Il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni.(CIT) Eleanoor Roosvelt...

...E i miei sono fottutamente belli (CIT) Paolo Scotti

mercoledì 27 luglio 2016

TRANS D'HAVET 2016 LA TEMPESTA PERFETTA, LA CAVIGLIA BIONICA, MOSE' E LAURA PAUSINI.

Foto di Nadia Petrobelli

Da dove ve la racconto stavolta? Dalla mina tirata in Val di Fieno ad una settimana dal via che mi ha lasciato uno zampone al posto della caviglia sinistra, o dal magheggio del Dottor Busin dello studio di Fisioterapia “Abila” che mi ha rimesso in sesto a una manciata di ore dal via?


Una settimana di pediluvi: caldo-freddo, glutine-senza glutine, con sale, senza sale,impacchi, pinzimoni, suffimigi, applicazioni di argilla, un cucchiaio alla volta, (una carriola circa in totale) bacinelle, ciotoline, pennelli, estreme unzioni eee

Foto di Elisabetta Cappellari

Piovene Rocchette, 23:19, di un caldo venerdì da TDH:

L’attenzione della gente normale al di là delle transenne che si gode la Sagra di Piovene, viene catturata da un orda di gente in maglietta, pantaloncini e zaino, tutti qui con un solo unico e grande obbiettivo, spararsi gli ottanta km che dividono Piovene Rocchette da Valdagno attraversando la fantasmagorica Skyline che corre da Cima Summano a Cima Marana… per chi di corsa non ne capisce troppo è solo un Ultratrail, ma per chi sa cosa davvero sia un Ultratrail questa è “Sua Maestà la Trans d’Havet”.



Al mio polso un braccialetto rosso, “Marchio” del ritiro al DXT, ci sta scritto “DXT lascia il segno” “porca troia” avrei voluto aggiungerci a penna, l’idea sarebbe quella di strapparlo coi denti all’arrivo di Valdagno ma le cose non vanno sempre come sembra e stac… la fatalità e il destino fanno si che in uno “stac” si rompa da solo e mi lasci lì quasi a rimpiangere il suo funerale programmato. Lì per lì non lo prendo come un buon presagio ma oh, è giunta l’ora di passare la spunta pettorali, tra un attimo si parte.
 Il pazzo Speaker Andrea  ci tiene ad informare  che tra i 280 partenti ci sono tutti i suoi amici (citandoli per nome e cognome) tra facce di podisti immigrati (da fuori provincia) che sembrano dire: eh? Ma chi è Fulmine della Notte?, chi è Mary boschetto? Cazzo sono sti “Summano Cobras?” io me la chiacchiero con AlbertoZan e il Fat a due metri dalla “scopaline”, Fat (immigrato) mi dice “eih, ma ti hanno appena nominato” rispondo “si si, tranquillo è Cadel, gli devo delle birre” ci facciamo un in bocca al lupo, countdown, musica e via!
Due ali di folla salutano la partenza dei cavalcatori di sogni, il gruppo si allunga subito tra le vie di Piovene, non sono per nulla emozionato e un po’ mi dispiace, il percorso lo conosco praticamente a memoria, i pensieri sono tutti per le discese, nessuna ambizione cronometrica ed un solo scopo: correre gli ultimi 200m con Ruben e Anita in piazza a Valdagno l’indomani pomeriggio, tutto ciò che accadrà nel mezzo sarà la mia TDH 2016.
 Direzione Cima Summano, ci sono talmente tanti volontari lungo il percorso che ne hanno piazzati due a indicare la presenza di due pozzangherone che ricoprono la carrareccia che ci porta in breve verso “l’Angelo”… l’andatura a mio avviso è tosta, i forti se la corrono, gli umani se la camminano… mancano 78km… figuriamoci se posso correre. Con Fulmine, riferendomi agli altri Cobras,discorro sul fatto che: “O i ragazzi sono partiti a bomba o io e lui sentiamo tutti i 365 giorni passati dalla scorsa edizione” aggiungo un: “Fulmine, qui ci sorpassò per la prima volta la spagnola monobastone 3 anni or sono” 10 passi e chi ci segue esclama: “Ma allora tu sei Alvin quello del Blog, del racconto della TDH 2013? Ah la Spagnola…Huà Huà Huà Huà.” Il suo lato maniaco se ne esce con un “ho cercato anche la sua foto nei giorni dopo la gara, ma era gnocca?” No tranquillo, gli risponde, Fulmine, fosse stata  gnocca ci saremmo fatti le magliette con la sua foto!!!”
Mardifaia, 7°km, il caldo e l’umidità allentano la presa, la panchina con la vista più bella delle prealpi vicentine dorme beata baciata dalla luna, c’è gente che sbuffa in maniera preoccupante, conosco Francesco, un mio quasi collega alla sua prima TDH, tanti amici in comune, raggiungo Giulio e saluto Christian, in crisi di panza dopo la branzinata del mezzogiorno…
 #UnOraEtrentatrè e sono in croce, peggior timing di sempre e 1000m d+ in tasca, panorama sulla pianura? Mitico. Si scende sulle creste, Pater Filio et Siprito Santo… mando una benedizione allo zampone in cartoccio in basso a sinistra, lascio passare i soliti 2-3 che vedono nel colletto di velo il probabile arrivo e scendo cauto, niente luci stroboscopiche quest’anno, la fasciatura funzionale mi salva da due tre appoggi alla cazzo tra i sassi smossi nascosti dall’erba tagliata a bordo sentiero.
#DueOreEdieci, Colletto grande di Velo, 890m s.l.m  prima discesa andata, bene, molto bene, festeggio provando una nuova miscela idrica: Borraccia 1, Metà acqua e metà Sali. Borraccia 2, metà acqua, metà Coca e un cucchiaio di semi di Chia. APPROVATA AD OLTRANZA.
Riparto di corsa con Giulio, in direzione Novegno,  si sale, si sale e non fa male, Passo Campedello, 200m davanti a me, 4 personaggi se la ridono e se la godono in corsa… che siano i fantastici 4 Cobras in fuga?
 Malga Campedello: Volgo lo sguardo ad Est ed è la solita roba da pelle d’oca, le Creste del Brazome sono uno scintillio di frontali #chevvelodicoaffare.

