Il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni.(CIT) Eleanoor Roosvelt...

...E i miei sono fottutamente belli (CIT) Paolo Scotti

mercoledì 8 ottobre 2014

Ultratrail degli Eroi 2014 l'alba,il mukkaback il Lupo e Cappuccetto Rosso...

Precedentemente pubblicato da RunLovers.it


80 km e 4000D+… possono sembrare una pazzia e invece no, È l’Ultratrail degli Eroi, percorso allargato del già famoso Trail degli Eroi, un viaggio dedicato a chi non si accontenta di percorrere in lungo e in largo il Monte Grappa tra le trincee e i colli Sacri, ma che vuole arrivare a correre fin sulle creste delle prealpi trevigiane, luogo privilegiato per ammirare il nero profilo delle dolomiti che si staglia su di un cielo dipinto dalle sfumature del rubino di un’alba che sembra uscita da una foto del National Geographic.

Alle 3 del mattino mentre una tromba intona un silenzio militare da pelle d’oca, armeggio impazzito con uno dei due bastoncini telescopici che non ne vuole sapere di fissarsi in posizione, “Fulmine della Notte” (classico mio compagno di avventura) mi sussurra di lanciarli al di là delle transenne, Claudio mi dice “Nooooooo 80 km senza bastoncini nooo” ultime note, musica OFF, lo speaker pronuncia “Quattro secondi al via”, Tre, Due, “Klik” bastoncino agganciato, Uno…….. Viaaaa!!!!!!!!


Breve girotondo di un km sul bitume per scremare il gruppo e scaldare le gambe, al secondo km, un boscoso single track presenta a ciascuno di noi colei che ci porterà a braccetto per i prossimi 78 km: la fatica! 4 km di salita e 600 D+ intervallati da qualche radura che lascia correre gli occhi fino alle luci dell’addormentata pianura, buio e silenzio, non si spreca un solo respiro.
Attorno al decimo km la corsa abbandona il bosco, non c’è luna, il cielo è un scintillare di stelle, poesia, il sentiero serpeggia ondulato tra i prati, acquistando altimetria fino ai 1770 m  del maestoso sacrario di Cima Grappa, il volontario al posto di controllo ha lo sguardo estasiato e fisso alle nostre spalle,dove una miriade di frontali si rincorrono ricamando il profilo delle creste che dominano sulla pianura… È solo l’aperitivo degli effetti speciali che ci travolgeranno in questa fantastica location.
Breve ristoro, (sempre e solo idrico come tutti gli altri) accanto al “Rifugio Bassano”, l’unica eccezione all’imperativo dell’autosufficenza alimentare, è rappresentato da una manciata di pezzetti di gustosissimo formaggio offerto dagli Alpini, quassù padroni di casa e addetti al punto di rifornimento.
Controllo pettorali e giù per la pazza discesa di “Malga Val Vecchia” per andare ad imboccare la magnifica mulattiera di arroccamento del “Monte Boccaor” scavata nel fianco della cima a strapiombo sulla pianura. Stefano dell’organizzazione il giorno prima me l’aveva anticipato… “se passate le gallerie con il buio e con l’alba che carica…” detto fatto, puntualissimi, all’orizzonte il cielo sta prendendo sfumature di rosso giallo e blu indescrivibili, giunti in prossimit‡ della “Vedetta” del “Monte Archeson” la vista che ci si apre dinnanzi è “immobilizzante”… sembra di assistere ad “Un tramonto al contrario elevato al quadrato” esclama Fulmine, ci fermiamo 5 buoni minuti ad osservare il profilo in full HD delle Dolomiti, le nebbie fuligginose che dalle pianure risalgono i neri pendii ai nostri piedi e il sole che sta per incendiare la nera coperta punteggiata di Swarovsky che ricopre le nostre teste… a parole è il nulla ma sono viste che rimarranno impresse a lungo e per le quali la levataccia di mezzanotte è valsa sicuramente la pena!!!

La temperatura è pungente, sarebbe da piantar qui le tende ma né io né Fulmine ne siamo provvisti, la discesa verso il punto vita di “Malga Val Dumela” è tranquilla e a parte qualche svarione dovuto al fatto che le mucche si sono probabilmente mangiate qualche balisa arancione, ci permette di  assistere allo spettacolo del sole che con una colata d’oro investe le cime accendendo i prati e i ghiaioni attorno, mentre noi, nel fondo della valle, corriamo ancora con la frontale accesa… pirotecnico!
Dal punto vita, in qualche km, usciamo dal bosco, in cielo svolazza “la balisa volante” un elicottero arancione che sembra indicarci la via, il sentiero costeggia il “Monte Fontana Secca” per andare a (passatemi il termine assolutamente inventato) “increstarsi” al “Col dell’Orso” prendendo il sentiero dell’Alta via degli Eroi (la E è volutamente maiuscola): km e km di creste con vista a 360° in cui l’unico problema potrebbe essere quello di scordarsi di dare un occhiata a dove si poggiano i piedi. Cima Grappa brilla ad una distanza che da qui sento di definire “incolmabile”, eppure 3 ore fa, eravamo lassù…dalla parte opposta pareti dolomitiche sembrano isole su di un mare di nuvole… no ragazzi va bene, o si corre o si guarda il panorama, non ci potete piazzare viste e panorami da sogno ad ogni scollinamento no???


Alla nostra sinistra i verdi pendii a 100 anni di distanza sono ancora disseminati dei crateri delle bombarde, a malincuore il sentiero ridiscende, non prima di passare nel bel mezzo di un gregge di pecore che si apre a ventaglio al nostro passaggio… “il lupo è tra loro ma ancora non lo sanno… ridacchio con Fulmine. Qualche km di sentiero minato a tappeto dai ricordini delle mucche e incrociamo un “Indiana” ecchecca@@o un “Indiana”?con tanto di abiti tipici che passeggia beata in Grappa in ciabattine senza Muccaback sulle spalle??? Fulmine si ferma e con gli occhi sbarrati mi sussurra un “No dico… l’hai vista anche tu?” propendiamo per un allucinazione collettiva da mancanza di birra, non ce ne preoccupiamo, l’importante è che non ci appaia un elefante dopo la prossima curva o no?
Alla base vita di circa metà percorso (43,3km)  sogno un brodino caldo stile Trans d’Havet o Lavaredo Ultratrail, messi li appposta per riconciliarti con la vita dopo il duro incedere ma niente, acqua, solo acqua, qui sono “ligissimi” all’autosufficenza alimentare… ma il brodino a parer mio rientrerebbe più su un idrico arricchito o no?!?!  mi cambio, e dalla borsa estraggo il mio personale regalino di metà percorso, alla faccia dell’acqua dei ristori, mi scolo una lattina intera di RedBull, mi mangio una pesca e due fette della mia torta energetica, io e Fulmine ripartiamo carichi a mille fantasticando su tempi finali e medie orarie, cannibalizzando la posizione di chiunque intralcia il nostro cammino… da qui alla fine non ci passerà nessuno “Summano Cobras” sta scritto sul nostro petto, garanzia vivente del #NonSiMollaUnCa@@o!!!



