Il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni.(CIT) Eleanoor Roosvelt...

...E i miei sono fottutamente belli (CIT) Paolo Scotti

lunedì 10 aprile 2017

Per assaporare l'Ultra Jungle, c'è poco da fare, bisogna correrla il 30 Aprile!!!


Oggi ci stava una bella SchioUltraJunglata con Christian, alle 6:44 dalla Fabbrica Alta di Schio, prendiamo di bozzo buono i primi 2km che ci accompagneranno verso il primo brevissimo single track di giornata, fino alla croce nel punto di arrivo della famosa Via Crucis di Poleo, breve discesa tra il ghiaino e i fedeli (ancora a letto) e curva in derapata per intraprendere la lunga salita ombreggiata nel bosco dove a 5km dal via c’è il bivio tra Ultra e il City,  Formalaita, Ultra a Sx, City a Dx, impossibile sbagliare il giorno gara, è previsto l’impiego di un tiratore scelto (Carlo) posto sul tetto dell’ultima casa a sx, incaricato di “cecchinare” chi della corta, proverà a migrare sulla lunga, tranquilli, è un eutanasia anticipata per uno abituato alla corta, inoltrarsi sulla lunga, sarebbe un lungo e lento suicidio. Grazie Carlo. Spiego a Christian, scopa della lunga, che fino a lì, non sbaliseranno nulla, pena, perdere tutti quelli della corta nei bivi precedenti!!!

Il sentiero da lì prosegue con su e giù sempre corribili alle pendici di Mote Faedo e Monte Guizza versò contrà “Marsili” senza mai raggiungerla, perché dal Coston del Varo, il sentiero scende deciso bordeggiando le  ridenti acque del neonato torrente Gogna, 1km prima di risalire ed arrivare all’11esimo km a contrà Corobolli, sede del primo ristoro dello Schio Ultra Jungle. Con Christian, riempiamo le borracce e ci mangiamo una barretta, un largo sentiero ci accompagna alle faldei del Monte Enna, prima impegnativa salita di questa ultra. Ci aspettano 500 D+ in 3km su un impegnativo sentiero che dopo aver intercettato il sentiero delle Rogazioni, corre in falsopiano passando per la panoramica croce dell’ Enna, con una magnifica vista sulla sottostante Val Leogra che spazia dal Pasubio a Cima Marana passando per il Gruppo del Carega ed il Sengio Alto, poesia per gli occhi da un punto di vista inedito. 

                                                                                     Foto del 27 Dicembre

Un km e si giunge nel paradisiaco Osservatorio del Monte stesso, la vista è completamente diversa da quella precedente, il Novegno al di là della vallata si erge maestoso di fronte a noi, roba da secchezza oculare da quanto c’è da strabuzzare gli occhi, si scorge tutta la salita che tra pochi km andremo ad intraprendere per conquistare quello che l’impero Austroungarico ha da sempre soprannominato “L’ultimo Monte” da superare ad ogni costo, prima di dilagare nella sottostante pianura Vicentina “Il Monte Novegno”.

Foto del 27 Dicembre

Passaggio tecnico in cresta, Jungle Puro, 500m e siamo al Forte, doveva essere un anello fondamentale della difesa italiana dello sbarramento Agno  Assa  per proteggere la Val Leogra dall’ eventuale  scavallamento (mai avvenuto) di Pian delle Fugazze da parte Austroungarica. L’imponente costruzione si rese tristemente  famosa invece durante la battaglia d’arresto del Giugno 1916 per aver bombardato le linee italiane  già battute dal fuoco nemico nelle trincee di Monte Giove, tragico epilogo che causò il disarmo e il parziale smantellamento del forte stesso. Con Christian seguiamo il percorso di gara, frontale in testa e dopo averlo assicurato e sbagliato per 4 volte sulla corretta entrata e relarivo giro tra i corridoi del Forte, riusciamo nell’impresa.

Si, si Christian è di quà fidati

 Discesa tra i faggi, un paio di km veloci e siamo pronti a risalire nell’erta che ci porterà al monumento di Vallortigara, non prima di aver zigzagato tra le caratteristiche 8 case dell’ omonima contrà.


Giungiamo al Monumento dove il 30 aprile verrà allestito ristoro e il cambio per le staffette, ci aspettano 17 km e 1500m d+ prima del prossimo punto idrico, ci sarà l’obbligo di partire con un litro d’acqua e il caldo consiglio di portare con se una banana… d’altra parte, è o non è un Jungle? Se no che avventura sarebbe?


 Mangiamo, beviamo e facciamo il pieno alle borracce, la prossima salita è di quelle che  fanno selezione come all’entrata delle discoteche a metà anni 90, se non mangiate e bevete nulla a Vallortigara, su, a Forte Rione, arriverete strisciando sui gomiti. Salitona, mi procuro un bellissimo paio di bei bastoni di “pesso” (Abete Rosso) adesso c'è da spingere, Punto!

Fortuna vuole che tutta questa impegnativa salita di 4km dagli 880m di Vallortigara ai 1592 della “selletta del dubbio”, che vedremo più avanti, sia inframezzata da due, tre, splendidi punti panoramici sui quali rifiatare ed ammirare l’orizzonte, una su tutte i 1300 panoramici m di Malga Rocchetta, luogo nel quale sarebbe da piazzare uno sdraio e stare li ore ad ammirare pianura e montagne con una birretta in mano.

                                                                                    Foto del 27 Dicembre

Saliamo tranquilli, giunti alla “selletta del dubbio” a quota 1592m dirimiamo velocemente il dubbio, visto panorama e vicinanza (200m) una puntatina su Monte Calliano 1640m la facciamo di sicuro, il giorno gara, a  tutti coloro che mostreranno un selfie con pettorale e croce dal Calliano, una birra al banco,vi verrà offerta dai Summano Cobras. 

Calliano'sView

Un km e siamo su quello che è già stato nominato dai Cobras come il “Terrazzo dell’estate Due Zero Uno Sette”. Un Rifugio stagionale sapientemente gestito dall’Associazione 4 Novembre, con Vista a 360 gradi su tutto, il 30 aprile portatevi del buon collirio per gli occhi, vi si seccheranno spesso se vi dimenticate di batterli.

4 chiacchiere con il gestore Maurizio che ci promette un piatto di pasta per l’indomani, quando andremo a ripristinare l’agibilità e ripulire da 100 anni di abbandono la Trincea di raccordo del Vaccaresse, ripartiamo, ci attendono  2 km in discesa, uno dei quali in una trincea della  prima guerra mondiale impeccabilmente restaurata che trafora in più punti una montagna a sbalzo sulla vallata sottostante, ancora frontale in testa, ancora tanta roba.



 Al termine della trincea il percorso gara devia 40 m prima di un altro osservatorio ridiscendendo  serpeggiando la succitata  trincea di raccordo  lunga 500m con 100 d- fino alla carrareccia che una volta risalita, svoltando a sinistra porterà gli atleti a Passo Campedello.

 Io e Christian dobbiamo andare a recuperare i figli all’asilo, così optiamo per tagliare a malincuore l’altra panoramica zona fortificata di Cima Alta zigzagando tra i prati disseminati di crochi bianchi e viola  fino alla croce di Cima Novegno dove un gigantesco nuvolone ci copre tutta la vista sulla pianura ai nostri piedi. 