Nei pressi di Passo Campedello foto di Marco Venturini

A 200m dallo scollinamento di Busa Novegno, trovo il Dem con l’idrante a mano che annaffia l’erbetta, con lui in 500m siamo alle spalle degli altri 3 fuggitivi… li richiamo con un amichevole e amorevole “Brutte merdeeee… brutte merdeee” i tre si girano, sono Ale, Tommy e il Kiapp… “Partiti tranquilli eh?” dico io, con loro c’è anche Luca, pettorale 114, mi fa: “Ma tue sei... e bla bla bla”, aggiunge “Ero terzo, ma siccome sapevo che arrivavi ho rallentato per farmi raggiungere per farmi citare in uno dei tuoi racconti…”  tranquillo aggiungo io, solitamente i miei racconti sono BREVISSIMI ma un posticino anche per te lo trovo... Fammi un po’ vedere… pettorale 1,1,4, registrato.
Sotto il tendone del ristoro ci saranno 26°,una decina di Alpini spettacolari e qualsiasi cosa da mangiare. Indìco subito una riunione Cobras per definire la situazione: Partiamo con i Big: Lek, Alessio e Matteo saranno oramai allo Xomo, Nik al colletto di Posina, Fabio e Fulmine poco dietro a una decina di minuti da noi e il Presidente? (Emme)   E’davanti a noi, in maniera direttamente proporzionale alla percentuale di sangue che ha disciolto nell’Adrenaline (e non viceversa). Con Nik sono stato perentorio, “Qualsiasi cosa accada, ti voglio un minuto avanti ad Emme e ricordati di sorpassarlo offendendolo…” adoriamo il nostro Presidente.
 Breve abbuffata e si riparte, fuori c’è il venticello dei 7 minuti, tanti quanti ne hai per infilarti un antivento prima che, nei seguenti 49minuti (multiplo di 7) ti colpisca lo squarauz che ti fa passare le successive 3,5 ore (metà di 7) a cercare cespugli devastato dai crampi intestinali ogni 7 fottuti minuti… chiedete alla  Francy se non è vero!
Una manciata di minuti e tra una cavolata e l’altra i 5 Cobras+uno (Giulio) passano Forte Rione, inizia la discesa, i ragazzi prendono il largo, io scendo cauto con Antonella e “LA” Roby alla quale dopo un km di discesa, in scia, non resisto alla tentazione di chiedere come faccia una donna, dopo 22km e 1800 D+ ad impreziosire ancora l’aria che l’accarezza  con inebrianti fragranze esotiche rilasciate dalla sua pelle, mentre io a due km dal via, puzzo come uno spezzatino di capra coi crauti lasciato ad agosto sotto il sole di mezzogiorno… na roba brutta alla vista… figuriamoci al naso.
E’ proprio in quel mentre, che dietro di me, Antonella, probabilmente stordita dall’aria che accarezza la mia di pelle,mette un piede in fallo e capitombola, me ne accorgo però solo 50m più avanti, al primo tornante, mi dice “Tutto bene tranquillo” con Roby proseguo ma lo spirito “crocerossino”di quest’ultima prende il sopravvento e la fa fermare 500m più avanti, gridando a squarciagola “Antooooo” “Antooooo”.