Il ritorno fino alle pendici di Cima Grappa per il reinnesto sul vecchio percorso è lungo, panoramico e mai esagerato nella pendenza, numerosi cippi sono a memoria del sangue versato dai nostri soldati a difesa della patria, il ritorno sul tracciato originale mi fa sentire un po’ a casa, da qui alla fine, lo conosco a menadito, percorriamo le creste erbose dei campi di battaglia del “Monte Asolone” fin sul “Col della Berretta”  la cui discesa verso il “Finestron” comincia a presentarmi il conto dello scarso allenamento dell’ultimo periodo… fortunatamente il tratto è breve e il mangia e bevi (su e giù tra il bosco) mi ridà energia, 3 salite alla fine, auguro un “buon appettito” ad una famiglia immersa in un pic nic accanto al verdissimo “Col del Fenilon” altro luogo che merita una vista, da qui nelle giornate limpide si domina la bassa Valsugana e la magnifica Bassano del Grappa… un cinque  ai bimbi che ci salutano e via!

La discesa è morbida, si corre leggeri e inarrestabili, le proiezioni sul tempo finale (non che ce ne freghi un granché) sono da ottima media/km una concorrente impegnata sulla distanza TDE guardandoci il pettorale esclamano “Nooo, ma come fate, avete 70km nelle gambe e correte sciolti come appena partiti?? Vi odio”.  ”Campo Solagna”, arriva “La Bastarda” una salita, così ribattezzata da me e Fulmine per l’asperità della sua pendenza dopo che le gambe si erano oramai abituate ad una discesa morbida, la percorriamo tranquilla, altri sorpassi, ponte di legno e ultimo ristoro… 7-8km alla fine, mi parte un po’ l’embolo, dico a Fulmine che non mi fermo e che proseguo tranquillo, la sola vista di qualcuno che beve mi da il volta stomaco… figuriamoci il mangiare (chiari segnali di crisi). Manca l’ultima breve salita sulle “ristrutturate” trincee di “Col Campeggia”. Fulmine mi raggiunge presto, incrociamo strani personaggi vestiti da fungaioli con un cesto e una torcia elettrica in mano, con Fulmine conciliamo sulla possibilità che fossero probabili cacciatori di Puffi, scolliniamo, da qui alla fine è DI-SCE-SA!

UndiciOreEtreMinutiiiiii “Dai Alvin che stiamo sotto le 12 ore” mi grida un Fulmine che, come un meteorite, si getta nel tecnico sentiero che ci porterà a valle… sono cotto, stracotto, ho i crampi ma solo al cervello, piano ma riesco a correre per tutta la discesa, “lento ma inesorabile” altri sorpassi, a 500m dall’arrivo Fulmine che avrebbe fatto in tempo a farsi un sonno di almeno 10 minuti in mia attesa mi grida “Dai dai, vestiti” io non parlo, biascico, mi esprimo senza usare le E le D le S e le R da quanto sono offuscato. Mi sfilo lo zaino e con i bastoncini, lo affido al mio compagno di avventura, mi tolgo la maglia rossa, rimango a petto nudo stile “Krupicka” (scusate per la bestemmia) per reinfilarmela solo nella fronte, capovolta all’indietro…(et voilà, “avrete così realizzato un fantastico Cappuccetto Rosso fatto in casa” avrebbe esclamato Giovanni Muciaccia durante una puntata di Art Attack”) che detta così è facile ma farlo dopo 79,5 Km e 4000D+ ha assunto attimi da operazione a cuore aperto.

Fulmine mi chiede se penso di farcela, io gli rispondo “A fare cosa? “ah sì, ad interpretare Cappuccetto Rosso, lui  in testa ha una bellissima maschera da Lupo (in onore agli organizzatori “I Lupi Team”) ed io sarò l’altro personaggio della fiaba, “Cappuccetto Rosso” appunto. ”SI SI SI SI DAI ANDIAMO”  sono tornate anche le S e le D nel mio linguaggio, un po’ di ossigeno è tornato ad irrorare la mia corteccia celebrale, il momento di ridividerci i bastoncini per ripartire è drammatico, sono due grigi e due rossi ma il separarli ha la stessa facilità di estrarre il bastoncino dipinto con la spirale blu sotto a tutti gli altri in una partita di Shanghai.
Ripartiamo, risate fragorose ci precedono, gente scompisciata e bambini che ci corrono a fianco accompagnano il nostro arrivo, io grido “AIUTO AIUTO IL LUPO CATTIVO”. Fulmine ringhia, è uno show, standing ovation (posti a sedere non ce n’erano) do il cinque a Davide Zanetti il direttore di corsa, che si complimenta per il siparietto, sono esausto, 11 ore 46 minuti di “Epic Trail”, arrivo fantastico, location e pacco gara sono sempre garanzia di qualità come negli anni precedenti, il percorso Ultra è la ciliegina sulla torta (o era corsa???) su di un percorso già di per sé bello che attraversa luoghi storici che almeno una volta nella vita, “da italiano”, bisognerebbe trovare il tempo di venire a visitare per rendere giusta memoria ai veri Eroi che riposano lassù. Percorso da super tempo per gli sportivi, una manna per gli occhi per tutti gli altri, “l’Ultratrail degli Eroi 2015″ sarà tra meno di 365giorni: ALLENATEVI!!!!


(Photo Credits Martina Vanzo per gentile concessione de “I Lupi Team”)





giovedì 11 settembre 2014

STRAFEXPEDITION 2014 "l'orsetto ricchione e gli uomini dai piedi di balsa"


Storicamente parlando:
 E’ l’alba del 15 Maggio 1916, dall’Adige al Brenta si scatena la più grande lunga e sanguinosa battaglia montana di sempre, è la “STRAFEXPEDITION”con la quale, l’esercito Austroungarico con lo scavallamento dell’Altopiano dei sette comuni, intende invadere la pianura padana… il 23 Maggio, unità nemiche, risalendo dalla sottostante Valsugana, conquistano il nodo centrale dell’intero acrocoro settentrionale, la dorsale di “Cima Portule”, è un disastro, l’altopiano viene travolto, ad Asiago, ridotta ad un cumulo di macerie, sventola il vessillo austroungarico, è soltanto nelle giornate del 15-16-17 Giugno che i nostri valorosi soldati, in tragica ritirata, in un ultima, estenuante, prova di resistenza, sbarrano definitivamente la strada al nemico mettendo la parola fine alla “Spedizione Punitiva”.  6187 morti 28544 feriti e 41101 dispersi, figli di un Italia rimasta miracolosamente appesa per un filo alle ultime pendici del versante SUD dell’altopiano… 



La controffensiva italiana è immediata, al grido “Savoia”, il meglio della gioventù italiana balza dalle trincee e obbliga ad un ripiegamento controllato le truppe d’oltralpe fin sugli inespugnabili baluardi difensivi dei Monti: Interrotto, Moshiagh , Zebio, Colombara, Forno, Campigoletti  e l’ancor più tristemente nota Ortigara. La corsa di oggi ripercorrerà i luoghi che nei successivi 17 mesi di guerra, saranno teatro di infernali battaglie utili solo a riempire lunghi elenchi di caduti,feriti e dispersi, amici e nemici, l’ultra di oggi è dedicata ad ognuno di loro, come è inciso sulla colonna mozza, “monumento ai caduti” a quota 2105m di Cima Ortigara è “Per non dimenticare”.

