo ultratrail  hanno esperienza da vendere e sanno che bisognerà sudarsela fino in fondo e poi ci sono quelli come me, Alberto, Ileana, Roberta e Matteo, che sono qui per rivincita, perché l’anno scorso, travolti dagli eventi gettarono quasi volentieri la spugna ma che dal giorno dopo non hanno fatto altro che pensare che: “No cazzo, le cose vanno portate a termine e vanno finite” ci riconosci facile perché sprizziamo energia ma abbiamo il tasto ECO già premuto fino in fondo.

      Con Miss PTL Roberta Peron

321 si va!
Dopo i primi 3 km di asfalto in discesa che servono a snellire il gruppo, si giunge ad un cartello che sarà il preambolo  di ciò che ci aspetterà  “INSOMNIA” ex discoteca oggi adibito a ristorante tipico… in discoteca stanotte non ci andremo, ma non dormiremo na cippa e balleremo ugualmente tantissimo.
La luce del sole al tramonto che scende alla nostra destra colora d’arancio la dolomia alla nostra sinistra, scarpiniamo in scioltezza  fino allo scollinamento dei 1950m di Forcella Piccola, il primo millino è alle spalle  non prima di ammirare una meravigliosa palla gialla salire dalla foschia in lontananza, la luna è quasi piena, la nostra pancia quasi vuota e corriamo verso l’affollatissimo Rifugio “Sommariva al Pramperer”.

 Due bei piatti di brodo con pastina che dovendolo Tripadvalorizzarlo come qualità, gli darei un 6 e mezzo… poco sale e poco prezzemolo, pastina cotta il giusto, temperatura  622°. E mentre sono li con la lingua ricoperta di amianto per non ustionarmi, entra lei, Stella, una vulcanica Olandese che volente o nolente mi terrà compagnia a brevi tratti fino al 75°km del monte Ritte, segni particolari: Mora, due gigantesche code di cavallo sopra le orecchie e un B Side che una ragazza di metà dei suoi anni, farebbe carte false per avere. Arrivano anche Manel e Alberto, l’olandese Wonderwoman parte, ha il tipico culo che potrebbe tenerti occupato per km i pensieri, l’ideale per queste gare di endurance, le do un minuto di vantaggio e parto.

Arriva la prima gradita sorpresa dell’edizione due, i 3 tratti attrezzati con corde in discesa, sono diventati 1 solo e una morbida stradina bianca è andata a sostituire un paio di schizzofrenici km tra il bosco dell’edizione 1, passo e ripasso Stella, oramai siamo in un gruppetto di 6 che senza volerlo si alterna a rotazione al comando, "via bene direbbe il Dem", a parte nel tratto attrezzato in discesa, dove salto la deviazione sulla sx e scendo culo a terra per il canalone per altri 100m, strano, ste rocce ad occhio sembrano un pò troppo lisce e strapiombanti anche per questo Dolomiti  Extreme. Mi fermo, guardo in su e mi accorgo che in altri due stanno seguendo la mia vena suicida fuori rotta, li avverto che abbiamo sbagliato, così torniamo in su e pregando qualche santo ci rimettiamo sulla giusta via che dopo  trenta km e 2500d+ ci porterà al Passo Duran.

 Lo scorso anno giunsi qui senza più voglia di correre. Altro ristoro, altro brodo,altra votazione: 7- salato quasi il giusto, pastina un po’ scotta, prezzemolo non pervenuto, temperatura: un più bevibile 93°.
Si riparte, 500d+ in 2 km per raggiungere il Bivacco Grisetti, risorpasso Stella, che oramai battezzandomi chiaramente per un maniaco, non appena gli arrivo dietro a 3 metri, si sposta e mi fa passare, scopro però che fa così con tutti i maschi… ce ne rammarichiamo, stiliamo al volo una classifica su chi è riuscito a stargli dietro di più senza doverla a malincuore sorpassare… 

 Incrocio gente seduta sui massi a fissare i neri profili delle cime all’orizzonte, “qualcuno è partito allegrotto penso io” mentre penso che è bello conoscere in anticipo le salite, è come quando si guarda per la 23esima volta il proprio film preferito e si conoscono a menadito tutte le battute, il Grisetti illuminato dalla fioca luce di una lanterna è immerso in un buio cosmico, la luna piena gioca a nascondino dietro la parete Nord dei 2850m  della Moiazza, bella discesa, a tratti tecnica, il collaterale del ginocchio  destro non apprezza per nulla, ma fotte sega è lontanissimo dalle orecchie e non voglio sentirlo.

Km36, ristoro di Malga Grava, anche qui, testo il brodo che manco
 Cracco a master chef potrebbe… “sale non pervenuto, 5+ di
 incoraggiamento  per la temperatura, 62° ,bevibile. 
 Riparto smanicato ma 200m dopo il ristoro una folata di aria gelida
 in discesa nella valle mi investe, da pirla ho lasciato i guanti in auto,
 così dopo aver infilato anche l’antivento a maniche lunghe, mi sfilo i
 manicotti dal braccio e li uso come proseguio delle maniche 
dell’antivento infilandoli fin sotto l’impugnatura dei bastoncini,
 fermi  tutti, fermi tutti, ho già depositato il  brevetto, non fatevi
 strane idee. 
Il sentiero dopo qualche tornante esce dal bosco in fretta, ripasso 
Stella e imbocchiamo il sentiero Tivan, una traccia di roccia che 
corre ai piedi del Civetta sugli ultimi nevai di stagione, le chiedo
 “How  are you?” mi risponde “Fine Thanks and you?” gli rispondo
 “I'm walking and sleeping at the same timema non è vero,
 punto alla guerra psicologica.