Termina  così la mia discesa profumata e ricomincia la caccia ai fantastici 4, impiego un paio di km a riprenderli, a furia di star concentrato un passo si e uno no a dove metto i piedi, mi sento più stordito del solito, senza contare che la mia postura, tipo “Vecchia zoppa con borse della spesa in discesa dalla Maistrack scalza” non è per nulla comoda, la gamba destra si sta facendo carico di tutto il peso che lo zampone sinistro non vuole prendersi... pista pistaaaaa, urlano da dietro, sopraggiungono  due caccia torpedinieri, bandiera azzurra dal muretto, faccio passare. Poco più in là trovo Marco e GianMarco a bordo sentiero che imitano me in Val di Fieno una settimana prima… ciao amici, forza sù!!!

La discesa al Colletto di Posina pare infinita, per darmi morale penso a quella volta che dopo 40km me la sparai al contrario, in salita… aiuto, ad un km dal colletto, una frontale a centro sentiero ondeggia qua e là alla  ricerca di qualcosa, con Ale mi fermo, scopriamo che è il 114 di prima, uno dei caccia torpedinieri che inciampando Dio solo sa come, ha perso gli occhiali lanciando a Valli del Pasubio (3 km di distanza in linea d’aria) uno dei due bastoncini, con Ale investiamo 27 dei nostri preziosissimi secondi nelle ricerche, inutili,rammaricati, una pacca sulla spalla lo salutiamo e lo lasciamo alla sua infruttuosa caccia al tesoro…maddai… 52km con un bastone solo cosa vuoi che siano?

26°km, ritorna l’amata salita, il carissimo Monte Alba, denigrato e remoto promontorio sospeso nel limbo tra Pasubio e Novegno, i cui sentieri sono tenuti vivi dalla TDH e da due o tre baracche di cacciatori. Tommy fa il passo, Giulio controlla, Ale shottizza Powerbar, il Kiapp porcheggia, il Dem porcheggia di più e con un tocco di umiltà esclama: “Il giorno non troppo lontano in cui sarò padrone del mondo, farò spianare e asfaltare questo luogo dimenticato da nostro signore (pronunciato in minuscolo e con disprezzo)” in realtà la frase conteneva molti più soggetti, aggettivi e sostantivi non trascrivibili in questo “Lordiano” blog.

29°km Passo Xomo, ristoro, raggiungiamo il papà di Rigo, Rigodanza, abbuffata, riempimento borracce e via sospinto dal rindondare del campanaccio Valdostano di Federico, verso bocchetta campiglia, seguono 300m di asfalto e la “calcestruzziana” entrata del sentiero delle 52 gallerie ci da il benvenuto al tratto più magico e caratteristico del percorso. Sono le 5 e 31 minuti, mando un sms a mio compare Matteo che mi dovrebbe aspettare al Papa “La fatica non esiste, alle 7, sono su”.