In Startline Foto di Andreas Gad


7:30 “Passo Vezzena”  luogo balzato agli onori della cronaca locale per le “mascalzonate” dell’Orso Genè che un giorno si ed uno no, fa parlare di sé sbranando mucche a destra e a manca tra gli alpeggi dell’altopiano…


Una tromba  intona “Il Silenzio”… brividi, di freddo e di storia, fumogeni tricolori alimentano la fredda nebbia che persiste in zona partenza, 3-2-1 si parte, volti distesi, grandi chiacchiere tra i più o meno “soliti” compagni di avventura, i primi morbidi km di salita, servono a sgranare il gruppo e a cercare un passo facile.


La cima dello Spitz di Vezzena  corricchiando in una mulattiera, arriva facile, ai nostri piedi, coperti dalle nuvole, si nascondono i laghi di Levico e Caldonazzo, al loro posto oggi c’è un candido mare di nuvole, bellissimo, io e Franky mettiamo in pausa il nostro incedere per scattarci qualche foto:




 



I raggi di sole via via prendono coraggio e la foschia lascia il posto al tipico giornatone estivo ( dell’anno scorso) Fulmine è un Compress-puntino blu, 200m avanti a noi, non ho la minima intenzione di raggiungerlo, sto già navigando ad un 10% di impegno in più del prefissato, Franky non è della stessa idea e mi invita a spingere per andare a prenderlo… so ragazzi, vabbè, mica posso farmi trattare da anziano no? Aumentiamo un po’ il passo e sben, giù in discesa il più rapidamente possibile, i bastoncini mi salvano la vita in un paio di occasioni dopodiché, piazzo giù “LA” magia, spalmo un passo alla Michael Jackson stile moonwalk, scivolando su di un masso, Franky è estasiato, lo pietrifico con un “Tranqui, vecchio, lo faccio sempre” (in realtà il pensiero fu “Orcamuccastogiromecoppo”). 

 

Passa qualche Km e la tecnicità del percorso aumenta in maniera direttamente proporzionale  alla propria panoramicità….. (scusate un attimo, devo bere un bicchiere d’acqua e rileggere, non so da dove mi sia uscita questa)corriamo sempre in cresta FAN-TA-STI-CO, appena passiamo la sommità del “Canalone Barco” che precipita nella sottostante Valsugana, il sentiero prende la via di “Cima Mandriolo” per poi ridiscendere rapido fino al primo ristoro, Franky in discesa mi semina, sorpasso una ragazza, mi grida “Ciaooooo Alvinnnn” 4 secondi di “Ca@@o è? ca@@o è ca@@o è?” Un lampo, “ Ma si, è Giuliaaaaaa B., “Ciaooooo!!!”  


Ristoro, Coca e via, Cima Larici ci aspetta, più si sale e più aumentano i mughi, di Larici quassù manco l’ombra (misteri toponomastici) giù di nuovo in freeride, balise a sinistra e noi a destra nell’erba ripida tra i prati fino a “Porta Renzola”,
 

 L’attacco della salita al” Portule” è di quelle che ti fanno preferire una passeggiata in spiaggia al tramonto, mano nella mano con la propria fidanzata, sorseggiando un mojito  (Fulmine pensiero)  sorpassiamo un tipo conosciuto alle 5 di mattina ad Asiago mentre, confuso, inveiva contro l’organizzazione per la presenza nel materiale obbligatorio della lampada frontale, sbiascicando un: “No perché io l’ho pesata e sapete, 150g in meno, insomma, non sono pochi…” Io e Franky, increduli, facciamo spallucce, il mio compagno di avventura lo liquida con un “…150g… beh, dunque,faccia così: beva tre sorsi d’acqua in meno ad un ristoro dopodichè si porti appresso la frontale ed è a posto sia con il peso che con il materiale obbligatorio” 

 
 Foto di Davide Lista da Cima Larici verso Mandriolo?

L’ascesa a Cima Portule è tecnica e impegnativa, lascio passare avanti Franky, si vede che ne ha, la meglio gioventù, sembra procedere verso la cima verricellato ad un elicottero da quanto i suoi passi sono rapidi e leggeri, mentre io, ogni 50m mi volto a controllare se ho qualcuno verricellato al mio sedere….

 #HoAvutoMomentiPiùFelici!!!!


In vetta incontro l’amico Diego M. mi sistemo la cravatta e mi piazza giù 2-3 belle foto (grazie my friend)


Foto di Diego Maron
                                    

 Da quassù la vista può scivolare lungo il solco della Val d’Assa fino a spaziare su tutto l’altopiano, non ci vuole molto a  capire perché la conquista di questo settore da parte  austroungarica durante la Strafexpedition  fu determinante per tutti i mesi a venire…  dopo 10km, (quasi sempre in cresta) si scende su un sentiero che sembra scalfito da un gigantesco punteruolo, in certi punti ci si deve quasi fermare per capire come mettere i piedi, l’ultima impegnativa ascesa di giornata è li davanti ai nostri occhi…

 Cima 12, foto di Davide Lista

 “Cima 12” sembra un gigantesco, inespugnabile, montagnone, caduto dal cielo, mi sorpassa la terza donna che ridacchia per la mia maschera da Orso infilata tra gli elastici dello zaino e la mia cravatta fucsia a poix gialli...“ca@@o avrà poi da ridere mah??? ;) “ il sentiero  che dapprima raggira  in falsopiano il versante Sud, diventa praticamente una direttissima appena arriva ad imbeccare il sentiero che ci conduce alla sommità, panorama commovente, tanta roba, Franky è fuori dal mio campo visivo, Fulmine  comincia perfino ad uscire dalla mia immaginazione, da quanto mi precede… alla sommità mi godo il panorama e sbevaccio soddisfatto dalla borraccia poco prima di involarmi sulla “devastatissima”  discesa verso il secondo ristoro di giornata al Baito di “Busa delle Dodese”, arrivo proprio nel momento in cui Franky e Fulmine stanno levando le ancore verso il futuro, Fulmine mi grida: “Come va Alvin???” Gli faccio il gesto dell’impiccato e con la manina il segno di andare pure avanti. Mangio un infinità di fette di arancia, mi vien voglia di sedermi ma desisto, mi distraggo un’attimo, rimirando l’elicottero dell’organizzazione  parcheggiato sul prato a fianco… ho un solo pensiero “Ma dove minchia sarà il pilota???”


5 minuti di calma e tranquillità (chiedo in giro… del pilota, nessuna traccia) “piano piano riprendo possesso delle mie gambe” , arrivo alla zona sacra di Cima Ortigara in compagnia di una altro Francesco (“San” forse?), durante l’avvicinamento, mi fa da cicerone, descrivendomi strade, mulattiere e cime che ci circondano, silenziose e impotenti testimoni del massacro di 100 anni fa, dove in 2 km di fronte tra “Ortigara, Vallone dell’Agnella, Monte Campigoletti” , in poche settimane, tra i soli alpini e i soldati della 52°divisione si contarono 3232 morti e 5710 dispersi  da parte italiana  992 morti e 1520 dispersi da parte austro-ungarica… mentre il totale dei feriti tra i due schieramenti ammontò a oltre 24500 soldati… una inutile mattanza per la conquista di una cima un giorno e la perdita della stessa la notte a seguire!!!