  Bellissimo il Tivan e a rendere ancora più emozionante il viaggio ci pensano le luci degli altri atleti in gara davanti e dietro di me che punteggiano tutta la base della parete, mentre il confine tra terra e cielo dietro al monolitico Pelmo si incendia  di un alba fantastica, pelle d’oca da vendere!!!

video

Ammaliati da cotanta bellezza conquistiamo i 2380m di” Busa del Zuiton” prima di scivolare veloci verso il caffè al tritolo del rifugio Coldai… qua, niente brodo, voglio piangere, riparto subito verso i 1830m di malga Pioda, li il brodo c’è, dopo qualche minuto arriva Stella,  mi distrae e non ricordo nemmeno più il brodo. Un toscano si allarga in apprezzamenti spinti, io rido guardando altrove tra una maremma maiala e un'altra, l’olandese parte, ho una fame abominevole che assaggerei  anche la carta che ricopre il tavolo.

video

Si riparte verso le piste da sci di Col dei Baldi, 3 gobbette e altri 600d+ da lasciarci alle spalle prima di planare a Passo Staulanza dove mentre sbevacchio il secondo bicchiere di tè vengo sorpreso dallo spostamento d’aria  col quale irrompono i primi 3 della gara corta, all’interno del tendone del ristoro. AEREI.

Mi raggiunge Manel che prima va saggiamente a cambiarsi e poi passa per il ristoro, io faccio il contrario e ci impiego il doppio,dovevo assaggiare il brodo, buono, 7e 1/2.

Ci aspettano 10km tranquilli verso  Zoppè di Cadore, con una salita morbida tra il bosco fino ai 1900m di Col delle Crepe, prima di uscire tra gli alti mughi ai piedi del Pelmo… fantastico, non mi accorgo di aver perso completamente la cognizione del tempo, così, quando incontro Roby impegnato nella corta, rimango stranito per trovarlo lì e gli faccio: “Roby ma a che ora siete partiti?” e lui “alle 7:00” rimango interdetto, solo nella mia testa sono  le 5 del pomeriggio, sto attraversando un momento di “flow”eccezionale  mi sento bene, corro e sono felice ma penso: “cosa ci fa da 10 ore in giro per farsi  23km”??? Così rallento e gli chiedo: “No scusa Roby, ma che ore sono?” “le 9:30” deglutisco la lingua per lo shock e avanzo.

 Zoppè di Cadore, un paio di km fa, una mandria di mucche miste a cavalli, su un verde prato si è mangiata un centinaio di metri di balise, qualcuno sbaglia e prende il percorso 2016 verso Rifugio Venezia, sto per sbagliare anch’io ma in lontananza da tutt’altra parte, vedo sventolare una balisa tra gli alberi.SALVO

Ristoro di Zoppè, mi offrono birra e prosecco ma rispondo come alla cresima “RINUNCIO” non esiste, se mi ferma una pattuglia tra duecento metri mi tolgono la patente gli rispondo.
 Un ragazzo del ristoro ci incoraggia e spara numeri incoraggianti, ci dice: “500m di salita, falsopiano di 4 km  500m di discesa e siete al Rif. Talamini”. Faccio smettere tutti di bere e mangiare e dico ad alta voce, “AVETE SENTITO TUTTI VERO?” gli dico “ragazzo, se quei 500m diventano 1000 e se quel falsopiano risulta troppo falso, ti giuro che torno indietro e mi porti tu in macchina al 70°Km del Rifugio Talamini… incredibile come possa diventare un patito dei dettagli dopo 65 km di gara.

470m dal ristoro, la strada spiana, passa per un po’ di asfalto e diventa una larga stradina sterrata in falsopiano di 4 serpeggianti km, è una strada che ha varie ripercussioni a seconda dello stato psicofisico degli atleti in gara, c’è chi è cotto e impreca sulla bruttezza e chi come me se la corricchia spensierato fino al Talamini.

Brodo, quello di Zoppè era da 8 e ½ ,la perfezione, questo dei Talamini, potrebbe fare un pò di più (temperatura a parte) un 6 gli va di diritto per le due simpatiche volontarie che si offrono di nasconderci nel bagagliaio e portarci fino a passo Cibiana in cambio di un servizio bar all inclusive al bar del Passo… è gente di montagna e penso costi  meno un pieno ad uno Yacht da 18m che ubriacare queste… così ripartiamo rassegnati.

L’altimetria dice che ci aspettano 800d+ in 4 km ma per fortuna il percorso è stato modificato e hanno tolto la salita e discesa dal Col Alto, tuttavia, sorpasso gente davvero in bomba e vengo invece sorpassato da gente che va ancora a bomba… ah la droga, io invece, visto che alla base vita ho pensato bene di non cambiarmi i calzini e le scarpe, adesso mi ritrovo coi piedi che propendono al marcio e sento pungere sulla pianta ad ogni passo… fu così che tirai fuori tutta la mia saggezza, cercai un masso foderato di morbido muschio, mi sedetti, mi tolsi scarpe, calzini e mi incerottai i piedi… incredibile quanta gioia possa darti del muschio e 10 cm di cerotto telato.
Riparto coi piedi nuovi, c’è salita, ma almeno il ginocchio se ne sta buono, ho un buon passo e a 200m dalla cima del Monte Ritte quasi raggiungo Stella e gli altri miei ex compagni di avventura, in vetta del Ritte c’è il “Messner Dolomites Museum”, realizzato dentro un ex forte della prima guerra mondiale, ti fai un 360° dolomitico da paura e speri che Messner prima o poi restauri anche  il Forte di Monte Enna… oramai immerso nel verde ma comodissimo alla pianura.

Ristoro, brodo, cocacola e banana, riparto grasso, fottuta discesa che si potrebbe correre a bomba, potrebbe, perché il mio ginocchio senza lamentarsi ha deciso che dopo 75km passati ad assecondarmi, adesso comanda lui, punge ad ogni passo e son costretto a corricchiare, nulla di più.

Passo Cibiana, prendiamo il 534, e fatteli altri 400d+ dopo questi 6000 passati, cazzo!!! Salita, allegria, almeno ho la stessa andatura degli altri, sorpasso cadaveri e gente con voglia di vivere pari a zero, 1895m, salita OFF si scende, l'incorribilità è servita!!!