Il cielo impallidisce ad est al grido “Torna il sole ma il tempo no” un rosso alone si arrampica sul pallido orizzonte, trovo il 114 di prima, anche lui monobastone dopo il tuffo di un ora prima, mi dice che si chiama Luca e che questa TDH è il regalo di compleanno dei suoi 50 anni, tenta di convincermi per 10 gallerie della sua teoria secondo cui, le gallerie, hanno una numerazione sbagliata in proporzione alla loro lunghezza, mando giù senza lasciarlo uscire un “MCCSD” che altro non è che un “Ma che cazzo stai dicendo?” lo assecondo, in fondo,  mica gli posso rovinare il regalo di compleanno no?  Incontriamo la famosa Francy, colpita dal venticello dei 7 minuti, la saluto e la lascio nelle buone mani dell’amico Ivan, il 114 si ferma con altri 3 non so se a cacciare Pokemon con lo smartphone o a fotografare l’alba, proseguo, alla diciannovesima galleria raggiungo “La Fra” le dico “Anche tu partenza sciolta eh?” aggiungo “Chissà dove sarà Paolo eh?” il tempo di finire la galleria e ho la risposta davanti agli occhi, c’è proprio Paolo, gli dico “Ho appena trovato una tipa ansimante in galleria” mi dice “ah si e chi è?” “La Fra gli dico io” nell’aria risuona il  “bittolsiano” (questo vi mancava, ammettetelo) ritornello di Stranamore “LOVE LOVE LOVE”… gli dico “Esploso eh Emme?” risponde “No no, non vedi, sto andando piano per far vedere bene i posti a lui, un amico della Fra, è di Genova, bla bla bla…” “vabbè, ti aspetto al Papa” gli dico.

Luca,il “cinquantenne stuntman monobastone” mi ripiglia, me la racconta appassionatamente di buon passo fino in cima, l’uomo è uno Sportivo con la S maiuscola, mi dice di come, svariate volte, sia partito dal Grappa in parapendio, abbia percorso tutte le prealpi fino a Piovene, sorvolato tutta la TDH per poi ritornare al punto di partenza (in grappa)… mi cadono per terra gli occhi da quanto li sbarro… che spettacolo, mi racconta di termiche che ti sparano in cielo a velocità ascensionali di 6-7m al secondo tra questi pendii e di come a 3300m di altezza, il Pasubio si faccia piccolo come il Novegno… sbavo al pensiero di ciò che hanno visto i suoi occhi come sbava un lattante che sta cacciando i primi dentini.

 In men che non si dica, sbuchiamo fuori dall’ultima galleria, trovo mio compare Matteo con fratello e cognata, venuti fin quassù a vedere i passaggi, 6:53 spaccate, me la racconto con loro  aspettando Emme, “mojo bombo fa un freddo can”, 7-8-9 minuti finchè dico a mio compare “Quando vedi uno in maglia grigia diversamente bello, seguito da una ragazza decisamente bella ma in maglia arancio, gli dici che Alvin si è rotto i maroni di aspettarlo ed è appena partito”… faccio per partire e il diversamente bello sbuca dalla galleria,ci facciamo una TAC al volo, io bene, Emme in stato di shock, La Frà in netta ripresa, partiamo, invito Emme a seguirmi, mi dice “No #IoStoConLaFra” gli dico “#BugiardoSeiScoppiato”, mi risponde con un “#SegmentoValDiFienoInDiscesa”? Lo respingo con un “#FattiLaValCanalein49Ciccio…” e via di ashtag come i migliori bimbi minchia, li saluto, tanto al Pian ci si ribecca.


7:38 Pian delle Fugazze, un sacco di facce conosciute, Martina, Remo, Claudio, Larry e Tiziana, mi danno il benvenuto, sto bene, decisamente bene, nell’ultima discesa la caviglia ha cessato ogni fastidio, eccezionale, minestra, crostata e cambio abiti al volo, saluto Nik altra vittima del venticello, arrivano gli altri Cobras uno dopo l’altro, 18 minuti dopo e 5 minuti dopo Emme e consorte, riparto anche io, a ruota dell’amico AlbertoZan.