Il sole è a picco, nella discesa verso il trentesimo km di Malga Pozze, riesco a correre bene,  recupero qualche posizione,  finalmente il sentiero si fa molto meno tecnico e si riesce ad alzare la testa senza rischiare di inciampare, ai piedi di Monte Forno, c’è un ristoro molto rock, musica,  gentilissime volontarie che incitano e danno la carica a tutti per proseguire, a terra c’è scritto “22km alla fine” mangio altre n-mila fette d’arancia e via, Franky e Fulmine sono 3 o 400m avanti a me, punto al ricongiungimento famigliare e tempo 3 o 4 km li riacciuffo, da lì in poi faremo gruppo, nella salita verso “Casara Zingarella” ci sorpassa la quarta donna, la stanchezza affiora e le cazzate con le quali “inquiniamo” l’aria, alleviano la situazione.


A qualche centinaio di metri dalla “Lunetta dello Zebio” è situato l’ultimo ristoro, al nostro trio si aggiunge anche Davide, “come dove e quando” l’abbia conosciuto, non ne ho la più pallida idea, ma lui mi conosce e per me può bastare… ma aspetta… ecco si, Davide, Davide, Davide… caspita, ma si che lo conosco, ma come fa di cognome?… no no,non glielo chiedo, mi verrà pure in mente no? Il volontario ci fa presente che siamo oramai a 10 km dall’arrivo e a parte altri due tratti di salita ormai è fatta, sui “due tratti di salita” Fulmine condensa un “perbacco”, un “perdindirindina” un “accipicchia” ed un “eccheccavolo” in sole due parole (qui non ripetibili) è un mago della sintesi!


Gambe in spalla e si riparte,5 km alla fine, alterniamo stradina sterrata a brevi tagli tra il bosco,  ad un km dalla zona dei cimiteri di guerra del Moschiagh seguo Davide di qualche metro e gli grido un “LISTAAAAAA” Davide si volta con na faccia come dire “No ma che tipo di problemi mentali ti assalgono?”  ridacchio e gli spiego che erano un paio di km che mi spremevo la testa pensando al suo cognome per non pensare alla discesa… “MASSIMA SODDISFAZIONE”  (ognuno ha i suoi trucchetti per farsela passare.)


Forte Interrotto, dai su, ci siamo, radio corsa diceva che dall’incontro con l’asfalto ci avrebbero separati soli 2,5 km dalla fine,  ma, cosa vedono i miei occhi???? L’asfaltooooo ,eccolo lì, eccolo lì eccolo lì, NOOOOOO giriamo a sinistra “precipitevolissimevolmente” tra il bosco, mancano ancora 3km  con 350m d- Fulmine brontola, usciamo tra i prati, cerchiamo di depistarci tra di noi sparando a caso sull’ubicazione del gonfiabile d’arrivo, io dico “Al campanile” uno dice “All’Ossario”, il cielo si è fatto cupo,  su di noi si scatena una pioggia "a secce roverse"(è un modo di dire libico), Davide indossa la giacca, io Franky e Fulmine piuttosto di ritardare di un minuto la fine di questa epica Ultratrail  ci faremo sparare alla nuca, quindi optiamo per la doccia rigenerante, arriviamo sull’asfalto, la strada si fa fiume, “IL METEO.shit” titola “Bomba d’acqua su Asiago” io e Fulmine prepariamo le maschere da Orso in onore di Genè, la cravatta e il papillon, parrucca fucsia e mitraglietta per Franky, 2-300m all’arrivo, pubblico in delirio, 5 ai bambini,  applausi scroscianti per la nostra “mise”, salto a piè pari come Peppa Pig sulle pozzanghere, FI-GA-TA!
  Docciatissimissimi, “Moji sbombi,come arni”(i veneti capiscono), ultima curva, Finish Line, pubblico riparato sotto ai terrazzi, Davide, Alvin Yoghi, Fulmine Bubu e il Ranger Franky tagliano l’atteso traguardo dopo 7 ore e 56minuti saltando con un balzo il gonfiabile d’arrivo (non dite a nessuno che era a terra ed afflosciato). Si chiude una grande STRAFEXPEDITION… inaspettatamente tecnica e impegnativa e  se la prima edizione è stata stellare, attendiamo con ansia il 2015, ne varrà ancor di più la pena!!!


                        Io e Franky in modalità MAISTRACK superhero Summano Vertikal


Fulmine, Roby, Franky, me.

lunedì 28 luglio 2014

Apripista alla Trans d'Havet 2014 "Running a CANNONE in the storm"



No no amici, non c’è un ca@@o da ridere!!!

A 6 km dall’arrivo ero primo, chiarissimamente primo…. Come dite? Ah si, è vero, non ero in gara, facevo l’apripista ed ero partito almeno 2 ore forse 3 prima del passaggio dei primi concorrenti… ok ok, sono le solite bazzecole che usate per sminuirmi, ma se stiamo lì a guardare tutto allora…

Ore 4:00 Pian delle Fugazze (1163m), sono l’ultimo apripista a partire in solitaria per il controllo del balisaggio della seconda parte della Trans d’Havet, gara di 80km e 5900m D+  nelle piccole dolomiti… in teoria dovrei solo distendere il tappeto rosso ai Top runner che presto, secondo i miei calcoli, faranno un sol boccone della mia fuga solitaria ma finacchè non avranno il mio scalpo, la correrò: #ComeNonCiFosseUnDomani!!!!

Saluto i volontari della Protezione Civile che stanno allestendo il ristoro sul passo che divide il Veneto dal Trentino Alto Adige, mi incammino verso selletta Nord Ovest, il meteo come da previsioni non è dei migliori, un acquazzone mi da il benvenuto da subito nella prima salita, il bosco di faggi è spettinato dai primi scrosci di pioggia, il kway non serve ancora, ai 1600m si scollina, inizio lo stretto sentiero in discesa che nei giorni di sole ti “smeraviglia” davanti agli occhi la vallata con la “Strada delle Sette Fontane” e tutto il gruppo del” Carega”. Il “Monte Cornetto”, con il gruppo del “Sengio Alto”, fanno da barriera alle nuvole che dal versante Est  vogliono saltare all'Ovest a riposarsi e distendersi  sui prati sottoforma di nebbia... Nella vallata, è calma piatta, in discesa mi fermo per “tirare le orecchie” alla ricerca di qualche rumore esterno alla mia corsa…  il nulla, è un silenzio che mi riempie le orecchie, è :“La quiete, prima della tempesta”, faccio un bel respiro e mi tuffo in discesa tra la fitta nebbia, sui prati verso Malga Boffetal , corro bene finchè ci vedo, il sentiero si allarga su una vasta radura, non si vede a più di 10m di distanza, la luce della frontale crea uno schermo bianco a 4-5m dalla punta del naso, l’erba è poco calpestata, perdo l’orientamento (la ragione no, quella latita da un pezzo) non vedo fettucce segnaletiche, vedo solo coppie di grandi occhi luccicanti che brillano a una trentina di metri dinnanzi a me… “Oddio gli alieni “esclamo, no, non sono loro e fortunatamente non sono nemmeno gli orsi M1-2-3-5, amici del più famoso M4 che scorrazza sull’altopiano di Asiago facendo incetta di Mucche, trattasi di semplici erbivori appartenenti alla specie "Bos Taurus" (Vacche), ghiottissime a quanto pare di balise… (Presto su Voyager un interessantissima puntata diretta da Sandro Giacobbo sul perché le Mucche del Boffetal si nutrano avidamente dele fettucce colorate!!!).