27 Dicembre, dalla croce del Novegno

Non ci resta che ridiscendere il crinale che dopo 400d- si tuffa nel bosco prima di atterrare al 36esimo km del Cerbaro (penultimo ristoro), - 11 all’arrivo, un paio di km e andiamo ad intercettare in contrà Cerbaro il percorso del City Jungle, che non lasceremo più  fino a Fabbrica Alta, prossima sede del più apocalittico e delirante Terzo tempo della storia dell’Ultratrail, non ci credete? Il 30 Aprile sarà uno spettacolo, fidatevi!

martedì 28 marzo 2017

Ultrabericus 2017, e niente, mi sono preso tardi...


Indovinate quale sono io? Ve lo dice il pirla di sotto! Foto By Nadia Pietrobelli

La Grande Bellezza 2

Scusate ma sono stato impegnato un attimo a Cinecibbericus... 

Ci sono corse da fare una volta nella vita poi, c’è l’ Ultrabericus, della quale, ho la fidelity card.

Settima edizione e quarta punzonatura per me, l’ha detto anche il “delirante Rigodanza”, puoi far finta di nulla per mesi, ma la terza settimana di Marzo ci si ritrova tutti qua, nel salotto bene di Vicenza, Piazza dei Signori, per la consueta scampagnata di 66km e 2500d+  tra i colli Berici.

1440 iscritti nel tracciato della lunga (twin compresi) ed altri 400 nel percorso Urban, fatto apposta per far sbavare 400 persone al di là delle transenne durante la nostra partenza, per ritrovarsene poi altri 200 in più sulla lunga il prossimo anno, fidatevi, funziona così.

E così, mentre Canistri confonde Beethoven  con Carmina Burana, il lungo serpentone si allunga su corso Palladio, si distende su Campo Marzo e si impenna deciso verso Monte Berico.

Sono partito calmo, calmissimo, quando “Soea pontara de santa libera”  passo  Pad e Tano, mi dicono “Cosa fetto ancora qua?” gli rispondo con la saggezza di Capitan Andrea Rigo “Parti tranquillo, fai sempre tempo a spararti gli ultimi 10km a 3:30” e così mentre con Mary e Michele facciamo una ripetuta di 300m a 3:01-3:02 sulle pietruzze a fianco dei portici, trovo “Andy chiacchiera Martini” che giuro, sta chiacchierando con un Vigile Urbano, gli urlo “Basta, Andre, basta, te ghe rotto i cojoni, tasi un fià” e giù a ridere.

Lunga discesa verso Villa Bedin, tanti amici da sorpassare e via di corsa fino alla salita di Torri di Arcugnano che precede il primo ristoro, dove senza fermarmi, sorpasso quelle 60 persone in un sol colpo. Verso  Perarolo  mi raggiunge Adriano, mi fa.” Siamo in andatura 8 ore”? gli rispondo “Adriano, l’ultrabericus l’ho cannata già 3 volte, ma fidati, se la canno anche oggi, mi taglio i mar…. siamo sulle 8 in scioltezza, fidati”. 

Lunghi su e giù, “caigo leggero”(foschia maledetta) panorami 0, si può correre e basta, discesone verso il ristoro di Pederiva, un occhiata al cronometro, 5 minuti di vantaggio rispetto a 2 anni fa, riempio le borracce  e via, ricordo una salita bastardissima, c’è anche quest’anno, calma e sangue freddo, se non temi la Maistrack, non puoi temere i Colli Berici.

 Prossima fermata ?“San Donato”, con Adriano si continua il tira e molla, GoPro a tavoletta, passo Ennio, sbaglio strada con Adriano e il Gps segna oramai 35km, siamo a San Donato, 10 minuti di vantaggio su 2 anni fa, saluto Remo, Emanuele ed Emme, mi aggiorna sul bollettino Cobras,” Rigo ha cambiato in 2:50 alla Fra e Francesca (#laprettoaimondiali”) è passata mezzora fa”, mi cadono gli occhi dalla sorpresa, gli dico “Sono Animali” e riparto, -30 è fatta.

Scherzo, cazzo!

“Benvenuti all’Ultrabericus” su sta minchia di salita, ci starebbe di brutto un cartello simile, le salite peggiori sono tutte alle spalle, d’ora in avanti serve solo la famosa “Resilienza”  ho altre 4 fettine di “Macafame” nelle tasche ma fettine di resilienza, anche no. Sulla discesa prima del penultimo ristoro mi chiama mia moglie: “Scusa ma fra quanto arrivi?” il mio cervello lo interpreta come un “qual è la radice quadrata di 23 per 17 alla seconda diviso 0,28?” rispondo un “Ti ho detto otto ore, fai conto che siam partiti alle 10, scusa ma non sono in grado di parlare al telefono e fare 10+8 mentre corro tra le pietruzze in discesa “ “ma come le 18? Mi hai sempre detto che saresti arrivato per le 15:59?” “No amore, quella era la Tdh che ho corso a fine luglio e bla bla bla…” la tizia che corre davanti a me, si piscia addosso dal ridere, andiamo oltre.

Raggiungo Christian, oggi ha grippato, verranno tempi migliori. A 200 m dal ristoro, spezzo il cuore prima a Mina, rifiutando il suo brodino caldo e poi a Rigodanza (si, si, quel Rigodanza) quello che è giunto a San Donato in 2 ore e 50, ed ora, dopo aver raccolto trai boschi un Simone Weger  oggi in giornata no, ha deciso saggiamente di finire ugualmente tutta l’ultrabericus, cercando di bere almeno un litro di birra e mangiando due etti di speck ad ogni ristoro. “Oh, finalmente, oggi, la corro con te e taglio il traguardo con te” mi fa lui, “Correre la corri tu, e poi no, lo sai che all’arrivo tengo famiglia e voglio tener nascosto  a moglie e figli la nostra relazione no?” …e Francesco se ne va.

Non so come ma verso Villa Balzana, sorpasso Emanuele e raggiungo Massimo e Graziano, facciamo qualche km in compagnia fino all’attacco della discesa  verso il lago, “mi fermo un attimo ad allacciarmi le scarpe” esclamo: Niiiiiiiioooooonnn, i miei compagni sono spariti nel nulla! Odio questa fottuta discesa, la corro piano, pianissimo, finalmente arrivo giù, da qui alla fine è semplice semplice, mi dice uno sorpassandomi su una moto da trial (ma come che caz???).

Breve su e giù, passo un “Bisa” in stato comatoso,  piattone tra i campi, cervello spento, viso di cemento e via. Ultimo ristoro, arrivo in compagnia, siamo io e tutta la mia stanchezza, calcolo al millilitro di quanta acqua ho bisogno da qui alla fine e riparto subito, chiamo mia moglie, schematico “#FraUnOraETwentySoInPiassa!!!

Sulla seguente salita, sono talmente perso in conti matematici da non accorgermi di aver sorpassato la mia compagna Cobras Silvia, e fidatevi, per sorpassarla e non notarla, una come Silvia, bisogna metterci impegno! Mi scuso con la Signorina e procedo, poco più avanti raggiungo Manuela, gli chiedo, e Stefano? Dov’è Stefano (suo marito)? “È la avanti” IO: “ma come, non ti accompagna? Lei:“Fame na carità, sito matto, el me fa vegner el nervoso, assa chel vaga” E così, tempo un km e raggiungo pure il marito in fuga, Stefanoooooooooooo, eccolo qua, da qui alla fine, sarà il mio “involuntary personal pacer”, raggiungiamo altri runner, si chiacchiera allegramente del più e del meno, ultima collina, Monte Berico è di nuovo in vista, (60km dopo) campi piattissimi, mi viene in mente la mia idea iniziale di partire piano per correrli a 3:30,  a volte mi stupisco di quello che la mia testa riesce a partorire in certi momenti.