Cartelli ovunque con scritto "Warning", inizia “la Calada di Bosconero” un agonia di 400d- compressi in un km… come dite? Si, si, esiste una discesa così… sentiero zigzagante tra le rocce  i mughi e piantine basse cespugliose che ricoprono il già sottile sentiero, per il mio ginocchio è un incubo, mi passano in tre, piango dentro, mi fermo a chiacchierare con uno dei tanti volontari dislocati sul pazzo sentiero e gli dico: “Scoltame, ma dopo sta discesa de merda, dove ndemo?” mi mostra una briciola in fondo alla valle, mi dice “Passate a fianco di quella tenda” e poi, indicandomi una costruzione in fronte a noi ma dall’altra parte della valle, “Salite al Rifugio Bosconero” tento di scorgere un sentiero che sale al rifugio ma non si vede, sarà un fottuto vertical tra le foglie e le radici in un faggeto, roba da ramponi in caso di pioggia, non so perché, ma son felice di sta impennata, più sale e prima arriviamo al rifugio… peccato che un minuto passi come 10 e 200m come un km.

Dio vuole che al 90esimo km ci appaia l’agognata costruzione, brodo e cucchiaiate di speck per dimenticare,  ignaro del kilometraggio per aver spento e riacceso lo Spartan un paio di volte, ho la brillante idea di chiedere alla proprietaria del rifugio un “Signora, a quanto siamo dalla fine?” mi aspetto un 6, massimo un 7, mi butta giù un 13 da sangue dal naso, na badilata nel muso, un altro runner le chiede “Ma, signora, è sicura?” Certo e parte con una chirurgica descrizione del percorso, 3 km in giù non tanto brutti, 7-8km in falso piano e poi la salita finale… ho perso l’uso della parola, punterò tutto su quei 7-8km, penso.

Riparto, par di scendere da Cima Marana per 3 km, poi, quasi giù, o meglio, mi pareva di esser giù, inizia un odiosissimo tratto di saliscendi con svolte verso l’alto impossibili, tutte tra il bosco, spero nel profondo che la sciura si sia sbagliata e che da un momento all’altro sbucheremo giù in paese, NO, arriviamo ad una Casera con un vecchio comodamente disteso su di un fianco vicino ad una enorme vasca d’acqua gelida, gli chiediamo, quanto ci vorrà da lì alla fine… ci risponde con un freddo 6, mi tolgo frontino e occhiali e tento di annegarmi nella fontana, quando riemergo odo solamente, 200m di salita, giù e ultimi 300m per arrivare in paese… non indago ma in cuor mio spero che quei numeri fossero metri lineari e non D+. Ripartiamo, il mio funerale è servito, ancora su e giù odiosi, basta vi prego bastaaaaaa poi finalmente usciamo su dei ghiaioni alti sulla valle, in basso si vede l’arrivo, siamo fottutamente lontani, ma almeno non siamo più in mezzo al bosco e il panorama distrae quel minimo… la gioia per gli occhi dura poco, si torna nel bosco, si torna a salire quando sul più bello che si stava scendendo e via così a masticar parolacce e a giurare che “Vaffanculo, mai più il DXT lungo” e poi la chicca: cerchi arancioni sugli alberi che vanno in giù e un bel nastro che chiude il passaggio, è chiaramente il sentiero dello scorso anno, il nostro invece, è tracciato ancora in su, ancora nel fottuto bosco, ancora 50 fottuti m D+ fino a che al cartello 100km si scende davvero, bosco, strada in cemento e giù in statale, cartello 1km all’arrivo, nel dubbio chiamo subito mia moglie, le dico “A meno di un infarto, dovrei arrivare e anche se mi venisse adesso sti 850m li faccio anche a cuore spento e viso di cemento” corro perfino gli ultimi 200m in salita, 21ore e 56 minuti, 60esimo assoluto e il pettorale 70 da regalare a papà che domani compie i suoi 70 anni. Gara tosta, tostissima questo DXT, dallo Staulanza ti illude di imbuonirsi ma negli ultimi 20km ti bastona di incorribilità… Giganti i primi che la chiudono in 14 ore, eroe l’ultimo che l’ha portata a casa in 28 ore e 10, nel mezzo solo gente motivata, che con una montagna, un paio di scarpe e qualcosa da mangiare dicono di soffrire ma godono come ricci su e giù per le dolomiti. Prossima fermata TDH, poi se Dio vuole, si va a correre in Val d'Aosta.


lunedì 10 aprile 2017

Per assaporare l'Ultra Jungle, c'è poco da fare, bisogna correrla il 30 Aprile!!!


Oggi ci stava una bella SchioUltraJunglata con Christian, alle 6:44 dalla Fabbrica Alta di Schio, prendiamo di bozzo buono i primi 2km che ci accompagneranno verso il primo brevissimo single track di giornata, fino alla croce nel punto di arrivo della famosa Via Crucis di Poleo, breve discesa tra il ghiaino e i fedeli (ancora a letto) e curva in derapata per intraprendere la lunga salita ombreggiata nel bosco dove a 5km dal via c’è il bivio tra Ultra e il City,  Formalaita, Ultra a Sx, City a Dx, impossibile sbagliare il giorno gara, è previsto l’impiego di un tiratore scelto (Carlo) posto sul tetto dell’ultima casa a sx, incaricato di “cecchinare” chi della corta, proverà a migrare sulla lunga, tranquilli, è un eutanasia anticipata per uno abituato alla corta, inoltrarsi sulla lunga, sarebbe un lungo e lento suicidio. Grazie Carlo. Spiego a Christian, scopa della lunga, che fino a lì, non sbaliseranno nulla, pena, perdere tutti quelli della corta nei bivi precedenti!!!

Il sentiero da lì prosegue con su e giù sempre corribili alle pendici di Mote Faedo e Monte Guizza versò contrà “Marsili” senza mai raggiungerla, perché dal Coston del Varo, il sentiero scende deciso bordeggiando le  ridenti acque del neonato torrente Gogna, 1km prima di risalire ed arrivare all’11esimo km a contrà Corobolli, sede del primo ristoro dello Schio Ultra Jungle. Con Christian, riempiamo le borracce e ci mangiamo una barretta, un largo sentiero ci accompagna alle faldei del Monte Enna, prima impegnativa salita di questa ultra. Ci aspettano 500 D+ in 3km su un impegnativo sentiero che dopo aver intercettato il sentiero delle Rogazioni, corre in falsopiano passando per la panoramica croce dell’ Enna, con una magnifica vista sulla sottostante Val Leogra che spazia dal Pasubio a Cima Marana passando per il Gruppo del Carega ed il Sengio Alto, poesia per gli occhi da un punto di vista inedito. 