 Zero riferimenti visivi, cammino in una direzione il più logica possibile (a caso) e mi imbatto su una fettuccia a una settantina di metri di distanza dalla precedente, evidentissima  con Sole, 22° umidità del 58% e leggera brezza da ovest alle 16 di un qualsiasi estivo martedì pomeriggio, ma invisibile, con la nebbia e il buio momentanei, così, visto che ne sono forbitamente provvisto,  ingrano la retro e butto giù altre 3-4 fettucce, cantando la ninna nanna alle mucche, sperando che  non le rimangino e si riaddormentino beate….

Al 5°km, breve discesa e… “Cristo Santo sto calpestando l'asfalto", al di là del bitume e del muro di nebbia, un'unica fioca luce, segnala il dormiente “Rifugio Campogrosso” 1456m, la voce di un volontario con un “Oh” coglie la mia attenzione, gli comunico di essere l’ultimo apripista, 200m dopo il Rifugio, scorgo due frontali incerte al di là del filo antimucca che costeggia la strada, gli grido un “Eih” (prima che faccia giorno avrò sicuramente imparato tutte le vocali me lo sento)  una luce si avvicina, sono altri due dei 300 e più volontari sul tracciato, mi dicono che devono raggiungere la postazione n°26 ma che non trovano il sentiero per la nebbia, gli chiedo se abbiano visto balise al di là della recinzione e li invito a tornare al di qua del filo e a seguirmi fino al cancelletto perfettamente balisato  100m più avanti.

 5 in punto, le cataratte del cielo si spalancano di colpo, è un nero diluvio, è ancora buio pesto, mi infilo sotto ad un mugo per indossare l’antipioggia, il tempo di sfilarmelo dallo zaino e sono fradicio, la visibilità sul "Boale dei Fondi" non va oltre i 5-10m, sorpasso 3 del soccorso alpino destinati alla postazione di “Bocchetta fondi”, il ticchettio della pioggia sul cappuccio del Kway, viene surclassato solo dal rumore di qualche sasso che ogni tanto si sente rotolare da qualche parte, al di là del muro della frontale senza percepirne provenienza e direzione. 

#TogliamoilCu@oDaQuiilPrimaPossibile

 Il balisaggio  fortunamente è ottimo, non ci sono punti di riferimento a parte i sassi sotto ai piedi, la salita passa veloce, prendo il più rapidamente possibile l’esposto tratto semipianeggiante tra i 2040m di Bocchetta Fondi e l’attacco della salita al Rif. Fraccaroli, grandina fino ma in maniera sconsiderata, le raffiche di vento frontali  riescono a sfilarti perfino il cappuccio della giacca, i fulmini fortunatamente sono ancora lontani, sono quasi le 6, l’alba se l’è presa comoda stamattina… la statua del Grifone lungo la mulattiera costruita dagli austroungarici nella grande guerra è spettrale, arrivo ai 2230m dove il sentiero  a 30m dal Rifugio Fraccaroli curva a sinistra e scende, della costruzione, nessuna traccia, solo il crepitio della grandine sulle lamiere del tetto ne segnala una probabile presenza, la nebbia per qualche attimo sembra levarsi con il vento ma appena si salta dal sentiero 108 al 108 Bis nel “Vallone della Teleferica” si ripiomba nel bianco abbagliante, sbaglio sentiero, dopo 30 secondi senza veder fettucce, decido di fermarmi e tornare sui miei passi, in salita, dopo un centinaio di metri trovo una fettuccia, ne metto altre 3 tra i mughi, se non ho visto io le balise che non sono un Fulmine (della notte… ndr) figurati i velociraptor che mi braccheranno tra breve… mi fiondo giù ai 1767m di Rifugio Scalorbi , non grandina più ma è come correre su un tapis roullant in un box doccia, un anziano volontario mi guarda stranito mentre sbuco dalla nebbia e gli esce un venetissimo “Ciò e ti? Viento dae nuvoe?” ebbro di me, dopo essere stato confuso per un angelo del cielo con i "Compressport", corro tutti i successivi km tra i 1730m del passo della Lora e della Zevola, ai 1820m di quest’ultimo, “ aria mista a vento” e “acqua mista a pioggia” sono le uniche compagne di viaggio, non uso più la borraccia per bere da Bocchetta Fondi, per farlo basta aprire la bocca “Acqua mista a ghiaccio dal cielo, sgrondante dalla faccia mi sorseggia in bocca… mmm, basterebbe un po’ di menta pestata, rum bianco, zucchero di canna, succo di lime,soda, e sarebbe un mojto coi controca@@i…"

La modifica al percorso con la discesa al Rifugio Bertagnoli (1250m) da Forcella Scagina, è una vera chicca che aggiunge pepe al tracciato, si entra in un sottobosco a tratti cupo, ripido e stretto in un canalone piantumato stile foresta tropicale, il sentiero disegna  stretti  tornanti scalinati, bello e molto divertente, “Rido” (colpa del mojto penso) si risale e si arriva al grigio Rifugio,  un km noioso di strada sterrata e più avanti, sul sentiero verso Malga  Campodavanti(1720m) trovo Darietto, altro apripista (il primo) partito a mezzanotte, se la cammina tranquilla, mi racconta di come abbia perso un ora a rimpiazzar balise sullo stesso punto in cui le avevano mangiate le mucche … (troie) mi chiede dove ho sorpassato gli altri 2 apripista, sgrano gli occhi e gli rispondo “Quali altri 2 apripista???” giungiamo alla Malga, lo saluto, il solo passare dalla corsa, al passo, mi sta congelando, a “Sella del Campetto” ci sono due Panda della P.C,mi fermano e mi dicono che la gara è sospesa, dopo 5 minuti a pensare sul fatto se farmi salire in macchina o no, li saluto e proseguo, la croce di Cima Marana (1545m) è scossa dalla furia degli elementi, scendo per il toboga fangoso a tutta, mi diverto un sacco, “Rido” (sarà ancora il mojto?) accendo la frontale nel tenebroso sottobosco pregno di fango e radici, esco dalla boscaglia pluviale.

 #VoglioUnTergicristalloPerGliOcchi #NonSiVedeNaCippa!!! 