Io e lo scarso di EMME foto di Martina Faccin
Selletta Nord Ovest passa via facile, due chiacchiere con Alberto e due con Ennio, Mosè dell’Ultabericus,  in cima raggiungo Emme e la Fra ma in discesa mi danno 400m come ridere,oggi va così..e probabilmente andrà sempre così, ma appena si torna sul corribile, dopo aver salutato il caro Massimo Rabito, metto la freccia e me ne vo, correndo quasi sempre fino a Campogrosso, straconvinto di poter farmi con la guida dei luoghi “Ivan” il tratto Campogrosso, Fraccaroli.

 Arrivo al ristoro, acqua, sali, coca e via, passo senza accorgermene Ivan, fermo in rifugio. Corro quasi sempre fino all’attacco del Boale dei Fondi, raggiungo l’attuale quarta donna, boale, un minuto e mezzo di sole e par di essere in amazzonia, 2 minuti dopo, nuvola, nebbia e vento fresco, buono, molto buono.

Un suo amico l’accompagna, fa domande, vuol sapere, tra un po’ mi chiederà anche il colore dei sassi del Boale immagino, ma quando si scollina, ma com’è dopo? Ma avevi detto 100m! Ma si è alzata la montagna?  #MachedueCo... alzo leggermente il piede dall’acceleratore… si insomma, cammino più piano di quando si cammina piano e li lascio andare avanti 30 m, inizia a piovere, si scollina, gocce enormi, mi fiondo nella galleria sulla bocchetta per infilarmi la giacca, esco 5 minuti dopo con nebbia, vento gelido pioggia monsonica, tempesta e nuvole tonanti… un peccato per chi non ha mai visto che roba sia il panorama dolomitico ches gode da quassù, ma piuttosto del sole a picco, va bene anche così.

Il tipo che apre i rubinetti da lassù deve aver udito il mio “Va bene anche così” e apre a tutta, diluvia in un modo che fa quasi ridere ma non posso ridere, perché se quello lassù mi sente, sto giro mi annega, corro con l’acqua gelida alle caviglie e vabbè, rido, l’altro mi sente e butta giù anche la grandine… non rido più, corro il più possibile per tenermi caldo, nei lunghi tornanti verso il Fraccaroli cammino con le mani dietro la schiena per proteggermele dalla grandine, a 2200° ci saranno si e no 7-8° vorrei prendermi una barretta dalla tasca dietro lo zaino ma ho talmente le dita congelate che non distinguo la cerniera dal bordo della tasca…

 Arrivo al ristoro del Fracca turgido e tremante, una volontaria vedendomi, (per via del tremante) vorrebbe offrirmi del the caldo ma la sua compagna non è della stessa idea e mi liquida con un “Se vuoi, allo Scalorbi c’è the e brodo caldo…” penso a come le avrebbe risposto il Dem e penso sia stata fortunata ad aver incontrato Lord Alvin oggi, non proferisco verbo e mi lancio in giù. Dopo 10 minuti mi passano i primi della corta, faccio due chiacchiere al volo e do un in bocca al lupo a Mirko Righele impegnato nella corta e in breve il brodino caldo ai 1767m dello Scalorbi è tra le mie mani… che goduria ragazzi!!!
Da qui il Passo della Lora e la Zevola sono due cazzabubbole rispetto a quello che abbiamo fatto finora, verso Campodavanti poi, a cavallo di Passo Ristele, c’è la discesa dei sogni, un lungo tappeto di morbida erba verde in leggera discesa, paradisiaca per le gambe  e per la mente. Al 67° km sono all’ultimo ristoro, mi raggiunge Davide Lista con Marta, terza ragazza della corta, brodino caldo, melone,pomodori, speck cioppini e datteri, a Campodavanti? Sempre sta fatti.

 "Davide... ma cosa gonti ditto de mae?"

Riparto e in breve i due amici mi passano come fulmini, rimango con uno che dopo un po’ inizia a cantare canzoni di Laura Pausini “Tu lo sai cosa può fareeee una donna innamorata….” Aiuto… bastaaa ma il vero problema è che il suo repertorio spazia senza che io riesca a togliermelo di dosso fino alla discesa di Cima Marana… agonia pura.