 “Parco della valletta del silenzio” ribattezzato “Bio Parco (o era un porco?) della Perdizione” è l’ultimo “ostacolo mentale” prima dell’ultima morbida salita verso Monte Berico, ma, ma ,ma chi mi ha riacciuffato? Niente popo di meno che il mitico Adriano che zumpete zumpete mi affianca e mi fa “Sotto le 8 in scioltezza, salitella, scalette a bomba e arrivo in compagnia” “Mi è appena bloccato il collo, non mi sterza più a destra”, gli dico, “vai, vai Adri, avanzami una birra”.  Mi ripassa anche un Bisa rigenerato nel corpo e nello spirito, mi aspetto che mi becchi anche Tommaso oramai, a “ Villa ai Nani” incontro “Claudio Ultrabericus Team Cunegatti”, mi fa, “oh buongiorno eh” lo saluto monosillabo, mi fa “Ci stai nel tempo?” rispondo con un “pollice verso” e via.

Balconata di Via D’Azeglio 17:37, GoPro sulla destra, città e tramonto sulla sinistra, chiacchierata con Stefano, scalette in discesa e inspiegabilmente corro ancora, 300m all’arrivo, mi appare mio cugino Corrado, con cane e bimbi al seguito, son qui da non so quanto ad aspettarmi, cammino, mi grida “Finalmente, bravo, bravo Alvin” e con tutta la sua sensibilità aggiunge un “Coriiii se no te moeo drio el can” nel dubbio corro, lo ringrazio per la carica, Ponte San Michele, discesina, incrocio, cammino “eh, calma, calma, ormai ghe semo, e se magari attraverso ignorante e mi investono?” 

Urla di gente,  50 metri all’ ultima curva, trovo moglie e figlio, si, solo Ruben perché Anita memore della Tdh in cui è arrivata ultima nella nostra consueta sfida a 3 in finish line ha pensato bene di partire non appena mi ha visto scendere dalle Scalette di Monte Berico, “Andiamo Ruben”, sembra la curva di San Martino al Palio di Siena, cavallo scosso Anita è a metà rettilineo, Ruben mi da una sportellata ed esce dalla curva con una traiettoria da space shuttle a 3e10, deve avere le scarpe chiodate, va che falcata, va che falcata, io ho la scusa della GoPro  per andar piano e fare il video meno mosso possibile, la verità invece è che quando arrivo in finish line e vedo i miei bimbi corrermi davanti mi si riempie il cuore, gli occhi e non vedo più un cazzo, potrei inciampare pure su me stesso, ma per fortuna il gonfiabile laggiù infondo è di un bel rosso vivo  e il portale per la Gloria, lo becco al volo.

 Ci vorrà il Fotofinish per decretare il vincitore della sfida a tre ma pare che Ruben con un colpo di reni all’ultimo metro abbia anticipato di un nononulla la sorella, che sensibile come la madre, 3 metri dopo il traguardo mi guarda e con gli occhi da cerbiatto mi fa: “Buah, papà, che puzza!” amore del papà.

 7:46, avrei firmato per un 7:59, avevo sparato un “7:45 in caso di giornatone” una settimana prima… Ultrabericus 3, Alvin 1.

#LaPrettoAiMondiali mi ha stampato un 6:37… prima, strameritatamente prima.
Rigo e l’altra Fra (ncesca Costa) hanno stravinto la Twin, 2/3 di podio è tutto Cobras.

Ed in fine “la Lara”, la mia amica spettacolosa impegnata nella twin,  le avevo giurato che avrei fatto di tutto per raggiungerla ma 20 minuti, erano davvero tanta roba da grattar via in 30 km… la scia di Narciso Rodriguez, è ancora la, che fluttua tra i colli!!!


Un mese a Schio Ultra Jungle, e la si, i panorami vi stupiranno!!!

God Save "i Summano Cobras"!!!





martedì 21 febbraio 2017

Aim Energy Ultra 2017 La Resilienza, l'assenzia, l'emissario e il veterinario.


"Fra, Architetto Portapettorale"

Summano Cobras in Start line.

"Lalara"

E comunque sono arrivato TERZO, dopo i primi 50, ma terzo, quindi, muti, tutti!

Un’altra tacca, un’altra Ultra, un’altra ramenata fotonica.

Al trentottesimo Kilometro volevo buttarmi sotto una macchina da quanto stavo bene di testa e di gambe ma c’erano solo sentieri e Fabio Lipstik sarebbe arrivato prima di me al traguardo, quindi, ho desistito. #QuestioneDiLame.

Fabio Lipstik il palestrato accoltellato da Matteo Nocciolata S.

Comunque sia, alle 6:30, la parte peggiore della giornata, ossia mangiare 180g di pasta integrale con olio e parmigiano, era già alle spalle, no dico, ma avete mai annusato l’odore del mix: “PASTA INTEGRALE-OLIO D’OLIVA-FORMAGGIO GRANA”? Forse solo Matteo Nocciolata S. ne conosce gli aromi, lui che in corsa tiene nello stesso sacchettino, frutta secca e Parmigiano Reggiano, roba che spacca, fidatevi.

Se state ancora leggendo, significa che:
 A: Non avete nulla di meglio da fare, che triste esistenza ragazzi, ma perché non guardate pomeriggio 5?
B: Siete seduti sul Water (Tutti dicono di no, ma siate sinceri almeno una volta, per bacco, e quando li trovereste sennò 6 minuti di pace per leggere ste boiate?).
C: Il vostro è amore (questo era per mia moglie).
D: Avete lo stomaco forte e molta “resilienza” che in queste settimane come parola va di modissima, c’era gente che sudava resilienza domenica, d’altra parte la resilienza è forse la miglior qualità di noi pazzi che zaino in spalla e scarpette da trail, andiamo ad ammazzarci di km su e giù per i monti, giurando nel mentre che: “No vaffanculo, questa è l’ultima” per poi iscriverci puntualmente mezz’ora dopo l’arrivo ad una ancora più lunga e ancora più dura, segnatevi “30 aprile, SCHIO ULTRA JUNGLE”.

Eppure stavolta, pareva mi fossi allenato anche discretamente, ero pure partito giudizioso, senza andare in affanno, senza rincorrere Paolo Emme, senza mettere il cellulare in  “silenzioso” e senza avere la certezza di avere impostato correttamente  la deviazione di chiamata per la reperibilità, l’ANSIA!

Tutto va per il meglio fino alla graziosa chiesetta di "San Valentino", sono concentratissimo, ritmo facile, “op op op” e poi mi appare lei, bellissima, la giornalista di "TVA Vicenza" intenta a produrre un servizio sulla corsa, noto subito delle grandi potenzialità in lei ma non chiedetemi di che colore abbia avuto il piumino, non sono arrivato così in alto nell’osservazione, qualcosa mi ha fatto soffermare nella risalita…

Intndevo il laccio pericolosamente allentato cmq.