 Malga Rialto (1049m),34,5km percorsi 2888m D+,  5,5km all’arrivo,il sentiero sbuca su un tornante su strada sterrata, GAME OVER, 2 fuori strada della  PC bloccano la via, hanno l’obbligo dalla direzione di corsa di fermare tutti, infilarmi in macchina e riaccompagnarmi a Valdagno, inutile dirgli… “Su dai nooooo, adesso che sono primo nooooo!!!!” corsa fermata, anche per noi apripista, stessa sorte toccherà a Darietto, in macchina dalla radio apprendo dell’incidente sul Pasubio… dove 3 sono stati "miracolati" da un fulmine (non della notte.. ndr) caduto a 3 metri di distanza….  Cose che possono accadere in montagna con il temporale, figuriamoci con 600 persone che sprizzano energia da tutti i pori e 200 volontari in più tra i sentieri esposti… al momento del mio transito in quota, e forse anche successivamente, i fulmini penso non abbiano  mai interessato direttamente il “Carega”, tuttavia la nebbia era fittissima e imperversava una pioggia monsonica… anche in caso di una banale storta, avrebbero dannato non poco i soccorsi per il recupero degli  infortunati…  senza contare la temperatura più vicina ai 5 che ai 10° pericolosa aggravante in caso di fermata obbligatoria!!!

Sospensione Condivisa non c’è che dire, la sicurezza di atleti e volontari viene prima di tutto.

C’è poco da fare, di fronte alla natura, siamo piccoli piccoli, si vocifera comunque che l’organizzazione nel pacco gara del 2015 abbia previsto di inserire un utilissima gabbia di Faraday… in tal caso dei fulmini ce ne infischieremo e ci godremo tutti la poesia della vista delle frontali sul sentiero delle creste e le dolomitiche guglie del Pasubio del Fumante e i Vaji del Carega!!!!

#LungimiranzaA1000!!!
#TDHdaCorrere
 #NonSiMollaUnCazzo
 #AdoroilProfumoDellaGrandineAllAlbaAlFraccaroli


Foto di Skyrunningitalia

giovedì 3 luglio 2014

Lavaredo Ultra Trail 2014 "Pu@@ana che LUT"



All’ingrediente segreto di "Kung fu Panda" e al grande  Taglia, compagno di avventura, realizzatore di gingilli motivazionali, fucina di idee, essiccatore di Birra…
 
 Taglia's creation, personabilizzabili in scritte e tipi


Vederlo all’arrivo balzare come un antilope per venirmi in contro, con una caviglia stile Platinette, è stato il gesto atletico più alto, visto alla “Lavaredo Ultra Trail”… il resto che segue, sono solo chiacchere.

 


VentidueOreQuarantaMinutiCinquantanoveSecondi, tanto ho impiegato  per capire che il traguardo di Corso Italia non sarebbe più stato un sogno ma una bella realtà…  ricordo ancora due anni fa, quando al  di là delle transenne con Drugo, mentre assistevamo alla partenza gli dicevo “No, vecchio, 119km e 5870m D+ di corsa… Questi tizi non stanno bene”  ed infatti, nemmeno io, Taglia e altre 783 persone  non stavamo tanto bene l’altra sera… Fatdaddy poi!!!

Era il 18 Gennaio 2014, qualcuno mi disse “No assolutamene no, sono troppi per te 119km, non ce la puoi fare, non ti puoi iscrivere!!!”…. Fu come tentare di annegare una Menthos dentro ad una bottiglia di Coca Cola, a stento trattenni i miei istinti, fu  il più grande affronto della mia scialba carriera sportiva… il virus "LUT" si propagava in me, il pensiero uno e uno solo!!!


 “Magari strisciando, ma quel fottuto traguardo, a Cortina lo sfondo….”


19:30: Il popolo Ultratrail, campeggiato al palazzetto del ghiaccio di Cortina, si gira all’unisono in direzione di due loschi individui carichi di borse stile Vucumprà il 15  Agosto in spiaggia… Io e Taglia, dobbiamo preparare il "Natural Power", il carburante 0 chimico che ci deve consentire di portare a termine il nostro viaggio… per fare ciò, ci occorrono solamente 3 metri di tavolo, un bilancino di precisione da pusher, infinita pazienza e una grande meticolosità.

 


Taglia caccia fuori una polenta arricchita, io caccio fuori la torta della mamma, contenente pane-latte- uova #FruttaSeccaComeSePiovesse frutti di bosco, pinoli, e qualsiasi altra cosa atta a far aprire il Gas a tempo debito, si insomma, la famosa “Pinza Veneta”… più conosciuta nel vicentino con il nome di “Putana” o ” Macafame”… bruttina a vedersi, poetica nel gusto, atomica nell’energia… 


Diamo spettacolo e ricette a chi ce le chiede, veniamo additati da altri e derisi da molti,  poi, visto il passaggio di un po’ di gnocca, arrivano pure quei farfalloni di Fatdaddy e AlbertoZan... che adesso commenteranno con un “Macchè, non è vero, volevamo solo capire da dove derivassero i vostri problemi mentali!!!

 Pusher's table...
… Bustine, dosi calibrate, siamo spettacolari ma in ritardissimo, impacchetto tutto, mangio la pasta in 280 secondi, volo a cambiarmi, ho lasciato il pettorale in macchina… Taglia in tutto ciò ha la calma dei forti e in francese, gli faccio presente che siamo rimasti solo noi al palazzetto... ”Casso, movate Tagliaaaaaaaa”.


Da qui alla partenza, fluttuo in uno shaker emozionale… ho pochi e vaghi ricordi, preparazione di bevande energetiche, studio attento dei vari passaggi consultando l’altimetria….. 2 ore qua, una e mezza là, paragoni "summaniani", e una certezza: “Taglia… ma 20 ore e mezza per la nostra “SITUESCION” non ti sembrano pochine?… Lui “Ok ok buttiamo su un 10% per la stanchezza ed è fatta” i conti li lascio fare a voi!!!!

22:45, La Startline è gremita, ci sediamo in fondo al gruppo, arrivano gli amici del Summano, Heinz, La Martina, Claudio, Aldo, Carlo, Andrea e Ronnie (tutti impegnati nel bellissimo Cortina Trail del giorno seguente) pacche sulle spalle, grossi in bocca al lupo, sono incredibilmente tranquillo, la strategia è semplice visto gli inguardabili allenamenti degli ultimi 2 mesi, stare con Taglia fino al 65° km e provare a rimanerci nei successivi 54… ma ma, un momento, ma quello è il balisatore della Trans d’havet… “Claudiooooo, Claudiooo” “Ueillà, in bocca al lupo, buona corsa eh!!!”

 


Nell’aria “L’Estasi dell’oro” di Ennio Morricone, diviene “EXTASY PER LORO”  5-4-3-2-1 Gooooooooooooooooooooooooooooooooo!!!!!