                                                                                     Foto del 27 Dicembre

Un km e si giunge nel paradisiaco Osservatorio del Monte stesso, la vista è completamente diversa da quella precedente, il Novegno al di là della vallata si erge maestoso di fronte a noi, roba da secchezza oculare da quanto c’è da strabuzzare gli occhi, si scorge tutta la salita che tra pochi km andremo ad intraprendere per conquistare quello che l’impero Austroungarico ha da sempre soprannominato “L’ultimo Monte” da superare ad ogni costo, prima di dilagare nella sottostante pianura Vicentina “Il Monte Novegno”.

Foto del 27 Dicembre

Passaggio tecnico in cresta, Jungle Puro, 500m e siamo al Forte, doveva essere un anello fondamentale della difesa italiana dello sbarramento Agno  Assa  per proteggere la Val Leogra dall’ eventuale  scavallamento (mai avvenuto) di Pian delle Fugazze da parte Austroungarica. L’imponente costruzione si rese tristemente  famosa invece durante la battaglia d’arresto del Giugno 1916 per aver bombardato le linee italiane  già battute dal fuoco nemico nelle trincee di Monte Giove, tragico epilogo che causò il disarmo e il parziale smantellamento del forte stesso. Con Christian seguiamo il percorso di gara, frontale in testa e dopo averlo assicurato e sbagliato per 4 volte sulla corretta entrata e relarivo giro tra i corridoi del Forte, riusciamo nell’impresa.

Si, si Christian è di quà fidati

 Discesa tra i faggi, un paio di km veloci e siamo pronti a risalire nell’erta che ci porterà al monumento di Vallortigara, non prima di aver zigzagato tra le caratteristiche 8 case dell’ omonima contrà.


Giungiamo al Monumento dove il 30 aprile verrà allestito ristoro e il cambio per le staffette, ci aspettano 17 km e 1500m d+ prima del prossimo punto idrico, ci sarà l’obbligo di partire con un litro d’acqua e il caldo consiglio di portare con se una banana… d’altra parte, è o non è un Jungle? Se no che avventura sarebbe?


 Mangiamo, beviamo e facciamo il pieno alle borracce, la prossima salita è di quelle che  fanno selezione come all’entrata delle discoteche a metà anni 90, se non mangiate e bevete nulla a Vallortigara, su, a Forte Rione, arriverete strisciando sui gomiti. Salitona, mi procuro un bellissimo paio di bei bastoni di “pesso” (Abete Rosso) adesso c'è da spingere, Punto!

Fortuna vuole che tutta questa impegnativa salita di 4km dagli 880m di Vallortigara ai 1592 della “selletta del dubbio”, che vedremo più avanti, sia inframezzata da due, tre, splendidi punti panoramici sui quali rifiatare ed ammirare l’orizzonte, una su tutte i 1300 panoramici m di Malga Rocchetta, luogo nel quale sarebbe da piazzare uno sdraio e stare li ore ad ammirare pianura e montagne con una birretta in mano.

                                                                                    Foto del 27 Dicembre

Saliamo tranquilli, giunti alla “selletta del dubbio” a quota 1592m dirimiamo velocemente il dubbio, visto panorama e vicinanza (200m) una puntatina su Monte Calliano 1640m la facciamo di sicuro, il giorno gara, a  tutti coloro che mostreranno un selfie con pettorale e croce dal Calliano, una birra al banco,vi verrà offerta dai Summano Cobras. 

Calliano'sView

Un km e siamo su quello che è già stato nominato dai Cobras come il “Terrazzo dell’estate Due Zero Uno Sette”. Un Rifugio stagionale sapientemente gestito dall’Associazione 4 Novembre, con Vista a 360 gradi su tutto, il 30 aprile portatevi del buon collirio per gli occhi, vi si seccheranno spesso se vi dimenticate di batterli.

4 chiacchiere con il gestore Maurizio che ci promette un piatto di pasta per l’indomani, quando andremo a ripristinare l’agibilità e ripulire da 100 anni di abbandono la Trincea di raccordo del Vaccaresse, ripartiamo, ci attendono  2 km in discesa, uno dei quali in una trincea della  prima guerra mondiale impeccabilmente restaurata che trafora in più punti una montagna a sbalzo sulla vallata sottostante, ancora frontale in testa, ancora tanta roba.



 Al termine della trincea il percorso gara devia 40 m prima di un altro osservatorio ridiscendendo  serpeggiando la succitata  trincea di raccordo  lunga 500m con 100 d- fino alla carrareccia che una volta risalita, svoltando a sinistra porterà gli atleti a Passo Campedello.

 Io e Christian dobbiamo andare a recuperare i figli all’asilo, così optiamo per tagliare a malincuore l’altra panoramica zona fortificata di Cima Alta zigzagando tra i prati disseminati di crochi bianchi e viola  fino alla croce di Cima Novegno dove un gigantesco nuvolone ci copre tutta la vista sulla pianura ai nostri piedi. 



27 Dicembre, dalla croce del Novegno

Non ci resta che ridiscendere il crinale che dopo 400d- si tuffa nel bosco prima di atterrare al 36esimo km del Cerbaro (penultimo ristoro), - 11 all’arrivo, un paio di km e andiamo ad intercettare in contrà Cerbaro il percorso del City Jungle, che non lasceremo più  fino a Fabbrica Alta, prossima sede del più apocalittico e delirante Terzo tempo della storia dell’Ultratrail, non ci credete? Il 30 Aprile sarà uno spettacolo, fidatevi!

martedì 28 marzo 2017

Ultrabericus 2017, e niente, mi sono preso tardi...


Indovinate quale sono io? Ve lo dice il pirla di sotto! Foto By Nadia Pietrobelli

La Grande Bellezza 2

Scusate ma sono stato impegnato un attimo a Cinecibbericus... 