Il classico colpo di fulmine, mi sconcentro, perdo il passo giudizievole e penso ad altro, mi ridesto nei pressi del 13°km quando.: “eih ma, eih ma”, quello è il Lek, sulla prima discesa utile, raggiungo  il pornodivo dei Summano Cobras, e inizia il “darsea e torsea” con lui che mi brucia in salita ed io che lo recupero in discesa.

Chiacchieriamo del più e del meno nei pochi momenti di corsa in comune, lo vedo contratto: “Stavo ancora digerendo la pizza  Cipolla, Verde, Funghi e Salsiccia di ieri sera” mi dirà a fine corsa dopo avermi dato 30 minuti in 20 km. Me lo segno, per  la vigilia dell’Ultrabericus, tanto per arrivare a stomaco vuoto all’ultimo ristoro.

Cmq sia, il Lek è un signore e mi lascia cuocere nel mio brodino km dopo km, poi arriva la discesa verso Priabona, lui è piantato a 6 al km fisso, che sia il 24% di discesa o il 53% di salita, LUI, oggi, CORRE,  sempre e SOLO a 6 al km!

21esimo km, "Goodstone" (Priabona)  ristoro, passando sotto la curva della tifoseria “Durona” capitanata da quel veterinario di Marco M.  tra i vari incitamenti che intuisco, uno svetta su tutti è un caloroso:“Merdaaaaaa” prendo nota… mentre Federica M. mi mette in guardia con un “Oh guarda che Tommy è già passato da 5 minuti… pff tranquilla, tanto non mi può finire la birra dopo l’arrivo.

Riparto, Lek in discesa è temibile come un vecchio col cappello che guida un camper, freno motore tarato ai 6/km, inamovibile.

Breve salita, si scollina e si arriva a Campipiani di sotto, anche se siamo chiaramente  di sopra, il sentiero sbocca su una carrareccia con un cartello che indica “Campipiani di sopra” mi si confondono le idee, falsopiano, adesso ancora di più, si corre, dopo 200m  mi sorpassa  una mercedes bianca, il tipo ferma la macchina e spalanca la porta chiudendomi la strada, mi fermo, il signore (sicuramente un emissario di Fabio Lipstik)  in lingua madre mi fa “A te ghe sbaja, te ghe da nare a campipiani de sora, so pena sta vedare i to soci, torna indrio!” io,  un po’ sul rincoglionito ma vigile, gli rispondo con un:“No guardi,c’erano le balise che indicavano di qua” e lui “Chi?” io: “I nastri biancorossi” lui senza capire: “A te ghe sbajà, te ghe da nar su par de à” Dio vuole che nel mentre sopraggiunge una coppia del luogo a passeggio  che si aggiunge all' allegro teatrino e riconoscendolo gli fa “No no Franco, xe giusto, i li fa tirar dritti nea curva qua de sora zo pal sentiero  e i fa ndar zo ai campipiani de sora” io non capisco più un cavolo (ma vrei voluto dire CAZZO), campi piani di sotto, andare in su per scendere in giù, ma, ma ,ma, ma:“Be tusi basta che ve mettì d’accordo!” esclamo.
 La coppia: “Ma si Franco, asseo nare, xe giusto de qua” fatto sta che Franco scusandosi all’infinito, risale in macchina e mi lascia andare, non prima di affiancarmi di nuovo, aprire il finestrino riscusandosi all’infinito e rispiegandomi per la terza volta che “No, parchè mi, so pena sta a campi piani de sora a vedare i to soci eeee….

24esimo km “campi sopra di piani” o come cavolo si chiama è alle spalle, parte la salita che porta ai 202 scalini che sale a Monte Nudo, sento nominare qualche santo da dietro, con calma arrivo su.

"La Grande Bellezza" foto di Lorenza Visentin

Al 26esimo km non sto affatto male ma soffro probabilmente di allucinazioni, sulla sinistra c’è il “baldacchio” il “camietto” coi panini onti (farciti), che ci mangiavamo con una fame indicibile (chimica?)  xmila anni fa quando si usciva dalla discoteca la mattina…

L’anno scorso a questo punto ero già bello che andato, mi raggiunge subito  Lek il metronomo, mi dice “Guarda il ragazzo laggiùùùù è Tommy vestito di bluuuuu”, raggiungo anche Kela assalito dai crampi, corricchio e raggiungo "Tommaso Guenot Bassa", partito un po’ troppo in pompa oggi… “So ragazzi si faranno e allora ci stracceranno”.

Intorno al 27esimo km, subito dopo la croce abbattuta della Trinca (me l’ha detto Matteo P.) ci raggiunge  e sorpassa il veterinario capoultras alla rincorsa di Sharon, sua moglie, confonde i sorpassati infilandosi i pantaloni tra le chiappe chiedendo permesso con voce acuta,  fingendo di correre in perizoma, una brutta immagine, alla sola vista  Tommaso viene colto dai crampi, una signora che passeggia contromano prova ad infilargli anche 5 euro nelle vesti ma l’individuo si divincola abilmente, ah questiGGiovani!

Cos’è o cosa non è, sedotto e abbandonato dal Masiero di turno, perdo Tommy, il sentiero  prima scende e poi risale in un su e giù serpeggiando su di una bella cresta  alberata (mannaggia alla foschia) passando accanto alla croce di Stomita prima, fino alla croce di Massignan poi…. quella dove c’erano Daniele R. e Matteo P. dai?! Quelli che incitavano tutti daiiii?! Quelli che facevano foto a tutti quelli che passavano di corsa:

 Quelli forti

  Lek

Tutte foto di Matteo Pretto

Scusate era un CocaHavana, non potevo rifiutare,vero Matteo? 
Grazie del pensiero.

“Tranquillo, adesso cambia e si inizia a scendere”mi grida Matteo P. , lo stesso Matteo P che 48 ore dopo la corsa, via messenger mi vuole convincere  che dopo di quella non abbiamo incontrato nessun altra croce fino alla fine, mah, io sono ancora convinto mi voglia nascondere qualcosa ma fingo di crederci ;) !!!

Poco più avanti inizio a pensare a cosa abbiano pensato Remo e Giulio per farci evitare quel tratto di asfalto di cui molti si lamentarono nella scorsa edizione; tranquilli, al 37esimo km e mezzo arriva la risposta: 1,5km e 150 d+ di salita su una stradina sterrata, corribilissima per chi è nel pieno delle proprie facoltà mentali, ma io non lo ero, punto.

La svogliatezza mi assale, mi  passano almeno in 7-8, gigante, colui che mi dice il classico “Tu sei Alvin vero?” e se ne va sghignazzando, o Stefano F. che mi passa a velocità tripla, e che dire di Massimo P. che mi sorpassa esclamando “Sto sorpassando la special guest” e giù a ridere, mi tolgo lo zaino per controllare di non aver un foglio con inciso l’hashtag  #CoglionatemiPure. 

Il mio potere di reazione è pari a zero, so piantà, la resilienza? E che diavolo è sta roba? smetto, basta Ultrabericus, fanculo il DXT, par carità la TDH e il Bianco? E il Bianco? Cazzo l’ UTMB, quello devo farlo, poi smetto davvero.