Si va, il “Sogno” ha inizio, sfilata per una Cortina addobbata a grande evento, sudiamo emozione, incrocio svariati occhi lucidi, sguardi sicuri alternati ad incerti, le transenne per i primi 400m sono tutte un applauso, un vai, un forza! Assorbiamo energia come spugne, potremmo smettere di correre e avanzare ugualmente, da tanto ti spinge l’incitamento del pubblico,  le frontali illuminano la via, la bolgia dei primi metri va via via scemando, sale il respiro, accelera il cuore ma non è ancora salita, ho negli occhi le facce e nelle orecchie le parole dei miei amici al via, il pensiero di ciò che sto iniziando, di quanto l’abbia atteso e di come  vorrei andasse, un sorriso ebete è già venuto ad illuminarmi il viso, non mi abbandonerà quasi mai per le prossime 24 ore, ho tanti pensieri buoni in tasca, motivazione da vendere  sete di kilometri e di  D+… 
Lavaredo Ultra Trail, a noi due!!!


2°km,La Jeep degli organizzatori si ferma dove l’asfalto diviene sterrato, Simone e Cristina dispensano in bocca al lupo a tutti, (Grandi)…. “#UNORASPACCATA”  (come da previsioni)  dopo esser transitati a fianco del grazioso “Lago Ghedina” scolliniamo ai 1800m di Passo Posporcora, giù… km 11, discesa tra il bosco, buio, traffico come alle sei di sera in tangenziale,  "gigioneggio" leggiadro in discesa, 3 posizioni davanti a Taglia, termina la discesa, mi giro e “il Richard Beer dei La Beve D+” non c’è più, inghiottito dall’oscurità, mi volto e mi rivolto, “caspita sono andato giù piano, dove minchia è finito il Taglia?” rallento, mi passano 6-7-8-10 persone, nulla, sparito, “lo aspetterò al ristoro” penso.


Dopo aver attraversato il fiume Boite, il sentiero sale con un tornante, è il posto ideale per dare al vento il compito di cercare il mio compagno di merende, una 50ina di frontali nei dintorni, ci sarà anche lui di sicuro… grido: “Tagliaaaaaa….. Tagliaaaaaa…….. Adrianaaaaa……" (no scusate, quello era un altro Film) "Tagliaaaaa…" “nessuna risposta” in spagnolo esclamo “Ca troia, questo se ga minà”


Corricchio blando, mi passano in altri 20, “Dove cavolo è finito?!?”… Gonfiabile Red Bull, in lontananza, 18°km, primo ristoro, al tavolo delle lattine Grigio-Blu ritrovo Claudio, il balisatore Tdh… mi dice “beviti questa!” “vabbeh, finchè aspetto Taglia, piuttosto di contare tutti quelli che mi sfilano via, me la bevo…” chiedo  al volontario in quanti km dovrebbero spuntarci le famose ali che pubblicizzano in TV ma il tipo scrolla il capo… “PARACULI” penso!

 
 Io e Claudio

Riparto in modalità “Tristezza Infinita”  Taglia: “Non pervenuto”

Al 20°km Claudio mi riacciuffa, è la quarta volta che lo vedo in tutta la mia vita, oggi è la terza, si chiacchera del più e del meno, “Riva del Garda” , “Feste da fare in superterrazzo con amici conosciuti alla LUT”, bambini, figli degli altri, balisaggi, ultrabericus e…. e…. e… “Caspita Claudio ma, dove sono i tuoi amici? Claudio, si volta, spara nomi in aria come traccianti da contraerea, nessuno gli risponde: “ Persi anche quelli” ripartiamo a parlare di “Trans d’Havet, Figata trail, bici strane, Soccorso alpino, Lavoro e..”” Claudio, Claudio, ma, siamo già a Forcella Son Forca (25°km)???” Yeah, giù in discesa, finalmente il gruppo è ben disteso, non si fa più colonna, Claudio mi dice “fermo fermo guarda” mi volto e alla mia destra appare un serpentone di frontali che scendono in discesa dalla forcella, TOP, sembra la pubblicità della CocaCola, quella nella pista da sci, con gli sciatori che scendono zigzagando con le fiaccole… intoniamo un “Vorrei cantare insieme a voi, in magica armoniaaaaa”  Magnifico!!!


Km33, Hotel Cristallo, Federavecchia, visto che la prima non mi ha fatto male, mi sbaffo un’altra lattina di toro rosso, mangiucchio regolare ai ristori e circa 50g di torta ogni ora in corsa, non fa caldo, non fa freddo, 9-10° si sta da Dio, ormai io e Claudio siamo coppia di fatto ma non parliamo ancora di matrimonio, è presto, ripartiamo, chiacchieriamo come le vecchie al mercato,  abbiamo un gran passo, non ci passa nessuno, Claudio per dar morale se ne esce con un “Preparati preparati, il sentiero da qui a Misurina fa veramente cagare” Claudio mi piace, lo senti che non ama i giri di parole… comunque sia,  il sentiero, a pochi km da Misurina, quando il bosco inizia a farsi più rado, ci lascia  intravvedere alle nostre spalle il Sorapis, appena illuminato da un timido sole, albeggia deciso, pochi minuti di corsa e siamo al lago di Misurina, alt Claudio alt, Foto Time!!!

 


  


Inizia la graziosa stradina che bordeggia il lago, i “Cadini” e “Le Tre Cime” si specchiano maestose nelle fresche acque, c’è qualche Hong Kongolese ma io faccio molte più foto di loro “Anche queste sono soddisfazioni"


Qualcuno approfitta dei nostri set fotografici per sorpassarci, inutile dire che i loro cadaveri li abbiamo sepolti  sull’erta che dal Lago di Antorno sale allo sfuggente Rifugio Auronzo ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo, probabilmente uno dei luoghi più turistici e meno trail di tutte le dolomiti.

 
   Foto By Maurizio Bellato

 Qui io e Claudio divergiamo sulle scelte, io vado a cambiarmi scarpe maglia e calzini, lui va ad ammazzarsi di caffè al Rifugio, luogo dove con la calma dei forti, arrivo 15 minuti dopo per bere un sublime brodino e cosa più importante aggiornare il mio stato di Face Book con il sottostante messaggio...  giusto perché a poesia sono lì lì che me la gioco con Leopardi.

 



Ripartiamo, sforcelliamo alla "Lavaredo", ai piedi del "Monte Paterno", FOTO FOTO FOTO, muraglie di neve, altri sorpassi e altre future sepolture, poveri, ragazzi, Claudio mi caccia fuori delle chicche storico naturalistiche da panico, spaziando dai batteri che colorano la neve di rosso, al super faro italiano issato durante la grande guerra  fin sulla cima della “Grande” delle “Tre Cime”, fino alla triste fine del povero “Sepp Innerkofler” per mano di un valoroso alpino italiano “Piero De Luca” lì, sul Monte Paterno.

 


Dopo la sessione di WikiLut, scendiamo  per la Val Rienza, sorpassiamo alla grande, rallentiamo solo nei tratti simil piano, ho ancora un leggerissimo fastidio ad anca e ginocchio destro ma non ci faccio caso, sbuchiamo al lago di Landro, ce la camminiamo per 5km tranquilli fino al ristoro di Cimabanche, lungo la ciclabile in cui c’è ancora chi sprezzatamente prova a sorpassarci, Claudio annota i numeri di pettorale di chi “osa”, dove non scorgiamo il numero, scriviamo il cognome scritto sullo zaino… “Ma quanta gente fa di cognome “Salomon”mi  dico io?