Ci sono corse da fare una volta nella vita poi, c’è l’ Ultrabericus, della quale, ho la fidelity card.

Settima edizione e quarta punzonatura per me, l’ha detto anche il “delirante Rigodanza”, puoi far finta di nulla per mesi, ma la terza settimana di Marzo ci si ritrova tutti qua, nel salotto bene di Vicenza, Piazza dei Signori, per la consueta scampagnata di 66km e 2500d+  tra i colli Berici.

1440 iscritti nel tracciato della lunga (twin compresi) ed altri 400 nel percorso Urban, fatto apposta per far sbavare 400 persone al di là delle transenne durante la nostra partenza, per ritrovarsene poi altri 200 in più sulla lunga il prossimo anno, fidatevi, funziona così.

E così, mentre Canistri confonde Beethoven  con Carmina Burana, il lungo serpentone si allunga su corso Palladio, si distende su Campo Marzo e si impenna deciso verso Monte Berico.

Sono partito calmo, calmissimo, quando “Soea pontara de santa libera”  passo  Pad e Tano, mi dicono “Cosa fetto ancora qua?” gli rispondo con la saggezza di Capitan Andrea Rigo “Parti tranquillo, fai sempre tempo a spararti gli ultimi 10km a 3:30” e così mentre con Mary e Michele facciamo una ripetuta di 300m a 3:01-3:02 sulle pietruzze a fianco dei portici, trovo “Andy chiacchiera Martini” che giuro, sta chiacchierando con un Vigile Urbano, gli urlo “Basta, Andre, basta, te ghe rotto i cojoni, tasi un fià” e giù a ridere.

Lunga discesa verso Villa Bedin, tanti amici da sorpassare e via di corsa fino alla salita di Torri di Arcugnano che precede il primo ristoro, dove senza fermarmi, sorpasso quelle 60 persone in un sol colpo. Verso  Perarolo  mi raggiunge Adriano, mi fa.” Siamo in andatura 8 ore”? gli rispondo “Adriano, l’ultrabericus l’ho cannata già 3 volte, ma fidati, se la canno anche oggi, mi taglio i mar…. siamo sulle 8 in scioltezza, fidati”. 

Lunghi su e giù, “caigo leggero”(foschia maledetta) panorami 0, si può correre e basta, discesone verso il ristoro di Pederiva, un occhiata al cronometro, 5 minuti di vantaggio rispetto a 2 anni fa, riempio le borracce  e via, ricordo una salita bastardissima, c’è anche quest’anno, calma e sangue freddo, se non temi la Maistrack, non puoi temere i Colli Berici.

 Prossima fermata ?“San Donato”, con Adriano si continua il tira e molla, GoPro a tavoletta, passo Ennio, sbaglio strada con Adriano e il Gps segna oramai 35km, siamo a San Donato, 10 minuti di vantaggio su 2 anni fa, saluto Remo, Emanuele ed Emme, mi aggiorna sul bollettino Cobras,” Rigo ha cambiato in 2:50 alla Fra e Francesca (#laprettoaimondiali”) è passata mezzora fa”, mi cadono gli occhi dalla sorpresa, gli dico “Sono Animali” e riparto, -30 è fatta.

Scherzo, cazzo!

“Benvenuti all’Ultrabericus” su sta minchia di salita, ci starebbe di brutto un cartello simile, le salite peggiori sono tutte alle spalle, d’ora in avanti serve solo la famosa “Resilienza”  ho altre 4 fettine di “Macafame” nelle tasche ma fettine di resilienza, anche no. Sulla discesa prima del penultimo ristoro mi chiama mia moglie: “Scusa ma fra quanto arrivi?” il mio cervello lo interpreta come un “qual è la radice quadrata di 23 per 17 alla seconda diviso 0,28?” rispondo un “Ti ho detto otto ore, fai conto che siam partiti alle 10, scusa ma non sono in grado di parlare al telefono e fare 10+8 mentre corro tra le pietruzze in discesa “ “ma come le 18? Mi hai sempre detto che saresti arrivato per le 15:59?” “No amore, quella era la Tdh che ho corso a fine luglio e bla bla bla…” la tizia che corre davanti a me, si piscia addosso dal ridere, andiamo oltre.

Raggiungo Christian, oggi ha grippato, verranno tempi migliori. A 200 m dal ristoro, spezzo il cuore prima a Mina, rifiutando il suo brodino caldo e poi a Rigodanza (si, si, quel Rigodanza) quello che è giunto a San Donato in 2 ore e 50, ed ora, dopo aver raccolto trai boschi un Simone Weger  oggi in giornata no, ha deciso saggiamente di finire ugualmente tutta l’ultrabericus, cercando di bere almeno un litro di birra e mangiando due etti di speck ad ogni ristoro. “Oh, finalmente, oggi, la corro con te e taglio il traguardo con te” mi fa lui, “Correre la corri tu, e poi no, lo sai che all’arrivo tengo famiglia e voglio tener nascosto  a moglie e figli la nostra relazione no?” …e Francesco se ne va.

Non so come ma verso Villa Balzana, sorpasso Emanuele e raggiungo Massimo e Graziano, facciamo qualche km in compagnia fino all’attacco della discesa  verso il lago, “mi fermo un attimo ad allacciarmi le scarpe” esclamo: Niiiiiiiioooooonnn, i miei compagni sono spariti nel nulla! Odio questa fottuta discesa, la corro piano, pianissimo, finalmente arrivo giù, da qui alla fine è semplice semplice, mi dice uno sorpassandomi su una moto da trial (ma come che caz???).

Breve su e giù, passo un “Bisa” in stato comatoso,  piattone tra i campi, cervello spento, viso di cemento e via. Ultimo ristoro, arrivo in compagnia, siamo io e tutta la mia stanchezza, calcolo al millilitro di quanta acqua ho bisogno da qui alla fine e riparto subito, chiamo mia moglie, schematico “#FraUnOraETwentySoInPiassa!!!