68,5 km, Sella del Campetto.. ma che spettacolo di posto è? Non a caso Rigo, l’anno scorso, si fermo un’ora qui, a dormire sul prato (e ancora riuscì in 15 km a raggiungermi a 500m dall’arrivo)!!! Un km e mezzo che sembra infinito di su e giù tra il bosco e sono sul terrazzo di Cima Marana, fantastico, laggiù in basso, si vede chiaramente Valdagno, 270°di panorama dalla pianura Vicentina a quella Veronese.

 13 ore e 20 dal via, l’anno scorso impiegai 2 ore buone per scendere, quest’anno, SMS alla moglie: “1 ora e mezza e sono giù” 13 km da fare, 2 di discesa ripida e bastarda ma con le Salomon Wings Lab ai piedi è difficile scivolare anche quando si “VUOL” scivolare, quindi, sto in una botte di ferro, sorretto da una caviglia che oggi pare d’acciaio.

Passano i km, l’Ultrabericus team fa un opera Pia a favore dei concorrenti piazzando i cartelli kilometrici da qui alla fine… non avete idea di quanto possa far bene alla testa sapere davvero “Quanto manca”. Ai -7 trovo Marcello, altro Cobras in gita contromano per salutare i compagni in corsa, probabilmente si accorge che sono sul cotto e decide di scortarmi fino a Valdagno, 6-5-4-3… “Cello… non so se ce la faccio a star sotto le 15.. sono un po’ stanchino”… Marcello: “Son le 14:20, stai scherzando? ce la faresti anche camminando!!!” 

Fontana mitica, foto:

Foto di Marcello Saccardi

2,5km all’arrivo,certificati. Corro fino al cartello -1km, tutta la stanchezza è arrivata di colpo e cammino, Marcello mi dice, “Cazzo ma cammini adesso che sei arrivato”? Ed io Cello ma quanto manca cazzo??? Risposta:


 Riparto per altri 200m, più per fare un piacere a Marcello che per me stesso “no Cello, non ce la faccio” ricammino, Marcello mi prende la Gopro dallo Zaino, corro, cammino, corro, cammino.

600m all’arrivo, squilla il telefono… ne sono certo, è mia moglie… “No cara, no, non ce la faccio a fermarmi e a rispondere al telefono… metti giù ti prego” penso “se per caso arrivo e non ci sono, rifaccio l’arrivo coi bimbi in differita più tardi ma col cavolo che mi fermo adesso”.

400 m all’arrivo,non suona più, Marcello mi da la sua benedizione, mi dice, “Vai, vai a prenderti la gloria”curva a destra, bar sulla sinistra, parlo da solo alla GoPro che Filma…



Ma eih ma, ma… quello è Ruben, mio figlio, da solo a bordo strada, mi fermo, lo saluto e dalla gelateria escono di corsa nell’ordine: mio padre, Anita, mia madre e mia moglie (tutti senza pagare ovviamente) dai dai dai Anita andiamo, attimi di pazzia generale, mia moglie che grida “Aspetta, devo pagareeeeeeeeeeee” io parto con i bambini, loro non aspettavano altro dal giorno prima, Ruben è già nel futuro, Anita è un po’ fuori allenamento e rimane indietro, rallento per aspettarla, i soliti grandi amici al di là delle transenne, l’emozione che ti sale dal cuore e ti offusca fottutamente gli occhi, quanto l’ho voluta questa TDH, quanto ho temuto di non correrla fino al giorno prima o di non finirla oggi stesso… termino la corsa abbracciando e complimentandomi con il papà  ti tutto ciò, Enrico Pollini, testa di ponte dell’Ultrabericus Team gente che brilla e si atteggia poco, ma che lavora un sacco, che ogni anno rende possibile e alla portata di QUASI tutti, il sogno di correre da Est ad Ovest le nostre bellissime prealpi… ALLA TDH 2017 MANCA MENO DI UN ANNO!!! L’ULTRATRAIL, L’ULTRAVIAGGIO.

Foto di Federico Bruttomesso
 Foto di Federico Bruttomesso
                                                        Foto di Federico Bruttomesso


MEMENTO AUDERE SEMPER... RICORDA DI OSARE SEMPRE

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