44 esimo km, annuso la profumata scia della quarta donna della lunga e di una ragazza della staffetta che  tirano dritte ad un tornante, gli grido un “Nooooo ragazzeeeee di quaaaa”,  mi ringraziano, passo, fanno retromarcia e ripartono,  corro per un po’ davanti a loro per 500m in discesa orfano del loro profumo, mi fermo sulla destra guardandomi attorno, “Hai perso qualcosa mi chiede la quarta donna” io: “Si la voglia di correre”.
Ampi sospiri, riparto, Monte di Malo, ultimo ristoro, 6 km alla fine, non mangio nulla, svuoto le borracce, bevo a canna 2 bicchieroni di coca cola “Voglio ruttare fino all’arrivo” mi sento in dovere di comunicarlo ai volontari del tavolo che mi francobollano come i camion che trasportano miscele esplosive.

 Per due km sarà così veramente, gli zuccheri della cola vanno in circolo veloci, corro, rutto e sono felice, sono un uomo rinato, ah la droga, mi raggiunge un Kela rigenerato nel corpo e nello spirito, mi dice, dai forza, 3km e arriviamo insieme come all’Ultrabericus Winter, gli rispondo, "Guarda, grazie del pensiero ma non so nemmeno se arrivo correndo fino alla prossima curva”, Kela va nel futuro, un km dopo trovo Cello, (“Colui che sverna in cornetto” il suo nome Sioux) che mi tira per un po’.


Video By Marcello

Mi passa anche la quinta donna, me ne fotto, spianerei con la dinamite anche il “Montecio” pur di evitare quei 6m D+ che mancano all’arrivo, per non parlare dell’ultimo zig zag tra le vie sul bitume, avrei deturpato Malo con una sopraelevata dritta dritta  per entrare nel parco, ma, ma, ma, a 200m dal gonfiabile raggiungo la staffettista di prima, profuma ancora, glielo devo chiedere:“Ma come minchia fate a profumare ancora anche dopo 30 km?”  ultimi metri, gonfiabile, Cadel, La Betta, L’Arianna, Giulio, Matteo P, Arriva Tommy, applausi, vado in doccia, crampazzo al polpaccio, Kela mi presta le ciabatte, l’acqua è ancora calda, libidine, Terzo Tempo Summano Cobras, amici, birra,amici e ancora birra e ancora amici, tutto il resto? Non esiste!

Bravi Giulio, Remo, Mattia e Tino, per non parlare di tutto il Gruppo Sportivo Aim, applausi per tutti, Rigo terzo assoluto sul podio è la ciliegina Cobras sulla torta, ma Christian Modena con la maglia Finisher dello “Schio Ultra Jungle”, non ha prezzo, grazie Campione!









venerdì 9 dicembre 2016

ULTRABERICUS WINTER, 33 E SENTIRLI TUTTI.


Grazie Sara

C’era già un Ultrabericus, ma siccome di gente in piazza dei Signori non ce ne stava più, è nato l' “Ultrabericus Winter” la versione “Christmas Time” della corsa originale, non c’era la neve (purtroppo) ma anche  per fortuna, perché se anche ieri nonostante i 750m totali di fango c’è stata gente che  ha avuto da lamentarsi, con la neve, si sarebbero raccolti i cadaveri. 
Ad organizzarla sono sempre loro, i padroni incontrastati dei Berici, l’ Ultrabericus Team… tradotto: “Solo gare da Sold Out” punto.

Oggi si va a cannone,

Oggi, strategia zero,  paraocchi come i mussi (muli) e pedalare,

Oggi o la va o me spacco.

Ai ristori si va via dritto (pensavo) , un litro d’acqua, 3 Hydrogel Powerbar e una manciata di uvetta…  ma vuoi non assaggiare i fichi secchi, le noci, i limoni le arance le crostate, il grana, lo speck? Lo speck, lo speck, oddio non c’è lo speck, nooooooo disse Rigodanza all’arrivo.

Modalità Panorama disabilitata, Elvin (Pronunciando la "E" a bocca spalancata) oggi non si distrarrà dalle futili cose come i panorami dei berici e i fondoschiena delle atlete, Delvin (Si per la lista iscritti UISP mi chiamavo davvero così) oggi correrà a muso duro e “bareta Fracà” come diceva mio nonno.

Tonnellate di stress lavorativo da spiattellare sotto le scarpe (leggasi, rotture di coglioni,), obiettivo, 6’/km di media finale, tutto il resto, non esiste.

Sbang, km1: Il gruppone esce dalla piazza, cerco di prendermi un pò avanti perché questo sarà il tratto più fang rock di oggi, con Tommy partiamo fortissimo, tanto da permetterci di correre per  500m buoni a fianco di Rigodanza (il padre però).

Km2: l’Ultrabericus Team  fa selezione come all’entrata in discoteca. Se non sai correre DENTRO al fango, non sei degno dei Berici, la corsa percorre un tratto composto da un fango misto sterrato, disseminato di pozzanghere, a tratti siamo nel “Paludoso”, c’è chi si lamenta, io me la rido e vado a manetta.

Km3: destra, sinistra tra i campi, raggiungo Emanuele “La Mummia” Frisoni, è bardato come se fossero -10°, Salmoneggio tra la folla. Tlin 4:11


Km4:Donna Fluo Picachu Style all’orizzonte, è Mary, la vedo bella in pompa, Ipod nelle orecchie, saluti reciproci e via andare.

Km5:Pianezze, salitella su asfalto, segnalo ragazza con maglia verde e culo spaziale, potrei starle dietro per ore ma da contratto oggi ne ho solo 3, sho sho, andare!

Km6: Salitella e discesetta, fino all’attacco della prima vera salita, Tlin 6km in 29:54…. 6 minuti di vantaggio sulla media ambita, clap clap clap clap, applausi.

Km7:Si sale davvero, "tra gli scogli e le pietruzze a 3:02 al km" direbbe Giova… io, scarso, lo percorro in più di 8 minuti!

Km8: Passo Achille, Kila e il Lek vestito,  gente che solitamente quando arrivo io al traguardo è già alla terza birra, sarebbe già abbastanza per capire che sono ad un andatura da suicidio ma non lo capisco, guardo il suunto e al posto della FC media mi appare un crocefisso #MaNonLoCapisco.

Km9: Villa Balzana, verso il sentiero di Tarzan, dovevate vederlo prima che gli “Indefessi”  lo tirassero a lucido… ci mancava davvero di incontrare solo tarzan e cita da quanto era inestricabile.

Km10: Tutta discesa, ingurgito un gel, si vola!

Km11: Ristoro di Villa Balzana, gazebo, alpini, barbecue e polenta sulla griglia, sono arrivato troppo presto, “La xe ancora indrio” diria me nonna, quelli del Circolo Fotografico Leoniceno hanno paparazzi ovunque!!!


Girando la Poenta foto di Matteo Cristofanelli

Km12:Con Diego Ironman Mottin giochiamo a “Darsea e Torsea”, ha un paio di A2 liscissime, in discesa scende che par sul ghiaccio e lo passo facile, in salita esce l’ironman che è in lui e mi passa di brutto brutto brutto, sarà così per 5 km.