Sulla seguente salita, sono talmente perso in conti matematici da non accorgermi di aver sorpassato la mia compagna Cobras Silvia, e fidatevi, per sorpassarla e non notarla, una come Silvia, bisogna metterci impegno! Mi scuso con la Signorina e procedo, poco più avanti raggiungo Manuela, gli chiedo, e Stefano? Dov’è Stefano (suo marito)? “È la avanti” IO: “ma come, non ti accompagna? Lei:“Fame na carità, sito matto, el me fa vegner el nervoso, assa chel vaga” E così, tempo un km e raggiungo pure il marito in fuga, Stefanoooooooooooo, eccolo qua, da qui alla fine, sarà il mio “involuntary personal pacer”, raggiungiamo altri runner, si chiacchiera allegramente del più e del meno, ultima collina, Monte Berico è di nuovo in vista, (60km dopo) campi piattissimi, mi viene in mente la mia idea iniziale di partire piano per correrli a 3:30,  a volte mi stupisco di quello che la mia testa riesce a partorire in certi momenti.

 “Parco della valletta del silenzio” ribattezzato “Bio Parco (o era un porco?) della Perdizione” è l’ultimo “ostacolo mentale” prima dell’ultima morbida salita verso Monte Berico, ma, ma ,ma chi mi ha riacciuffato? Niente popo di meno che il mitico Adriano che zumpete zumpete mi affianca e mi fa “Sotto le 8 in scioltezza, salitella, scalette a bomba e arrivo in compagnia” “Mi è appena bloccato il collo, non mi sterza più a destra”, gli dico, “vai, vai Adri, avanzami una birra”.  Mi ripassa anche un Bisa rigenerato nel corpo e nello spirito, mi aspetto che mi becchi anche Tommaso oramai, a “ Villa ai Nani” incontro “Claudio Ultrabericus Team Cunegatti”, mi fa, “oh buongiorno eh” lo saluto monosillabo, mi fa “Ci stai nel tempo?” rispondo con un “pollice verso” e via.

Balconata di Via D’Azeglio 17:37, GoPro sulla destra, città e tramonto sulla sinistra, chiacchierata con Stefano, scalette in discesa e inspiegabilmente corro ancora, 300m all’arrivo, mi appare mio cugino Corrado, con cane e bimbi al seguito, son qui da non so quanto ad aspettarmi, cammino, mi grida “Finalmente, bravo, bravo Alvin” e con tutta la sua sensibilità aggiunge un “Coriiii se no te moeo drio el can” nel dubbio corro, lo ringrazio per la carica, Ponte San Michele, discesina, incrocio, cammino “eh, calma, calma, ormai ghe semo, e se magari attraverso ignorante e mi investono?” 

Urla di gente,  50 metri all’ ultima curva, trovo moglie e figlio, si, solo Ruben perché Anita memore della Tdh in cui è arrivata ultima nella nostra consueta sfida a 3 in finish line ha pensato bene di partire non appena mi ha visto scendere dalle Scalette di Monte Berico, “Andiamo Ruben”, sembra la curva di San Martino al Palio di Siena, cavallo scosso Anita è a metà rettilineo, Ruben mi da una sportellata ed esce dalla curva con una traiettoria da space shuttle a 3e10, deve avere le scarpe chiodate, va che falcata, va che falcata, io ho la scusa della GoPro  per andar piano e fare il video meno mosso possibile, la verità invece è che quando arrivo in finish line e vedo i miei bimbi corrermi davanti mi si riempie il cuore, gli occhi e non vedo più un cazzo, potrei inciampare pure su me stesso, ma per fortuna il gonfiabile laggiù infondo è di un bel rosso vivo  e il portale per la Gloria, lo becco al volo.

 Ci vorrà il Fotofinish per decretare il vincitore della sfida a tre ma pare che Ruben con un colpo di reni all’ultimo metro abbia anticipato di un nononulla la sorella, che sensibile come la madre, 3 metri dopo il traguardo mi guarda e con gli occhi da cerbiatto mi fa: “Buah, papà, che puzza!” amore del papà.

 7:46, avrei firmato per un 7:59, avevo sparato un “7:45 in caso di giornatone” una settimana prima… Ultrabericus 3, Alvin 1.

#LaPrettoAiMondiali mi ha stampato un 6:37… prima, strameritatamente prima.
Rigo e l’altra Fra (ncesca Costa) hanno stravinto la Twin, 2/3 di podio è tutto Cobras.

Ed in fine “la Lara”, la mia amica spettacolosa impegnata nella twin,  le avevo giurato che avrei fatto di tutto per raggiungerla ma 20 minuti, erano davvero tanta roba da grattar via in 30 km… la scia di Narciso Rodriguez, è ancora la, che fluttua tra i colli!!!


Un mese a Schio Ultra Jungle, e la si, i panorami vi stupiranno!!!

God Save "i Summano Cobras"!!!





martedì 21 febbraio 2017

Aim Energy Ultra 2017 La Resilienza, l'assenzia, l'emissario e il veterinario.


"Fra, Architetto Portapettorale"

Summano Cobras in Start line.

"Lalara"

E comunque sono arrivato TERZO, dopo i primi 50, ma terzo, quindi, muti, tutti!

Un’altra tacca, un’altra Ultra, un’altra ramenata fotonica.

Al trentottesimo Kilometro volevo buttarmi sotto una macchina da quanto stavo bene di testa e di gambe ma c’erano solo sentieri e Fabio Lipstik sarebbe arrivato prima di me al traguardo, quindi, ho desistito. #QuestioneDiLame.

Fabio Lipstik il palestrato accoltellato da Matteo Nocciolata S.

Comunque sia, alle 6:30, la parte peggiore della giornata, ossia mangiare 180g di pasta integrale con olio e parmigiano, era già alle spalle, no dico, ma avete mai annusato l’odore del mix: “PASTA INTEGRALE-OLIO D’OLIVA-FORMAGGIO GRANA”? Forse solo Matteo Nocciolata S. ne conosce gli aromi, lui che in corsa tiene nello stesso sacchettino, frutta secca e Parmigiano Reggiano, roba che spacca, fidatevi.