 Io Maurizio e Lorenzo

Sulla successiva stupenda salita di Forcella Lerosa facciamo strage dei signori "Salomon" - "Raidlight" e dei "Kalenji"  (bianchissimi e numerosissimi Keniani) ,in discesa verso Malga Rastua raggiungiamo uno stato di “Flow” impensabile, le gambe vanno da sole, il respiro si fa leggero e la mente vola…


75km, percepiti 30, sto da Dio, minestra, sali, crostata e via, ci preoccupiamo di un trailer che ciondola in maniera vistosa ma ci dice di non preoccuparci e che gli gira la testa da 20 km… 

1361m inizia la “Val Travenanzes”  croce e delizia della LUT 11km di salita 1000m D+, il sentiero sale a tratti deciso, mando un sms a mia moglie: “80km iniziata la Val Travenanzes, al momento sono inarrestabile” (viva l’umiltà) Claudio si attarda di qualche metro e al successivo scambio di sguardi, mi dice “Vai Vai”, neve da una parte, fiume rimbombante dall’altra, sorpasso di continuo, c’è da guadare 3 volte il fiume con l’acqua fino al ginocchio, davanti a me qualcuno di un altro mondo si ferma e si toglie le scarpe per non bagnarle “ MA STIAMO SCHERZANDO???” io ci entro a bomba, yahooo!!!


Gli ultimi 300m D+ per scollinare a Col dei Bos sono infiniti, paesaggio lunare, sassi solo sassi, al valico fa freddissimo, ci offrono della cocacola fredda, preferisco vivere e scendere ai 95km di Col Gallina nei pressi di Passo San Pellegrino… altro sms a casa “95°km sono travolgente”


La successiva salita al Rifugio Averau è odiosa, si sale di continuo fiancheggiando il massiccio omonimo, d’innanzi a noi fa capolino un rifugio ma non è il “nostro” rifugio, sorpasso gente davvero in difficoltà, provo a spronarli e fargli capire che mancano “solo” 24 km, al rifugio mi bevo un signor Thè, ci saranno 3-4° nebbia e vento che ulula, i volontari ci invitano a ripartire, ci dicono “200m e siete giù al Giau” 2,5 km per la precisione, mi lascio alle spalle l’ultimo cancello orario, l’ultima salita seria ci attende, “Forcella Giau” di per sé nulla di chè, il problema è ciò che hai passato per arrivare fino a qui… neve molta neve, tonnellate di fango, sempre in spinta, scollino, mi lancio in discesa verso “l’Ambrizzola”, altri sorpassi, di gambe sto Dio, il tibiale destro ad ogni passo da segno della sua sofferenza, qualche minuto e Forcella Ambrizzola mi spalanca le porte della “Conca Ampezzana”, 13km all’arrivo, mando un sms a Taglia con scritto “Tra un ora rivo” la discesa fino al Rifugio "Croda Da Lago” è stupenda, la corro in stile “Discesa dal Summano con Fulmine #ComeNonCiFosseUnDomani” voglio sentire dolore alle gambe, com’è possibile?, ho cento e passa km sui piedi e in discesa devo urlare”Pista Pista” per non investire qualcuno…  incredibile, devo chiedere a mia madre che droga mi ha messo nella torta!!! 


 Rifugio, ho fretta, riempio la borraccia di Sali senza bere e mangiare nulla, voglio la birra, quella del chioschetto del traguardo, apro il gas a canna nel bosco, un paio di volontari mi informano che mancano solo 5km e che il prossimo è brutto e scivoloso…. “Grazie ragazzi” “frega un ca@@o, degrigno tra i denti” 200m dopo mi fermo un attimo, na tipa 10m avanti a me ha tirato na mina con “doppio avvitamento carpiato raccolto all’indietro”, fortunatamente se la ride, mi fa segno che sta bene….magie delle endorfine…


Provo ad aspettarla un attimo ma è lenta, va almeno a 4:30 al km, in discesa? Non esiste, ciao ciccia, Cortina si accende nel fondo valle,  voglio arrivare senza accendere la frontale, anzi no, nel fitto bosco è buio, provo a estrarla dalla tasca posteriore mentre corro ma la annodo in maniera indistricabile.


Termina il bosco di “Gioa”  (dei fisioterapisti che lavorano il giorno dopo), arriva l’asfalto, consto con piacere che il percorso finale è stato modificato rispetto a due anni fa…. Quello si ragazzi era una vera mer@a credetemi… 


Sono da poco passate le 21 e c'è ancora movimento anche a Mortisa appena fuori Cortina, la gente applaude, ti spinge a parole, ringrazio tutti con un cenno della mano, un sacco di pensieri e un paccone di emozione arrivano a prendermi per mano, da 2km non sorpasso nessuno e spesso mi fermo a controllare che ci siano balise lì intorno,  breve salita prima di Corso Italia,  200m innanzi a me, due se la stanno raccontando, mi vedono, se la corricchiano, io cammino, sento nettamente che l’adrenalina sta caricando a mille ogni cellula del mio corpo, i due spariscono dopo la curva, 20 secondi e curvo anch’io, una coppia di età avanzata mi applaude e mi incita come se fossi figlio loro e… PAUSA!





Ok Ok, mettetemi chiunque, ma se mi mettete al traguardo anziani e bambini che gridano ed applaudono è doping psicologico, è un attimo, scalo mentalmente 3 marce, i tipi si voltano per controllare la mia effettiva lontananza, 300m all’arrivo, sfriziono un attimo, sono prontissimo, ho la reattività di un centometrista sui blocchi di partenza, quando la testa finisce di dire “Ora” sono già a cannone, ma no, non è un allungo, è uno scatto violento, 22ore  40 minuti e 35 secondi, VOLO, gli applausi si fanno musica al di là delle transenne, uno mi dice ”vai vai che forse li prendi” io non ho dubbi, me li mangio interi quei due, zaino scarpe & Co. 100m, in 40 metri gli sono alle calcagna, do  una sculacciata ad uno dei due urlandogli un “E Andiamo!!!!!!"  Delirio puro, do il 5 all’amico Aldo, capisco poco o nulla, taglio il traguardo, do il 5 a Cristina, 10m e abbraccio il grande Taglia, rimasto lì ad attendermi con tutti gli altri amici… 

 

Non ho ricordi di gare così poco sofferte in vita mia, deve esserci stato uno strano incrocio di combinazioni astrali, alimentari, fisiche coadiuvate ad una dose esagerata di c@@o perché tutto ciò si compisse in maniera pressochè perfetta.

Ai più può sembrare una grande impresa (Crono a parte) ma se è vero che al mondo esistono solo 3 grandi cose, Una Montagna, Il Cielo e Una Persona Motivata… oggi Cortina traboccava davvero di “Grandi Cose”e poi, in fondo in fondo, per terminare un Ultratrail, servono solo allenamento, e tanta perseveranza, per tutto il resto…

 “Non è necessario  essere veloci, basta solo non aver paura di niente”

 
MEMENTO AUDERE SEMPER... RICORDA DI OSARE SEMPRE

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