Km 13: Sorpasso quello di sempre ma che è un altro, quello che trovo ad ogni gara, il solito che mi fa “Ma tu sei Alvin vero?  Io:“Certo” Lui: “Mi citi nel blog vero?” Io: “Certo,non mi dirai come ti chiami vero?”  Lui: “No no tranquillo”.
Arriva il breve tratto di fango in cui l’organizzazione ha fissato un paio di corde per rendere meno pericoloso l’avanzare, Bisa ci omaggia con un “Tenti che qua ghe xe slimego” slang Arcugnanese per definire il fango scivoloso.

Km14: Autostrada in discesa con  vista lago sulla destra, mi piace, mi salta in mente la “dolomiti di Brenta Ultratrail” e cado in un profondo stato di depressione.

Km15: Ristoro, penso di essere il primo a fermarsi, son come un bambino davanti allo scaffale delle macchinette in cartoleria, non so quale prendere, riempio la borraccia,  Kela e Bisa degli Skirunner Le Vigne,  nonostante il cartello che presegnala la presenza di un autovelox passano ai 70 all’ora, Alessio Ironman Mottin  farà almeno i 93, una manciata di uvetta e riparto, proprio quando sopraggiunge Achille con un andatura più umanoide…. Adesso capisco perché mi danno sempre un ora all’arrivo, il trucco è non fermarsi mai ai ristori… no no, non ci siamo ragazzi!!!


  Km 16, l’ultrabericus winter inizia qui, un salitone parte dalla riva del lago, Achille è proprio in gita svogliata, vivacchia tranquillo poco dietro di me, Kela è avantissimo, e Bisa bacchetta veloce con i bastoni  con due pom pom fogliosi sui puntali delle racchette.
 Ritrovo Matteo, Foto:

"Cazzo avrò da ridere poi???"

Km17, Anche Lapio è alle spalle, Ulivi e saliscendi, con Bisa è un continuo tira e molla.

Km18 e 19 si scende veloce in valle dei Mulini, mi piace, chiacchiero con Bisa, Kela è all’orizzonte, ci aspetta.

A-A bbronzatissimo

Km20 e 21 da "Villa di Fimon" parte quella che sembrerebbe l’ultima grossa salita, provo a far parlare Bisa per sfiatarlo ma più si avvicina ad Arcugnano e più prende vigore, pianino ma si corre.

Km 23, si scollina, 23km in 2 ore e 23, finezza, ci tenevo a dirvelo, so che ci tenevate a saperlo e se dite di no, siete dei falsi.

Km24-26 Continuo a tentar di far chiacchierare Bisa, ma niente da fare, più parla e più ne ha, caccia fuori anche il cellulare e ci facciamo 16 foto, l’unica in cui io ho una faccia “quasi normale” è questa:


Sulla sinistra la freschezza atletica, sulla destra l’assenza celebrale.

Il Km25: è corrisposto con l’assenza celebrale, motivo per il quale non è stato citato.

Km27: Lunghissima discesa, ad averne si potrebbe andare a 4, monta la stanchezza, mi si smontano le gambe, il poco allenamento inizia a farsi sentire, incontro Marco  Durones che mi piglia per il culo da lontano chiamandomi Elvin EEEElvin, Grazie UISP, Grazie Marco, è sempre bello trovare amici che ti coglionano in corsa!

Foto di Marco Masiero

Km28  “E Toccarono il verde prato”, piattissimo, durissimo, ultimo gel, qualcuno mi spari, tento di nascondere anche le orecchie sotto il buff per fendere meglio l’aria ma niente, ho freddo alle braccia, fate largo, sta arrivando l’unico genio in canotta di oggi.

Km29, Salita, contromano in discesa scende Filippo Canetta, spero che vedendomi così svestito al freeeeddddooo e al geeeelooo, oooh bambino, mio divino… no scusate, dicevamo, spero che vedendomi così all’addiaccio sia preso da un briciolo di solidarietà podistica e mi omaggi di un natalizio dono sottoforma di una delle sue bellissime maglie wild Tee ma niente, mi dice, “dai che è l’ultima, dai che è l’ultima”, tra me e me spero solo non corrisponda anche con l’ultima della mia vita, sarei discretamente giovane ancora e so che vi mancherei un sacco.

Km30, 0 D+ e 0 D- con una salita e una discesa in mezzo, ma come caz? mi trascino a 5:55/km, al 31esimo km si spiega tutta la spinta atletica e l’entusiasmo di Bisa, ha mezzo albero genialogico che lo attende sotto casa, urla da stadio Vaiiiiii Marcoooooo!!!

 Arcugnano, "Curva Bisa"

Km 31, Bisa passa me e Kela a 3 al km… ah il doping di trovare i propri figli sul percorso… decidiamo per l’arrivo in compagnia. (Ringrazio nell'ordine, Dio Bisa e Kela )

Km 32, Bisa corre ad occhi chiusi, conosce ogni filo d’erba e tutti i tombini nell’ ultimo tratto di asfalto, kela ci racconta dei suoi crampi, io non capisco come possano ancora muoversi le mie gambe, al posto di sangue pare mi scorra yogurt nelle vene.

Km 33,  E’ fatta, tagliamo il traguardo braccia al cielo, neanche un minuto e arrivano Achille, Moreno e Matteo, il tempo di rovinare la foto di gruppo a quelli degli Skyrunner Le Vigne….

Dino, Achille, Kila, Bisa, Elvin

Notare la perfetta scala dal più forte al più scarso da sinistra a destra.

Dopo 15 minuti ad informare tutti che ho malissimo alle gambe (li vedevo molto interessati), spengo il suunto e mi levo dalle palle…. (Mi scuso se non ho detto a tutti tutti, quanto avessi male alle gambe ma tutti tutti, non li conoscevo proprio). 6:04 al km di media, mezza sega, guardo Rigodanza e Mastrotto, sono qui da talmente tanto tempo che Francesco è alla sesta birra e Roberto si è aperto anche la bottiglia del premio finisher, trovo i compagni Cobras Alessio e Michele, quest’ultimo per coglionarmi ancora di più mi fa presente che ha sbagliato ad un incrocio e pur facendo 4 km in più,mi ha dato ben 18 minuti… ma sto cazzo di Fagnonibus, chi l’ha proposto tra i Cobras??? Ancora mi fischiano le orecchie.

Si prosegue con il terzo tempo in palestra, il gruppo misto formato da Summano Cobras, Skyrunner Le Vigne e Gruppo Sportivo AIM è tantissima roba… 

Elvin Tingiti la Barba!!!!

Arrivano le premiazioni, io e Christian, umili, andiamo via prima, l’anno prossimo cara UISP, organizzate almeno una marronata in piazza ad Arcugnano per tirar su un po’ di gente in zona arrivo... e le docce, per cortesia, regolate quell’acqua in uscita dai boiler, ho sentito gente urlare in doccia per la granita che usciva dai soffioni.

domenica 18 settembre 2016

DOLOMITI EXTREME TRAIL 2016 "DECESSUS DOCET"

... fino al decessus...

Tre mesi per imparare a scrivere un titolo in latino e per metabolizzare un ritiro possono bastare? Io dico di si.

Dolomiti Extreme Trail 2016, 103 km (che poi erano 107) con 7150D+. Una scampagnata.

La immaginavo dura ma non più dura della mia testa e della voglia di terminarla, almeno, fino alla vigilia.