Se state ancora leggendo, significa che:
 A: Non avete nulla di meglio da fare, che triste esistenza ragazzi, ma perché non guardate pomeriggio 5?
B: Siete seduti sul Water (Tutti dicono di no, ma siate sinceri almeno una volta, per bacco, e quando li trovereste sennò 6 minuti di pace per leggere ste boiate?).
C: Il vostro è amore (questo era per mia moglie).
D: Avete lo stomaco forte e molta “resilienza” che in queste settimane come parola va di modissima, c’era gente che sudava resilienza domenica, d’altra parte la resilienza è forse la miglior qualità di noi pazzi che zaino in spalla e scarpette da trail, andiamo ad ammazzarci di km su e giù per i monti, giurando nel mentre che: “No vaffanculo, questa è l’ultima” per poi iscriverci puntualmente mezz’ora dopo l’arrivo ad una ancora più lunga e ancora più dura, segnatevi “30 aprile, SCHIO ULTRA JUNGLE”.

Eppure stavolta, pareva mi fossi allenato anche discretamente, ero pure partito giudizioso, senza andare in affanno, senza rincorrere Paolo Emme, senza mettere il cellulare in  “silenzioso” e senza avere la certezza di avere impostato correttamente  la deviazione di chiamata per la reperibilità, l’ANSIA!

Tutto va per il meglio fino alla graziosa chiesetta di "San Valentino", sono concentratissimo, ritmo facile, “op op op” e poi mi appare lei, bellissima, la giornalista di "TVA Vicenza" intenta a produrre un servizio sulla corsa, noto subito delle grandi potenzialità in lei ma non chiedetemi di che colore abbia avuto il piumino, non sono arrivato così in alto nell’osservazione, qualcosa mi ha fatto soffermare nella risalita…

Intndevo il laccio pericolosamente allentato cmq.

Il classico colpo di fulmine, mi sconcentro, perdo il passo giudizievole e penso ad altro, mi ridesto nei pressi del 13°km quando.: “eih ma, eih ma”, quello è il Lek, sulla prima discesa utile, raggiungo  il pornodivo dei Summano Cobras, e inizia il “darsea e torsea” con lui che mi brucia in salita ed io che lo recupero in discesa.

Chiacchieriamo del più e del meno nei pochi momenti di corsa in comune, lo vedo contratto: “Stavo ancora digerendo la pizza  Cipolla, Verde, Funghi e Salsiccia di ieri sera” mi dirà a fine corsa dopo avermi dato 30 minuti in 20 km. Me lo segno, per  la vigilia dell’Ultrabericus, tanto per arrivare a stomaco vuoto all’ultimo ristoro.

Cmq sia, il Lek è un signore e mi lascia cuocere nel mio brodino km dopo km, poi arriva la discesa verso Priabona, lui è piantato a 6 al km fisso, che sia il 24% di discesa o il 53% di salita, LUI, oggi, CORRE,  sempre e SOLO a 6 al km!

21esimo km, "Goodstone" (Priabona)  ristoro, passando sotto la curva della tifoseria “Durona” capitanata da quel veterinario di Marco M.  tra i vari incitamenti che intuisco, uno svetta su tutti è un caloroso:“Merdaaaaaa” prendo nota… mentre Federica M. mi mette in guardia con un “Oh guarda che Tommy è già passato da 5 minuti… pff tranquilla, tanto non mi può finire la birra dopo l’arrivo.

Riparto, Lek in discesa è temibile come un vecchio col cappello che guida un camper, freno motore tarato ai 6/km, inamovibile.

Breve salita, si scollina e si arriva a Campipiani di sotto, anche se siamo chiaramente  di sopra, il sentiero sbocca su una carrareccia con un cartello che indica “Campipiani di sopra” mi si confondono le idee, falsopiano, adesso ancora di più, si corre, dopo 200m  mi sorpassa  una mercedes bianca, il tipo ferma la macchina e spalanca la porta chiudendomi la strada, mi fermo, il signore (sicuramente un emissario di Fabio Lipstik)  in lingua madre mi fa “A te ghe sbaja, te ghe da nare a campipiani de sora, so pena sta vedare i to soci, torna indrio!” io,  un po’ sul rincoglionito ma vigile, gli rispondo con un:“No guardi,c’erano le balise che indicavano di qua” e lui “Chi?” io: “I nastri biancorossi” lui senza capire: “A te ghe sbajà, te ghe da nar su par de à” Dio vuole che nel mentre sopraggiunge una coppia del luogo a passeggio  che si aggiunge all' allegro teatrino e riconoscendolo gli fa “No no Franco, xe giusto, i li fa tirar dritti nea curva qua de sora zo pal sentiero  e i fa ndar zo ai campipiani de sora” io non capisco più un cavolo (ma vrei voluto dire CAZZO), campi piani di sotto, andare in su per scendere in giù, ma, ma ,ma, ma:“Be tusi basta che ve mettì d’accordo!” esclamo.
 La coppia: “Ma si Franco, asseo nare, xe giusto de qua” fatto sta che Franco scusandosi all’infinito, risale in macchina e mi lascia andare, non prima di affiancarmi di nuovo, aprire il finestrino riscusandosi all’infinito e rispiegandomi per la terza volta che “No, parchè mi, so pena sta a campi piani de sora a vedare i to soci eeee….

24esimo km “campi sopra di piani” o come cavolo si chiama è alle spalle, parte la salita che porta ai 202 scalini che sale a Monte Nudo, sento nominare qualche santo da dietro, con calma arrivo su.

"La Grande Bellezza" foto di Lorenza Visentin

Al 26esimo km non sto affatto male ma soffro probabilmente di allucinazioni, sulla sinistra c’è il “baldacchio” il “camietto” coi panini onti (farciti), che ci mangiavamo con una fame indicibile (chimica?)  xmila anni fa quando si usciva dalla discoteca la mattina…

L’anno scorso a questo punto ero già bello che andato, mi raggiunge subito  Lek il metronomo, mi dice “Guarda il ragazzo laggiùùùù è Tommy vestito di bluuuuu”, raggiungo anche Kela assalito dai crampi, corricchio e raggiungo "Tommaso Guenot Bassa", partito un po’ troppo in pompa oggi… “So ragazzi si faranno e allora ci stracceranno”.