Questo racconto è tutta colpa di Ileana, oramai il DXT 2016 era quasi digerito del tutto, ma venne il Dolomiti di Brenta Trail e…

25 esimo km, accendo la Gopro, ipnotizzato da oltre un km dal logo (o il culo?) della ragazza che zampetta dinnanzi a me, perché diciamocelo, voi correte davvero le ultratrail per guardare le montagne? Ma per favore!!! Mi accorgo che ha un bellissimo paio di pantaloncini kalenji, (allora vedete che guardavo il logo?)  “Tommy, ti procuro io una gigantografia da appendere in negozio” sussurro al mio compagno di avventura, fu così, che tra le varie foto venute male, ne feci una quasi meritevole e poi vabbè… associ il pettorale ad un nome, la cerchi sui social (si, confesso è roba da maniaci), gliela invii, vede che hai un blog in cui scrivi cazzate, ti ringrazia e ti messaggia la fatidica domanda: “Ma eri al Dxt anche tu quest’anno?” Risposta mia: “Si cazzo, primo ritiro della storia” E mi parte l’embolo.


Zoldo, Venerdì 10 Agosto 2016.

Lavoro fino alle 13, vado a casa, mangio, parto,e in due ore e 15 sono a Zoldo, ritiro il pettorale, preparo lo zaino, foto con uno dei TANTISSIMI fan scarsi di passaggio:

SCUSA MARCO OLMO, STAVO SCHERZANDO

Non riesco a dormire, vado a cena con Adriano ed Enrico. Provo a distendermi 20 minuti in macchina ma nulla, #AGITESCION. 



Abbraccio Larry in Start line e conosco Michele, 330 frontali si accendono, 3-2-1, si va.


La partenza è di quelle che adoro, 2 km e mezzo di discesa su asfalto, l’ideale per andare in temperatura con zero impegno fisico, galleria, svolta a destra, ponte, single track, salita fotonica, bosco, radici, sassi come saponette, umidità tropicale. Benvenuti al Dolomiti Extreme Trail.

Si sale facendo una mezzaluna attorno ad un monte invisibile, fluttuo in un nero interrotto solo dai fasci luminosi delle frontali bianche  e dagli illuminatori rossi che ciondolano dagli zaini, le nubi si addormentano poggiate sulle cime, ovattando  tutto ciò che supera quota 1900m, non c’è luna, non ci sono stelle, il buio più buio che c’è, silenzio, rumore di passi,  fiatone e salita vera, “Antò fa caldo” diceva una pubblicità anni fa, passo un  AlbertoZan che par dis-orientato ma in realtà è dis-idratato. Arriviamo fino ai 1940m di forcella piccola,  ah che fresco, finalmente, scendiamo veloci fino al Rifugio Sommariva al Pramper,(15°km)  super, mega, iper tavolata con qualsiasi cosa sopra… mi fiondo ignorante sul pane e nutella… una fetta, due fette, tre fette, quattro fette, cinque fette… non mangerò più nulla da qui allo Staulanza.

Riparto, l’altimetria del percorso dice che tra 500m sarà discesa, lo sarà, ma sarà discesa cattiva, 30 minuti per fare 4km con 300m d- in un sottobosco di radici coperto di foglie (bagnate), io, usando la tattica Lut 2015 ho fottutamente sbagliato scarpe, una mina, due mine tre mine, sta roba è incorribile e mi fa uscire di testa, inizio a pensare di aver problemi di labirintite, non sto in piedi, poi, dalle parti di Malga Pramper, 4km su di una stradina sterrata mi illudono di riprendermi un po’, ma po’, molto po-co.

Ricadiamo nel bosco afoso e inizia un lungo tratto molto caratteristico, si, caratteristico, perché se si chiama Dolomiti Extreme, lo capisci proprio adesso, salite e discese brevissime con dei corti tratti attrezzati, destra su, sinistra giù, corda qua, cordino di là, è davvero un peccato che sia buio pesto ma forse per chi soffre di vertigini è pure meglio così…

Mi viene spesso da ridere ascoltando i porcazzi che scaglia al cielo il toscano che mi precede, deve avere un Dio Egiziano da come li nomina…

E’ la peggior notte podistica della mia vita, o almeno me lo auguro, gli ultimi 10km li ho corsi in due ore e passa, il cielo è nuvoloso e pare non albeggiare mai, Passo Duran devono averlo spostato nella valle al di là, per Dio, non arriva più, è al 30°km a 6 ore e 16 minuti dalla mia partenza , robe da matti, non sono stanco, ma sudo pessimismo, poi, finalmente, il cielo rischiara e ho l’illuminazione: “mi ritiro al Duran…” 

Al ristoro, siamo in pochi, zero appetito, brutto, bruttissimo segno, guardo una navetta terribilmente vuota, non c’ho fame, bevo e basta, penso di essere ancora sazio dal pane e nutella di 3 ore prima, mi dicono che siamo passati solo in 80 con il cancello che chiude tra 2 ore… ma dov’è finita la gente? MISTERI, roba da Vojager. No scherzavo, non mi ritiro.

Al 32esimo km inizia la salita al Bivacco Grisetti, salita, non è l’aggettivo esatto, è un vertical di 1700m e 450d+ tra i mughi e le nuvole basse, vado talmente piano che mi si chiuduno gli occhi, vorrei salire a gatto miao ma potrei addormentarmi in quella posizione, sonno, tanto sonno, arrivo al Bivacco con qualche nube che pare dissolversi, per la prima volta lo sguardo può spaziare un po’, un po’ è cmq esagerato, le nuvole coprono il cielo “Sono tra le dolomiti e non si vede quasi un cacchio” #tristevolezza, se ci aggiungiamo stanchezza e sonno, si capisce perché, con sguardo disperso, chiesi ai due volontari del bivacco “Eilah, si può fare una dormitina in Bivacco?” si guardano e mi guardano, uno mi fa “ma son le 7:30, vuoi dormire adesso?” “Giuro, so drio rabaltarme dal sonno” gli rispondo…. Clappete clappete, clappete clappete, da dietro arriva un runner, (mai visto prima) i volontari  si guardano, mi guardano, il runner guarda tutti, i volontari mi dicono “certo, vai pure”, mezzo cervello  cade tra le braccia di Morfeo all’istante, come una trota che dorme in corrente in un torrente, ma arriva il runner che come un bimbo minkia, vede la trota, prende il sasso più grosso che c’è e lo lancia in acqua. Il suo sasso è un  “Noooo” che mi coglie alle spalle,  “Non puoi fermarti a dormire, vieni via con me, dai, è discesa e ci divertiremo un sacco, vedrai che ti passa il sonno” sono sul rincoglionito andante, annuisco, sono caratterialmente MOLLO, alla mercè degli eventi.

Partiamo, ci raccontiamo della notte passata, mi dice che si è divertito un sacco, mi sento incompreso, taccio, mi limito a seguirlo, forse si droga.

 6e40, la sveglia sul cellulare del bimbo minkia inizia a suonare, ha la stessa suoneria della mia radiosveglia, armeggia per spegnerla…  suona talmente tanto che ad un certo punto mi sto quasi per auto convincere di essere davvero nel mio letto, potrei aprire gli occhi, alzarmi ed andare a lavorare… e invece no, più li apro e più vedo foschia, discesa maledetta e radici bastarde che zigzagano sotto i miei piedi, ah, come cambiano le cose a seconda delle situazioni. 400 d- in 1500m con questo fondo, sono davvero un brutto sogno.

36 esimo km, arriviamo a Malga Grava, nel frattempo, dopo l’ennesimo scivolone mi passano in 3 oltre il bimbo minkia, incedo ad intermittenza, 2km di voglia e 4 di agonia, non penso a quanti km mancano, provo a mangiare un paio di fette biscottate con la marmellata ma niente, non vanno giù, bevo the e riparto con Enrico, l’amico di Adriano, vecchia conoscenza del Summano Gimmy Five, lui sta da Dio, infilo “2km di voglia” e gli sto dietro ma rimango fedele all’interval trail di prima e così, nei successivi 4km che ci devieranno dal “Sentiero Tivan” fino allo scollinamento ai piedi del Civetta, lo perderò di vista, per sempre.

Si scende, ultimo tratto sulla pista da sci fino all’abitato di Pecol, 42 esimo km, ai tempi d’oro sul piano impiegavo massimo 3 ore e 3 minuti per correrli… da ieri sera ne son passate 8e40, (#Maccheccazzomivieneinmenteincertimomenti?) 

Sono sfattissimo, a parte i tre volontari, non c’è un cane,  mi distendo sulla panca del ristoro, provo a mangiucchiare qualcosa ma non va giù niente, guardo il ragazzino 18enne che mi guarda come dire “Poveretto non stai troppo bene, ma chi te lo fa fare?” e gli dico… e ieri sera? discoteca? Annuisce, gli dico ridendo “ha ha ha, averlo saputo,ci venivo anch’io” la gentilissima sciura addetta al ristoro mi sorride, gli dico,  basta, allo Staulanza “e gli faccio il gesto dello sgozzato” si fa seria e mi dice, dallo Staulanza si fa più buona, guardo l’altimetria “Oh Jesus” e mi vien da vomitare.



Da lontano scorgo Larry, lo saluto, “ci vediamo in salita” gli grido, si sale, tengo un andatura nemmeno malvagia, a metà dell’erta mi passa (a velocità doppia) risaltiamo sulla pista da sci sotto “Pian dei Sec” mi passa il primo della 53km… pare avanzare sullo skate di ritorno al futuro, io penso solo allo “Staulanza”, sarà il mio arrivo e nulla potrà farmi avanzare oltre lo “Staulanza” , così è deciso, l’udienza è tolta.

La modifica al percorso per evitare il  Tivan innevato mi ha probabilmente salvato la vita ma ha incasinato i km, siamo sbagliati di 2, così quando dopo 47 km scollino ai 1900m di Col dei Baldi scopro di avere anche problemi di matematica, 47 + 2  fa 49, ma se era al 52esimo lo staulanza ne mancan 3 ma laggiù non c’è! È troppo un casino, il sole fa capolino dalle nubi, a tratti è un afa opprimente, lungo il percorso, coppie di anziani a passeggio probabilmente paracadutati dall’organizzazione applaudono il nostro passaggio, l’elicottero del DXT sorvola a bassa quota il tracciato, tutto si fa corribile ah… la meteopatia, caspita ma sai che quasi quasi, non mi fermo allo Staulanza???



Scendiamo e risaliamo, scendiamo e risaliamo, mi passano il secondo e il terzo della 53, il primo ha un vantaggio incredibile, 52esimo km, siamo accanto all’anticima sud del Monte Crot, laggiù in fondo c’è davvero Passo Staulanza, guardo bene l’altimetria, e il profilo della salita del 70esimo pone fine ai miei sogni di avanzata, parte la discesa, la corro tutta, sorpasso un bel po’ di gente, i turisti a passeggio ti incitano e ti danno una carica incredibile, facendomi appannare gli occhi dall’emozione, sapendo che oggi, questa, sarà la mia ultima discesa…



1780m, finisce la discesa e finisco io, tendone, speaker, ristoro, 11 ore e 50 minuti, 2 ore e 10 sulla chiusura del cancello, ci sarebbe tutto il tempo di provare a ragionare e pensare a cosa fare, mi siedo con Larry, 6 piatti di minestra scendono come l’acqua, non mangiavo seriamente dal 14°km, Larry è fresco che pare appena partito, gli dico che abbandono, che non è stata nottata e che non sarà giornata, voglio riconsegnare subito il chip ma gentilmente i volontari mi dicono “no dai aspetta, magari ti torna la voglia”, vado a cambiarmi, rimango li a bighellonare tra la consegna sacche e il ristoro, poi decido, ciao DXT.

Ad un’ora dalla chiusura sono passati 95 concorrenti… mi chiedo se i cancelli li abbiano calcolati sul passo di chi?lian, Jornet Burgada o di chi… com’è possibile che a metà gara, la metà dei concorrenti rimanga fuori tempo massimo al cancello?

Bah, salgo sul pulmino con altri 4, un km e dormiamo tutti, sfiniti, come i bambini dopo una giornata sul bob in montagna.

Allungheranno il cancello di un’ora, passeranno in 140 e finiranno solamente in 129. EROI…

Il DXT non è uno scherzo, i primi 40km sono di una durezza e crudezza incredibile, 56km e 4200 D+ con discese a tratti davvero incorribili, corde, tratti attrezzati,radici e foglie sono state davvero una mazzata… correre sempre contratto in discesa per paura di scivolare per aver sbagliato scarpe poi è stata la cosa peggiore.

A 4 ore dal ritiro con AlbertoZan al pasta party però, abbiamo già deciso, nel 2017 si torna e si fa giustizia, non esiste lasciare le cose  metà, il DXT lungo è roba che se lo finisci lo puoi raccontare orgoglione agli amici ed ogni volta che lo racconti, ci puoi aggiunger dislivello, km e tratti attrezzati… tanto, in pochi sapranno mai di cosa stai parlando.

Pensieri in libertà:
Il primo ritiro non si scorda mai… che novità no?
La gara è figlia dell’allenamento… ah però… continua continua…
L’alimentazione in gara è importantissima…. Ma dai?
Non uscite nelle ore più calde… (ok questa non è mia ma di Studio Aperto)
Di notte è anche bello dormire... ma anche al Grisetti, avrebbe avuto il suo perchè.
Le gare definite Extreme… a volte lo sono davvero.
Nulla è più forte di una persona motivita ed io allo Staulanza, non lo ero affatto.

Ed infine, grazie ad Ileana che mi ha ridato il là per mettere agli atti e sistemare i pensieri rimasti di questa ennesima avventura che rischiava di perdersi ingiustamente nel tempo… e poi si sa, dagli errori, si impara molto di più che dai successi.

#DXT2017
#OBIETTIVOFINISHER

#NONSIMOLLAUNCAZZO
MEMENTO AUDERE SEMPER... RICORDA DI OSARE SEMPRE

Altri Post

LinkWithin Related Stories Widget for Blogs

RESPONSABILITA'

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica e non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62/2001. L'amministratore del blog, pur mantenendo costante azione preventiva, non ha alcuna responsabilità per gli articoli, siti e blog segnalati e per i loro contenuti. Ogni commento inserito nei post viene lasciato dall'autore dello stesso accettandone ogni eventuale responsabilità civile e penale. Le foto ed i video contenuti in questo blog sono da intendersi a puro carattere rappresentativo, divulgativo e senza alcun fine di lucro. Sono copyright dei rispettivi autori/agenzie/editori.