Intorno al 27esimo km, subito dopo la croce abbattuta della Trinca (me l’ha detto Matteo P.) ci raggiunge  e sorpassa il veterinario capoultras alla rincorsa di Sharon, sua moglie, confonde i sorpassati infilandosi i pantaloni tra le chiappe chiedendo permesso con voce acuta,  fingendo di correre in perizoma, una brutta immagine, alla sola vista  Tommaso viene colto dai crampi, una signora che passeggia contromano prova ad infilargli anche 5 euro nelle vesti ma l’individuo si divincola abilmente, ah questiGGiovani!

Cos’è o cosa non è, sedotto e abbandonato dal Masiero di turno, perdo Tommy, il sentiero  prima scende e poi risale in un su e giù serpeggiando su di una bella cresta  alberata (mannaggia alla foschia) passando accanto alla croce di Stomita prima, fino alla croce di Massignan poi…. quella dove c’erano Daniele R. e Matteo P. dai?! Quelli che incitavano tutti daiiii?! Quelli che facevano foto a tutti quelli che passavano di corsa:

 Quelli forti

  Lek

Tutte foto di Matteo Pretto

Scusate era un CocaHavana, non potevo rifiutare,vero Matteo? 
Grazie del pensiero.

“Tranquillo, adesso cambia e si inizia a scendere”mi grida Matteo P. , lo stesso Matteo P che 48 ore dopo la corsa, via messenger mi vuole convincere  che dopo di quella non abbiamo incontrato nessun altra croce fino alla fine, mah, io sono ancora convinto mi voglia nascondere qualcosa ma fingo di crederci ;) !!!

Poco più avanti inizio a pensare a cosa abbiano pensato Remo e Giulio per farci evitare quel tratto di asfalto di cui molti si lamentarono nella scorsa edizione; tranquilli, al 37esimo km e mezzo arriva la risposta: 1,5km e 150 d+ di salita su una stradina sterrata, corribilissima per chi è nel pieno delle proprie facoltà mentali, ma io non lo ero, punto.

La svogliatezza mi assale, mi  passano almeno in 7-8, gigante, colui che mi dice il classico “Tu sei Alvin vero?” e se ne va sghignazzando, o Stefano F. che mi passa a velocità tripla, e che dire di Massimo P. che mi sorpassa esclamando “Sto sorpassando la special guest” e giù a ridere, mi tolgo lo zaino per controllare di non aver un foglio con inciso l’hashtag  #CoglionatemiPure. 

Il mio potere di reazione è pari a zero, so piantà, la resilienza? E che diavolo è sta roba? smetto, basta Ultrabericus, fanculo il DXT, par carità la TDH e il Bianco? E il Bianco? Cazzo l’ UTMB, quello devo farlo, poi smetto davvero.

44 esimo km, annuso la profumata scia della quarta donna della lunga e di una ragazza della staffetta che  tirano dritte ad un tornante, gli grido un “Nooooo ragazzeeeee di quaaaa”,  mi ringraziano, passo, fanno retromarcia e ripartono,  corro per un po’ davanti a loro per 500m in discesa orfano del loro profumo, mi fermo sulla destra guardandomi attorno, “Hai perso qualcosa mi chiede la quarta donna” io: “Si la voglia di correre”.
Ampi sospiri, riparto, Monte di Malo, ultimo ristoro, 6 km alla fine, non mangio nulla, svuoto le borracce, bevo a canna 2 bicchieroni di coca cola “Voglio ruttare fino all’arrivo” mi sento in dovere di comunicarlo ai volontari del tavolo che mi francobollano come i camion che trasportano miscele esplosive.

 Per due km sarà così veramente, gli zuccheri della cola vanno in circolo veloci, corro, rutto e sono felice, sono un uomo rinato, ah la droga, mi raggiunge un Kela rigenerato nel corpo e nello spirito, mi dice, dai forza, 3km e arriviamo insieme come all’Ultrabericus Winter, gli rispondo, "Guarda, grazie del pensiero ma non so nemmeno se arrivo correndo fino alla prossima curva”, Kela va nel futuro, un km dopo trovo Cello, (“Colui che sverna in cornetto” il suo nome Sioux) che mi tira per un po’.


Video By Marcello

Mi passa anche la quinta donna, me ne fotto, spianerei con la dinamite anche il “Montecio” pur di evitare quei 6m D+ che mancano all’arrivo, per non parlare dell’ultimo zig zag tra le vie sul bitume, avrei deturpato Malo con una sopraelevata dritta dritta  per entrare nel parco, ma, ma, ma, a 200m dal gonfiabile raggiungo la staffettista di prima, profuma ancora, glielo devo chiedere:“Ma come minchia fate a profumare ancora anche dopo 30 km?”  ultimi metri, gonfiabile, Cadel, La Betta, L’Arianna, Giulio, Matteo P, Arriva Tommy, applausi, vado in doccia, crampazzo al polpaccio, Kela mi presta le ciabatte, l’acqua è ancora calda, libidine, Terzo Tempo Summano Cobras, amici, birra,amici e ancora birra e ancora amici, tutto il resto? Non esiste!

Bravi Giulio, Remo, Mattia e Tino, per non parlare di tutto il Gruppo Sportivo Aim, applausi per tutti, Rigo terzo assoluto sul podio è la ciliegina Cobras sulla torta, ma Christian Modena con la maglia Finisher dello “Schio Ultra Jungle”, non ha prezzo, grazie Campione!









MEMENTO AUDERE SEMPER... RICORDA DI OSARE SEMPRE

Altri Post

LinkWithin Related Stories Widget for Blogs

RESPONSABILITA'

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica e non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62/2001. L'amministratore del blog, pur mantenendo costante azione preventiva, non ha alcuna responsabilità per gli articoli, siti e blog segnalati e per i loro contenuti. Ogni commento inserito nei post viene lasciato dall'autore dello stesso accettandone ogni eventuale responsabilità civile e penale. Le foto ed i video contenuti in questo blog sono da intendersi a puro carattere rappresentativo, divulgativo e senza alcun fine di lucro. Sono copyright dei rispettivi autori/agenzie/editori.